Autori Vari.
.
La crisi in giallo.
...
.
...
Traduzione di: Francesco Bruno.
2015. Sellerio Editore, Via Siracusa 50, Palermo.
Collana La memoria.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
INDICE dei racconti.
...
.
...
Antonio Manzini: L'anello mancante.
Gaetano Savatteri: Il fatto viene dopo.
Francesco Recami: Chi ha pane non ha denti, chi ha denti non ha pane.
Nicola Fantini e Laura Pariani: Operazione Raskol'nikov.
Dominique Manotti: Libera concorrenza,
Marco Malvaldi: Non si butta via nulla.
...
.
...
FINE Indice.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Il giallo si adatta magnificamente alla crisi economica. E non solo perch i migliori polizieschi sono sempre in fondo indagini sulla disperazione sociale.
Ma anche perch la crisi economica d rilievo a quella malinconia morale che pervade ogni storia nera: che i veri criminali, a ben guardare, sono ben altri del comune delinquente. Inoltre, lo sfondo di deserti industriali, di miseri in lotta per la pagnotta, di ex ricchi piombati nella vergogna del bisogno, di gesti clamorosi di chi non ha niente da perdere, di profittatori del bisogno estremo, di speculatori che giocano al ribasso dei beni sociali, di fughe di capitali, di truffe per furbizia
o per fame, aggiunge alla finzione noir una forte dose di verit e di solidariet umana.
Tutto questo mescolarsi di denuncia sociale, di spietato realismo e di consapevole empatia  ci che accomuna i sei racconti gialli che qui presentiamo.
Scritti da autori i cui eroi hanno altrove dato prova della loro capacit di immergersi nel tessuto della societ nei suoi risvolti pi nascosti ed estremi.
...
.
...
LA CRISI IN GIALLO.
...
.
...
ANTONIO MANZINI, L'ANELLO MANCANTE.

Apr lo sportello della credenzina di alluminio dove
si conservavano le chiavi delle cappelle private. Gli impiegati
che lo avevano preceduto negli anni avevano suddiviso
il cimitero in zone. Zona A, alla quale corrispondeva
il mazzo di chiavi numero 1. Zona B numero 2,
e cos via, fino alla zona F, la pi antica del cimitero,
dove ci si sarebbe aspettata la chiave numero 6, e invece
la chiave era segnata con il numero 7. Il perch
non ci fosse il numero 6 restava oscuro ad Alfonso
Cibruscola, guardiano in forze dal 1994. Ci aveva riflettuto
sopra nelle lunghe giornate grigie e noiose in compagnia
di sepolture e nuvole basse, ed era arrivato alla
conclusione che non si trattava di una semplice dimenticanza,
ma di una forma di scaramanzia verso il
numero 6 che ripetuto per tre volte avrebbe forse regalato
alle chiavi un potere magico e sinistro, quello di
aprire non le porte delle cappelle ma della sostanza malefica
del mondo.
Il mazzo numero 7 non era nella credenzina. Uffa...
mormor fra i denti, e cominci a cercarlo fra i cassetti
della scrivania e i ripiani della piccola libreria dell'ufficio.
D'altra parte le chiavi della zona F, angolo remoto
del camposanto dove raramente parenti o affini andavano
a fare visita ai propri cari, non venivano mai
richieste. La maggior parte delle famiglie che riposavano
l s'erano estinte, e molti defunti non avevano pi
nessuno che andasse a dare una spolverata alle lapidi,
a cambiare l'acqua ai vasi e a dire un paio di preghiere
il giorno dei morti. Dopo dieci minuti Alfonso trov
il mazzo dimenticato in fondo a un cassetto, nascosto
dietro le ricevute di un vivaio. Oh, finalmente!
esclam prendendo il cerchio di ferro con le chiavi lunghe
e brunite dal tempo.
Fuori lo aspettavano i due muratori del Comune che
masticavano una gomma americana perfettamente accordati
nel rumore e nel movimento. Andiamo, gente!
gli disse e si incammin. I due operai abbassarono
la testa, presero i loro attrezzi e seguirono Alfonso
lungo il vialetto bordato dai cipressi. Il vento di fine
settembre s'era calmato e il freddo sembrava voler dare
una tregua alla citt.
Ci spieghi quello che dobbiamo fare? disse Maurice,
il pi anziano dei due, con un naso enorme e rosso
come una rapa bollita.
Dobbiamo traslare il corpo di Veronica Guerlen
Bresson dalla cappella di famiglia del marito nella zona
F a quella dei Brionati, nella zona B.
Ma i documenti e tutto il resto? Mica mi voglio prendere
una denuncia disse il pi giovane.
Alfonso si blocc in mezzo al viale. Ma sei scemo,
Damiano?  chiaro che c' tutto. Le firme, gli atti e
compagnia cantando. Oh! Il primo a prendersi una
denuncia sarei io! E comunque, il direttore ASL ha
chiamato e non viene, il sindaco non richiede la presenza
di cittadini, a parte noi tre. Quindi diamoci una mossa.
Ripresero il cammino. Unici rumori i passi nella
ghiaia, i ferri che sballottolavano dentro le cassette degli
attrezzi, le mandibole che biascicavano le gomme
americane. L la citt non si sentiva pi.
Che poi vorrei sapere... riprese Damiano, al quale
era evidente fosse la prima volta che capitava una
cosa simile, perch dobbiamo spostare il corpo da
una cappella a un'altra?.
Mah... io so solo che dobbiamo trasferire la signora
Veronica Guerlen Bresson.
Arrivarono alla zona F del cimitero. Muschi e licheni
avevano preso il sopravvento sulle scritte delle lapidi
in pietra, tanto che a guardare la prima tomba a stento
si riusciva a leggere QUI GIAC... GIOV... DUP...
182..-..74.
Superarono il primo gruppo di sepolture, girarono l'angolo
e giunsero a un vialetto cieco che terminava con
due cappelle. Alfonso si avvicin a quella di destra, costruita
a imitazione del Tempio della Concordia. A terra
davanti all'ingresso, c'era una rosa bianca. Alfonso
scosse il capo, si chin, raccolse il fiore per lanciarlo
dietro un cespuglio di bosso. Io vorrei sapere chi
mette queste rose qui davanti. Ogni mese ce n' una!
e infil la chiave nella serratura. Forz un poco, diede
tre giri grattando ruggine e polvere dei meccanismi poco
oliati e infine il cancello di ferro nero cigolando si
apr. Dentro la cappella c'erano sei tombe. Tre a destra
pi recenti, una per defunto, e tre a sinistra che
invece contenevano ciascuna quattro ospiti della famiglia.
Erano gli avi, le cui ossa erano gi state estumulate
e rinchiuse in cassette pi piccole. Al centro, sotto
una finestrella tonda, un piccolo altare sul quale poggiavano
tre vasi di marmo vuoti. Avrebbero dovuto contenere
fiori, ma quel luogo non veniva visitato da anni.
Stava cadendo a pezzi e Francesco Guerlen Bresson,
l'unico superstite dell'antica casata, se ne sbatteva
dei suoi defunti. A destra, sul marmo della sepoltura
centrale, una scritta dorata recitava: Qui giace Veronica
Guerlen Bresson. Amata moglie, amata madre.
1920-1983. Sopra la tomba dell'amata moglie e madre
c'era quella dell'amato padre, Carlo Guerlen Bresson,
1918-1993. Nelle altre c'erano i Guerlen Bresson
dei secoli passati. Si andava da un Didier morto nel 1840
a una Marianna che s'era spenta nel lontanissimo 1798.
Tre secoli di morti. Damiano e Maurice posarono i secchi
e la cassetta degli attrezzi a terra. Alfonso invece
buss sulla lapide di Veronica.
Quanto ci mettete ad aprirla?.
Maurice si avvicin a controllare. Dieci minuti e
prese martello e scalpello per menare i primi colpi.
Vabb, allora io vado a controllare l'altra cappella
dove dobbiamo traslare il corpo. Mi raccomando, appena
aperto non toccate niente! Devo essere presente io.
E non ci dovrebbe essere anche un parente? fece
Damiano.
Alfonso sorrise: Ancora? Ti ho gi detto che il figlio
ha firmato tutti i documenti.
Non gliene frega niente che gli spostiamo la madre?.
Pare di no.
Il guardiano lasci i due muratori al lavoro. Il primo
colpo di Maurice rimbomb fra le tombe disturbando
l'eterno riposo.
Gli operai avvolsero una corda intorno alla lastra di
marmo ormai scalzata dal suo alveo e lentamente la tirarono
fino a depositarla a terra fra le schegge di cemento
e stucco. Ora bisognava estrarre la bara di Veronica.
Damiano e Maurice asciugandosi il sudore guardarono
il tumulo appena scoperto. Qualcosa non andava.
Adagiato sulla bara di Veronica Guerlen Bresson
c'era il corpo di un uomo. Vestito in giacca e cravatta,
scarpe coi lacci e un anello al dito anulare. I due operai
si scambiarono un'occhiata. E...  normale?.
Mi sa di no. Anche perch questo sulla bara non pu
essere Veronica. Ha i pantaloni osserv astutamente
Maurice. I due non riuscivano a staccare gli occhi da
quello spettacolo.
E poi pure se fosse stata la signora, cosa che non
, dovrebbe stare dentro la bara, non fuori a prendere
aria, no?.
Allora avete fatto? chiese Alfonso entrando nella
cappella. Maurice quasi divertito indic la bara nera
e ammuffita di Veronica con quel corpo sconosciuto
sdraiato sopra.
Ma che...? disse il guardiano. Si avvicin. E questo?.
Poi si mise le mani nei capelli. E adesso?.
E adesso? url Rocco Schiavone guardando il telefono
che continuava a squillare. Chi  che spacca di
prima mattina?.
Fino a quel momento il vicequestore se l'era presa
comoda con la solita operazione sveglia-doccia-colazione
al bar-canna mattutina, e gli era sfuggito il senso
del tempo. Le dieci erano gi suonate da un pezzo.
Alz la cornetta. Schiavone!.
La disturbo? Sono De Dominicis....
Era il padrone di casa di rue Piave. Ah, mi dica....
Senta, mi dispiace chiamarla in ufficio, per l'inquilino
del piano di sotto lamenta una perdita sul soffitto
in corrispondenza del suo bagno. Lei per caso ha
lasciato l'acqua aperta?.
No. Non credo.
Potrebbe fare un salto?.
Rocco alz gli occhi al cielo. Era arrivato ad Aosta
da neanche tre settimane, e se questi erano gli inizi del
rapporto col padrone di casa urgeva trovarsi una nuova
sistemazione. Ascolti, mi trova nel mezzo di una
situazione difficilissima. Sono qui in riunione con l'assessore
alla viabilit per la focalizzazione del meccanoricettore.
Capisco rispose incerto De Dominicis.
Lei ha le mie chiavi. Le chiedo la cortesia di salire
a dare un'occhiata.
Va bene... lei conosce un idraulico?.
Che palle, pens Rocco. A Roma ne conoscevo
trentadue. Qui ne sono sprovvisto.
Le dispiace se faccio venire il mio?.
Ma si figuri. La parcella la intesti pure a me. Faccia
come se fosse casa sua. Che poi, detto fra noi,
quella  casa sua.
Infatti. La ringrazio.
Sono io che ringrazio lei e abbass il telefono.
Neanche il tempo di staccare la mano dall'apparecchio
e bussarono alla porta. Rocco sniff l'aria. L'odore
della cannabis era troppo presente. Si alz per andare
ad aprire la finestra. Una bava di sole illuminava la citt.
Non ti sprecare, eh? disse rivolto all'astro celeste,
poi a passi lunghi e regolari si avvicin alla porta. Era
D'Intino.
Che vuoi?.
Ci sta un problema.
Di che si tratta?.
Hanno trovato un cadavere sopra a un altro.
Rocco fece un respiro profondo. No, D'Intino, non
ce la posso fare. Non parlare, stai zitto e mandami subito
Pierron.
Non ci sta. S'ha pijato lu giorno libbero.
Caterina Rispoli?.
La vice s' pijata la giornata libbera pure lei.
Stronzi, pens Rocco. Gli unici due colleghi con un
po' di sale in zucca avevano approfittato di quei pochi
raggi di sole smunto per prendersi una giornata di ferie.
In quelle poche settimane aveva imparato una cosa
di quella citt: i suoi abitanti sfruttavano qualsiasi
spicchio di sole fuori stagione, coscienti che per mesi
avrebbe potuto essere l'ultimo.
Chi c' allora in quest'ufficio dimenticato da Dio
e dagli uomini? url.
Ci so' io, Deruta, Casella....
Annamo bene... Allora, ripetimi la cosa con calma.
Come le so detto, ci sta un cadavere sopra un altro.
Che cazzo vuol dire, D'Intino? Che significa c' un
cadavere sopra un altro?.
Cos m'hanno riferito. Che  strano pure per me.
Comunque ci stanno 'sti due cadaveri accavallati.
Procediamo con calma. Dove sono questi cadaveri
ammucchiati?.
A lu cimitero.
E questo cadavere sopra l'altro dov' esattamente?.
Nella bara. Uno. L'altro sopra la bara.
Ci sono due cadaveri uno nella bara....
E uno fuori.
Facciamo una cosa. Andiamo a vedere al cimitero.
Famo prima.
Io veramente sto ancora convalescente....
Rocco annu. Lento chiuse la porta in faccia a D'Intino.
And all'attaccapanni, prese il loden, torn alla
porta ed apr. L'agente abruzzese stava ancora l. Vattene
gli disse.
Dove?.
Dove ti pare. Ma levati dai coglioni! Vado da solo.
Lo super e attravers il corridoio a passi veloci. In
portineria c'era Casella, l'agente che superava di qualche
decimale il QI di Deruta e D'Intino.
Meglio che niente, pens. Decise di portarsi lui.
Casella, che fai in portineria?.
Sono di turno.
Mettici D'Intino e vieni con me. T'aspetto in auto.
Grazie, dottore! e il poliziotto si alz di scatto felice
di lasciare l'angusto ufficetto della portineria.
Alfonso Cibruscola and subito incontro ai due poliziotti.
Pallido in viso, gli occhi cerchiati, i capelli neri
ormai diradati sulla sommit del cranio, magro, ma
con un'epa prominente dovuta all'eccesso di carboidrati
e di birra.
Cazzarola disse Casella sottovoce al vicequestore,
sembra uno della famiglia Addams!.
E che vuoi fare? Si finisce per somigliare al proprio
lavoro. Questo sta coi morti tutti i giorni....
Io e lei, dottore, a cosa somigliamo?.
Meglio che non te lo dico.
L'uomo in nero li aveva raggiunti. Piacere, Alfonso
Cibruscola, sono il responsabile comunale del cimitero.
Schiavone. Posso vedere di che si tratta?.
Certo, certo, venga. E nella zona F, la pi antica.
Fece strada. C'era un buon odore di cipressi e di resina,
le automobili non si sentivano pi. Solo i passi sulla
ghiaia.
L'abbiamo trovato stamattina. Dovevamo fare un'estumulazione.
Siamo andati ad aprire il tumulo e ci si
 presentata la sorpresa.
Rocco si accese una sigaretta. Perch dovevate traslare
un corpo?.
Dovevamo portare il corpo di Veronica dalla cappella
dei Guerlen Bresson a quella della famiglia Brionati.
Perch?.
Disposizioni testamentarie. L'ingegnere Gustavo
Brionati, deceduto un mese fa, ha lasciato nel testamento
la volont, accompagnata da una lettera olografa della
Veronica Guerlen Bresson, di voler riposare accanto
alla donna per l'eternit.
Ma pensa un po'... sospir Rocco seguendo il guardiano
del cimitero. E la famiglia della defunta?.
Non si  opposta. Che poi famiglia si fa per dire.
In realt c' solo il figlio, Francesco. E non gliene frega
niente di dove mettiamo sua madre. Prego, siamo
arrivati.
Seduti su una panchina fuori dalla cappella c'erano
Damiano e Maurice. Fumavano, e salutarono con un
gesto i poliziotti. L'hanno trovato loro disse Alfonso
indicandoli. Rocco entr nella cappella Guerlen
Bresson. Nel tumulo centrale, appena aperto, c'era
una bara nera, ammuffita e squarciata di lato. Sopra
la bara il corpo di un uomo in avanzato stato di decomposizione
vestito di tutto punto. Una giacca verdognola,
colore forse dovuto alla presenza di funghi e parassiti,
un paio di pantaloni pi chiari, scarpe coi lacci e
calzini.
Che ci fa un cadavere su una bara? chiese Rocco
a se stesso.
Non lo so rispose il guardiano.
Non lo chiedevo a lei.
L'ha detto ad alta voce, credevo stesse....
Casella, chiama Fumagalli. Digli di venire. Abbiamo
bisogno di lui....
L'agente afferr il cellulare e usc dalla cappella.
Ma cosa dice il diritto su questa cosa? chiese il guardiano.
Mah... Lei sa meglio di me che le estumulazioni vengono
fatte quando scadono le concessioni oppure quando
un discendente ne fa istanza. Ma parliamo di un corpo
sepolto con tanto di nome e cognome. In questo caso
io chi sia quel signore l sopra proprio non lo so. E
glielo dico francamente,  un problema che si prender
sul groppone il giudice Baldi.
Alberto Fumagalli se ne stava chino a osservare quel
cadavere in giacca e cravatta adagiato su una bara non
sua. Decise di aver trascorso davanti alla sepoltura
violata un tempo sufficiente e usc dalla cappella. Raggiunse
Rocco che fumava guardando il cielo. Dalla prima
volta che s'erano incontrati avevano deciso di non
salutarsi. Nessuno dei due ne aveva sentito la necessit.
Forse per una somiglianza caratteriale, o forse solo per noia reciproca.
Allora, caro vicequestore Schiavone. Non servo solo io. 
Il corpo   parecchio decomposto. Ha gi dei bei
pezzi di scheletro all'aria. Qui ci vuole anche un biologo
forense.
Ce l'hai?.
Chiamo Mascini.  il migliore che conosca. Per sta
a Torino, prima di domani non arriva.
Non mi dici altro?.
Certo. Si tratta di un uomo sopra il metro e settantacinque,
due molari piombati. Per risalire all'et e al
resto devo fare un po' di analisi.
E sulla causa della morte?.
Questo  un altro paio di maniche. Difficile risponderti
su due piedi. Ci devo studiare un po'. Ma ti
avverto: ghiandole da esaminare non ne ho. Potr dare
un'occhiata se ci sono ferite sulle ossa, se l'osso ioide
 a posto....
Se non lo fosse sarebbe strangolamento?.
Cominci a darmi soddisfazioni, Schiavone. Vedi
che piano piano a stare accanto ai geni si migliora?
Per l'avvelenamento posso guardare quello che mi
resta dei tessuti. Ma  passato del tempo. Insomma,
non  semplice.
Ma tu sei il numero uno e ce la farai, dico bene?.
Togliti immediatamente quel sorrisino ironico dalla
faccia, perch si d il caso tu stia parlando con il numero
uno. Anzi, direi numero due. Il numero uno rimane
sempre il compianto professor Baronchelli. Pace
all'anima sua!.
Non era un ciclista, Baronchelli?.
Ignorante, era il mio professore, cattedra di medicina
legale, lui mi ha fatto innamorare del mio mestiere.
Quindi ora sappiamo di chi  la colpa. Statti bene,
io vado.
Dove?.
Dal giudice, a parlare coi parenti, hai presente quelle
rotture di coglioni? Ecco, me le devo fare tutte. Ci
vediamo. Si alz, fece un cenno all'agente Casella che
subito lo segu.
Per... gli url dietro il medico. Non vuoi sapere
da quanto  sepolto l dentro?.
Perch, tu lo sai?.
Un corpo in un tumulo per decomporsi ci mette una
decina di anni. Questo a occhio e croce sta l da un cinque
anni. Poi coi tessuti, la giacca e i pantaloni, ti sapr
dire meglio.
Fumaga', sei tu il numero uno, senti a me, altro che
quel Bitossi.
Baronchelli!.
La residenza di Francesco Guerlen Bresson era presso
l'Hotel Norden Palace, a corso Battaglione Aosta,
vicinissimo alla questura. Rocco c'era passato davanti
centinaia di volte. E ci aveva anche abitato i primi tre
giorni del suo arrivo nel ridente capoluogo. Francesco
stava in una camera al secondo piano insieme a Doriangray,
un siamese di quattro anni.
Cosa vuole? Sono solo, senza figli e senza famiglia.
Stare in albergo  molto pi comodo aveva esordito
Guerlen Bresson stringendo la mano di Rocco. Sessantanni
portati da schifo, pancia e gambe molli e grasse,
barba incolta e un sospetto di riporto.
Posso offrirle qualcosa?.
No grazie, devo ancora pranzare.
Quale motivo la spinge qui?.
Si tratta di sua madre. Come sapr, oggi avrebbero
dovuto fare l'estumulazione del corpo e portarlo in
un'altra cappella.
S, certo, lo so. Da Gustavo. E allora?.
 successo che sopra la bara di sua madre abbiamo
trovato il corpo di un uomo.
Francesco scoppi a ridere. Mi dica che non  vero!.
Dovette sedersi sul divano per le convulsioni, la
pancia rimbalzava gelatinosa. Anche da morta? Roba
da matti. Io pensavo che con il sonno eterno si sarebbe
calmata, quel puttanone!.
Rocco sgran gli occhi. Non aveva mai sentito nessuno
chiamare la madre a quel modo. Anzi a Trastevere
un appellativo del genere significava aprire una faida
che si sarebbe conclusa solo dopo la morte dell'ultimogenito
della quinta generazione di una delle due
parti. Cosa vuole dire?.
Francesco toss, poi sembr calmarsi. Fece un respiro
e scuotendo la testa prese una sigaretta dalla tasca
e se l'accese.
Ma si pu? Non c' l'allarme?.
No, in questa stanza l'ho fatto staccare. Vede, dottor...?.
Schiavone.
Schiavone. Ho perso mia madre che avevo trent'anni,
ma mi creda, in tutta la mia vita l'avr vista sei volte.
Tre delle quali abbarbicata ad un uomo che non era
mio padre.
Capisco.
No. Non pu capire. Si alz dal divano con qualche
difficolt e and alla libreria dove riposavano decine
di libri. Insieme alla scrivania ricolma di carte e
soprammobili era l'unico tocco personale che Francesco
aveva portato a quella stanza. L'uomo afferr un
volume enorme con la copertina di pelle, lo sfogli e
poi lo avvicin al vicequestore. Ecco, guardi qui.
Era una fotografia in bianco e nero che ritraeva una
semidea in costume da bagno. Sotto, una scritta: Forte
dei Marmi, estate '58.
Qui mamma aveva 36 anni. Che mi dice?.
Era una donna bellissima.
Per farle un esempio, io nel '58 avevo 5 anni. E non
mi vedr n qui n in altre foto, insieme a mia madre.
Vede, lei si dava molto da fare. E io sono cresciuto con
una tata russa. Che almeno mi ha insegnato una lingua.
Vuole sentire come canto l'Internazionale?.
Lasci perdere. Rocco restitu il librone a Francesco.
Mamma ha avuto pi amanti che capelli, e ha guardato
bene la foto? La sua chioma era molto folta. Ridacchi
ancora fra s. Mio padre ne era molto innamorato.
Per a un certo punto non ce la fece pi, poveraccio.
Si separarono. Quando mia madre pass a miglior
vita, stava con l'ingegnere Gustavo Brionati. S'era
calmata, aveva trovato un uomo discreto che la sopportava
e la riempiva di attenzioni. Voleva sposarla, sa?
Ma non lo fecero perch per motivi a me sconosciuti
il divorzio fra pap e mia madre non arriv mai.
E questa storia del testamento?.
Mah, che le devo dire? Una stronzata. Gustavo la
voleva accanto a s per il resto dei suoi giorni. E morto
un mese fa e cos oggi avrebbe concluso il suo viaggio
d'amore con quel puttanone di mia madre. Chiss
cosa star facendo l'ingegnere adesso che l'avete trovata
nella tomba con un altro! e riprese a ridere. Gli
occhi umidi sembravano pronti a schizzare fuori dalle
orbite. Mi tolga una curiosit, dottor...?.
Schiavone.
Dottor Schiavone, sapete chi  l'uomo acciambellato
sul feretro di mia madre?.
No, non lo sappiamo. E sinceramente non sappiamo
neanche perch sia l. E chi ce l'abbia messo.
Roba da matti. Uscir sul giornale?.
Credo di s.
Bene! Cos rinfreschiamo alla cittadinanza la memoria
di mia madre. Sa, ai suoi tempi era sulla bocca
di tutti ad Aosta... mentre lei teneva impegnata la
sua.... E riscoppi a ridere. Rocco cominci a sentire
un formicolio alle gambe, aveva solo voglia di lasciare
quell'uomo e quella camera d'albergo.
Senta una cosa, dottor...?.
Schiavone, e tre. La prossima volta che mi domanda
il nome le mollo un cazzotto in faccia.
La reazione di Rocco disegn una smorfia preoccupata
sul volto di Francesco Guerlen Bresson. Mi... mi
scusi....
Cosa voleva sapere?.
Mi tocca venire a fare da testimone da qualche
parte? No, perch io avrei da fare un viaggio. Parto dopodomani
per tre settimane. Vado in Thailandia.
Che io sappia no. Non vedo a cosa possa servire la
sua presenza. Suo padre ha sofferto molto alla morte
di sua madre?.
Chi pu dirlo? All'epoca io stavo a Londra e a casa
non tornavo da anni. E chiaramente non l'ho fatto
neanche per il funerale. Il gattone decise di saltare in
grembo al suo padrone, che cominci a carezzarlo. Lo
so, le sembro uno privo di sentimenti e un po' stronzo.
Ma mi creda, mia madre  la persona che ho detestato
di pi in tutta la mia vita. E se pensa che una madre
 nell'esistenza di un uomo quella con cui si ha il
rapporto pi intimo e totale, pu capire quello che provo.
Quando mor mi sentii liberato. Da una parte.
Dall'altra non avevo pi il muro contro cui giocare a
tennis. Mi sono ritrovato in campo aperto, con tanto
di rete e avversari. E non  stato facile. Lei ha avuto
una bella madre?.
Magnifica.
Beato lei, dottor....
Si guardarono. Ci fu un momento di tensione, poi
Francesco gli fece l'occhiolino ... Schiavone! e scoppiarono
a ridere insieme.
Mi spiego meglio. Quello che dovete fare... ripet
Rocco agli agenti che aveva davanti  cercare fra le denunce
di scomparsa degli ultimi... diciamo cinque anni?.
Cinque anni?. Casella sbianc. Ma  tantissimo!.
Per ora. Se Alberto Fumagalli dalla morgue ci dice che
il corpo ne ha di pi, andiamo indietro nel tempo. Comunque
cercate solo uomini, alti uno e settantacinque....
Magri... intervenne Deruta.
Perch magri?.
Be', a quanto dice Casella che era al cimitero, il tipo
non era molto in carne, no?.
D'Intino, Deruta e Casella sghignazzarono. Rocco rimase
serio. Tanto da smorzare in gola il riso ai tre agenti.
Datevi da fare. E per qualsiasi cosa, visto che Caterina
non c', relazionate a me e solo a me. Chiaro?.
I tre agenti abbassarono la testa contemporaneamente.
I fratelli Brionati, figli di quel Gustavo intenzionato
ad ospitare la sua amante nella tomba, erano stati
avvertiti dell'arrivo del vicequestore e si erano fatti
trovare a casa di Marta, la primogenita, poco fuori
Saint-Vincent. Rocco parcheggi la sua auto e diede
un'occhiata alla casa. Era una costruzione degli anni
'60 che stonava con le montagne e le altre abitazioni
l intorno. Non avrebbe sfigurato, nella periferia sud
di Roma.
All'interno un arredamento moderno e minimale riscattava
l'edificio. Marta aveva superato la sessantina,
suo fratello Giorgio invece frequentava ancora i 50 con
un fisico orgogliosamente sportivo. Dottor Schiavone,
prego, si accomodi. Posso offrire qualcosa? Un
caff?.
Nulla, grazie. Si sedettero sui divani bianchi davanti
alle finestre. C'era bisogno anche di mio marito?.
Assolutamente no, signora. Riguarda vostro padre.
I fratelli si concentrarono sul poliziotto.
Vi hanno raccontato cosa  successo al cimitero?.
S rispose Marta. Una cosa da non crederci! Cosa
ci faceva un corpo sulla bara della povera Veronica?.
Rocco allarg le braccia. E chi lo sa?.
Ma non si sa neanche chi ? chiese il fratello.
No. Ora, mi spiegate meglio questa storia del testamento?.
Marta prese la parola. Quando mamma mor nell'80,
pap cominci a frequentare Veronica. E se ne innamor.
Anche noi ci affezionammo a lei. Era una persona
eccezionale. Timida, attenta, per noi fu come
una seconda madre.
Rocco ripens alle parole di Francesco.
Non riuscirono a sposarsi perch la buonanima di
Carlo Guerlen Bresson non le concesse mai il divorzio.
Credo l'amasse alla follia.
Giorgio fece un'espressione buffa stravaccandosi sul
divano. Perch, non  cos? gli chiese la sorella, cui
non era sfuggita quella reazione.
Non direi fece lui. Non le concesse il divorzio semplicemente
per le propriet. Vede, i Guerlen Bresson
all'epoca erano una famiglia molto ricca e importante,
e avevano moltissime propriet. Divorziare sarebbe
stato un problema, per Carlo. Insomma, case, terreni,
un bel casino, no? E allora....
Marta continuava a scuotere la testa. Questa 
un'idea tua.
Ed era anche l'idea di pap.
Ma adesso cos' successo alle propriet dei Guerlen
Bresson? Non mi pare che Francesco viva nel lusso.
Marta riprese la parola: I motivi sono tanti. Carenza
di un'amministrazione oculata, qualche investimento
sbagliato... E soprattutto c'era il fratello di Carlo,
Luigi. Fece una serie di truffe che sono costate a Carlo un patrimonio. Anzi, il patrimonio di famiglia. Luigi
fin pure in carcere. Poi scapp in Francia e spar.
Ma Francesco, che vive in albergo chiese Schiavone,
in realt che lavoro fa?.
Bella domanda disse Giorgio. Non s' mai capito
che lavoro faccia. Pubbliche relazioni? Organizzatore
d'eventi? Blogger? Giornalista free lance?.
Per un periodo  anche stato pittore e incisore.
Con scarsi risultati, mi creda. Da qualche parte
Marta dovrebbe avere un suo disegno. Vuol dare un'occhiata?.
Passerei la mano, grazie disse il vicequestore.
Torniamo al testamento?.
Pap e Veronica si erano promessi di riposare insieme.
E fecero questo accordo con Carlo Guerlen.
Tanto che Veronica lasci anche una sua lettera firmata.
Stava molto male, sapeva di avere pochi mesi
di vita. L'accordo era semplice: il giorno della morte
di mio padre, Veronica sarebbe stata portata nella nostra
cappella.
Ma allora perch Veronica  stata sepolta dai Guerlen
Bresson? chiese Rocco. Non faceva prima a farsi
seppellire direttamente da voi?.
Lo vede anche lei dottore? e Marta allarg le
braccia per sottolineare la sua versione. Se la sono divisa
anche dopo la morte.  amore.
Ma quale amore, Marta!. Giorgio si tir su. Il motivo
era Luigi, il fratello di Carlo, quello scappato in
Francia. Carlo non lo poteva vedere, e non si pu biasimarlo.
Aveva dilapidato un patrimonio! Mettendo l
Veronica avrebbe occupato l'ultimo posto libero della
cappella Guerlen Bresson. E infatti Luigi  sepolto da
qualche parte nella Camargue. E a nessuno verr mai
in mente di riportarlo in Italia. Ce lo vede Francesco
a darsi da fare per una cosa simile?.
Marta fece una smorfia al fratello. La versione di
Giorgio sembrava molto pi solida della sua, tirata
fuori da qualche romanzo rosa.
Rocco si alz. Bene!. I due fratelli lo imitarono. Vi
ringrazio. Siete stati preziosi. Avete qualche idea di chi possa
essere il cadavere tumulato sopra la bara di Veronica?.
No....
E se fosse proprio di quel Luigi? propose Marta.
Magari Carlo alla fine s' ravveduto e l'ha messo l.
Una famiglia di matti fece Giorgio.
Mica tanto obbiett Rocco. Mia madre aveva una
sorella, anche lei innamorata di mio padre. Mio padre
mor e mamma lo port al Verano. Poi mor la sorella.
E mamma la mise dall'altra parte del cimitero, perch
non si fidava a lasciarla accanto al suo uomo. Era lei
che doveva riposare l. Come vede, famiglie curiose ce
ne sono parecchie.
Giorgio e Marta sorrisero.
Cos' questa storia, Schiavone? riecheggi la voce
del giudice Baldi nella cornetta del telefono. Rocco,
seduto sulla poltrona di pelle, cordless all'orecchio,
aveva poggiato i piedi sulla scrivania e fumava tranquillo una sigaretta. Devo aspettare di saperne di pi, dottore.
Per ora pare solo che la signora Veronica Guerlen Bresson
fosse stata una che in vita si dava molto
da fare. E che l'unico suo erede, il figlio, vada ogni notte
al cimitero a ballare sulla sua tomba.
 una metafora, vero?.
Direi di s.
Glielo chiedo perch ormai comincio a credere a tutto.
Rocco rise. Stiamo valutando la prima cosa da fare.
Guardare fra gli scomparsi degli ultimi anni. Ho
sguinzagliato i miei agenti. Spero domani di saperne di
pi.
Mi tenga aggiornato. Roba da matti, una doppia tumulazione.
 un'idea, per.
In che senso?.
Un bel risparmio sulle pratiche funerarie, no?.
Gi. Tumuli a una piazza e mezzo. Non ci resta che
quello. La saluto, Schiavone.
Appena rientr nell'appartamento trov le tracce
del proprietario di casa e dell'idraulico. Avevano cambiato
il termosifone in camera da letto. Ne avevano montato
uno di quelli alti un metro e novanta, un monolite
di alluminio che sarebbe bastato a riscaldare un condominio.
Sul tavolo il solerte idraulico aveva lasciato
un'inutile ricevuta: 230 euro pi Iva.
Coraggioso, pens Rocco. Un modo scaltro di proporre
a un vicequestore della polizia di Stato un pagamento
senza fatturazione. Sul foglietto il numero di cellulare
dell'idraulico. Rocco lo chiam immediatamente.
Schiavone. Appartamento a rue Piave.
Ah, s. Sono passato e ho fatto il lavoro.
Chi le ha detto di montare una specie di obice semovente
al posto del termosifone?.
Di obice?.
Di carrarmato, se preferisce.
Ma  chiaro,  stato il padrone di casa, il dottor De
Dominicis rispose quello.
E allora se lo faccia pagare dal dottor De Dominicis.
E con l'iva, mi raccomando.
Veramente lui mi ha detto che....
Sticazzi cosa le ha detto. Avete messo in camera da
letto 'sto mammatrone? Ottimo. Se lo pagasse lui.
230 euro, dico, ma che vi siete rimbecilliti? e chiuse
la telefonata.
Risolto il problema condominiale, era il momento di
prepararsi una bella cena.
Vediamo cosa abbiamo e apr il frigorifero.
Era una situazione di causa effetto che la mente di
Rocco tendeva a ignorare, eppure era di una semplicit
disarmante. Se non si fa la spesa, il frigorifero
resta vuoto. A parte un limone vecchio, una bottiglia
di acqua minerale, una mezza cipolla che aveva messo
su un tappetino di muffa, una bottiglietta di tabasco
e una confezione di uova portatrici sane di salmonellosi.
Cazzo... mormor. Gli toccava scendere in rosticceria.
Rocco si svegli alle nove passate. Deambul fino alla
cucina per preparare il primo caff. Avrebbe usato la
cialda strong, quella che funzionava pi da cazzotto in
faccia che da bevanda.
Marina mi guarda. Se ne sta appoggiata al lavello mentre
il caff esce bollente dalla macchinetta.
Non hai sentito la sveglia?.
Non l'ho messa.
Arriverai tardi in ufficio.
Non c' niente di urgente.
Hai ripensato al triangolo amoroso fra Veronica, l'ingegnere
e Carlo?.
 una sciocchezza. E poi pare che quella Veronica, pi
che triangoli, avesse storie a dodecaedro.
Non ci credi, eh? Come reagiresti se aprendo la mia
di tomba ci trovassi un altro?.
Piantala! Non mi fai ridere.
Stai diventando sempre pi scorbutico. Dai, rispondi,
sono curiosa.
Se invece di parlare ti girassi verso destra, vedresti che
il posto accanto a te  libero. Perch  il mio.
E se te ne vai in Provenza?.
Allora prima vengo a prenderti.
E se io volessi restare a Roma?.
Quando si comporta cos mi fa andare il sangue alla
testa. Senti Marina, mi sono appena svegliato, non
mi va di parlare di questa cosa e non mi va di ascoltarti.
Sei uno scemo! e scoppia a rdere. Com'e che cambia
il tempo quando rde? Sembra sia entrato il sole in cucina.
E invece guardo fuori.  tutto coperto. Io ti seguo
Rocco, ti seguo fin quando vorrai.
Sempre!.
Beviti questa ciofeca e vai a farti la doccia!.
Diobono,  come ti dico io esclam Alberto Fumagalli
nel suo studio mentre fuori aveva cominciato a piovere.
Questo tipo di cui non conosciamo l'identit  stato
chiuso in quel tumulo non pi di cinque anni fa.
Cosa te lo fa dire?.
Una nottata passata al microscopio. Cos'? Ti devo
spiegare l'avvicendarsi delle stagioni e degli anni in
base ai funghi vivi e morti trovati sui vestiti? Le spore?
I batteri? Sono come i cerchi nel tronco dell'albero.
Non cos precisi, ma ti fai un'idea. Se vuoi possiamo
parlare dei tessuti ancora presenti, vado avanti?.
Cinque anni, dici.
Al massimo. Sulla causa della morte devo sospendere.
Non ci sono tracce di morte violenta. E sui tessuti,
per quel poco che vale dopo cinque anni, io non ho riscontrato
presenze di veleni. Insomma, siamo solo all'inizio.
Mascini, il biologo forense, mi sta dando una mano.
 di l al lavoro sullo scheletro. Ci vuoi parlare?.
Emanuele Mascini era un uomo alto e magro. Bianco
come il latte, se si escludevano le venuzze rosse intorno al
naso. Rocco lo aveva immaginato un individuo
triste ed emotivamente disidratato dal suo mestiere.
Invece Emanuele era sorridente, gli occhi sprizzavano
scintille di energia. Doveva possedere la stessa follia
di Fumagalli, quella pazzia di chi sta a contatto 24
ore al giorno con cadaveri, funghi, spore, insetti morti
e ossa spolpate dal tempo. Appena il vicequestore entr
nella morgue dove Emanuele aveva piazzato degli
strani ordigni, lenti, luci violacee e curiose pinze di acciaio,
l'antropologo si alz di scatto. Ehil. Eccovi!
Bene bene bene! Come va? e strinse calorosamente
la mano a Rocco. Emanuele Mascini.
Rocco Schiavone.
Vi presento Burt. E indic il corpo.
Burt?.
D un nome ad ogni corpo che esamina finch non
si scopre l'identit. Sai com',  abituato con scheletri
e ossa bisbigli Fumagalli.
Cosa vi posso dire? Un po' di cose. Allora, il soggetto
in questione  un uomo, caucasoide, lo si evince
dalla forma e dall'apertura del cranio. Ora l'et!. Si
avvicin ai poveri resti, afferr gli incisivi. Voi direte,
come avr fatto a capire l'et se manca il terzo molare?
Chissenefrega! Abbiamo... lo smalto!.
Rocco gett un'occhiata perplessa ad Alberto che invece
aveva tutta l'aria di godersi quello spettacolo.
E, che rimanga fra noi, Burt non ha un bello smalto.
Burt ha superato i 60 anni. Anche se guardiamo la cartilagine
articolare e le giunture del cranio, bah! 60 anni
sono forse un complimento, vero?.
Condivido rispose Alberto.
Ma perch Burt? chiese Rocco, che non si teneva
pi.
Perch assomiglia a Burt Lancaster rispose ovvio
Mascini.
Burt Lancaster?.
Certo. Andiamo avanti....
Chi era Rocco per giudicare? Lui, che cercava sempre
le somiglianze fra gli uomini e gli animali della sua
vecchia enciclopedia.
C' una vecchia frattura, brutta, scomposta, alla tibia
e al perone sinistro... ricalcificata malissimo. E vi
posso dire che Burt lavorava.
Vabb, non mi pare una gran scoperta....
Aspetti, dottor Schiavone. Lavorava e faceva un lavoro
pesante. A guardare come sono ridotte le mani direi...
contadino? Metalmeccanico? Saldatore? Ci sono
tre microfratture mai curate, vedete? Prossimale dell'indice
e falange media dell'anulare... e tir su la mano
destra di Burt. E anche qui, alla seconda falange
del medio... guard soddisfatto il vicequestore che s'era
avvicinato per osservare da vicino quelle mani quasi
scheletriche. Un operaio, insomma disse mentre
il suo sguardo correva lungo quei resti giallastri di ossa
confuse nei rimasugli di pelle che una volta erano
state mani che avevano toccato, lavorato, accarezzato.
Sono d'accordo con Alberto. Burt se n' andato non
pi di cinque anni fa.
Perfetto... intervenne l'anatomopatologo.  come
ti ho detto, Rocco.
Ma questa cosa qui? disse Rocco, che era rimasto
a guardare le dita del defunto. Che cos'?.
Mascini raggiunse il vicequestore che indicava un punto
sulla falange dell'anulare della mano sinistra. Faccia
vedere....
Sulla pelle era visibile un segno scuro, circolare. S,
l'avevo notato. E il segno di un anello. A occhio direi
argento oppure una lega con rame o cose del genere.
L'avete trovato?.
L'anello? No, non mi pare.
Strano. Perch la traccia c'. E non credo che Burt
se lo sia sfilato prima di venire qui in laboratorio.
Direi di no.
Chi  entrato dopo di noi nella cappella? chiese
Rocco al guardiano che stava riaprendo il cancelletto
di ferro battuto.
Nessuno. Ho chiuso come mi ha ordinato lei.
Apra, per favore.
Alfonso esegu. Rocco, accompagnato dall'agente
Pierron, penetr nella sepoltura. La lastra di marmo era
ancora a terra. Il tumulo di Veronica Guerlen Bresson
era vuoto. Il corpo era stato trasferito.
Italo e il vicequestore si misero carponi a guardare
per terra fra polvere, terra e detriti di calce e intonaco.
Che stiamo cercando? chiese il custode.
Un anello rispose Rocco.
Capirai, un ago in un pagliaio disse Italo scansando
una foglia secca.
L'aveva al dito, Italo. E deve essere per forza qui.
Alfonso Cibruscola si mise a quattro zampe. Che
poi io sono astigmatico e miope, vedo a malapena il pavimento.
E allora lasci perdere, Alfo'.
Passarono dieci minuti silenziosi. Poi Rocco si rialz. Si
spolver i pantaloni e butt l'occhio all'interno del tumulo.Un antro nero, sembrava una vecchia bocca sdentata.
Un'ombra chiara disegnava un rettangolo dove la bara di
Veronica aveva riposato per anni. Ma nessun anello.
Questa cosa  strana fece Italo.
E non  l'unica cosa strana disse il guardiano. Vuol
sapere? Ogni tanto io davanti alla cappella trovo una
rosa bianca. Anche ieri c'era.
Immagino lei non sappia chi ce la porti, vero?.
No. Gliel'ho detto, questa parte vecchia del cimitero
non  molto frequentata. In particolare questa tomba
dei Guerlen Bresson.
Ma l'anello, dottore? insist Italo. Che fine ha
fatto?.
Rocco sorrise. Guard il custode: Mi accompagni
nel suo ufficio.
Li trov in un bar di via Chabod con un bianco davanti
e un panino in mano. Quando videro il vicequestore
entrare insieme a Pierron, Maurice e Damiano quasi
scattarono in piedi.
Maurice... sono contento ci sia anche Damiano. Sono
andato a casa sua. Sua moglie mi ha detto che l'avrei
trovata qui.
Il naso di Maurice acquist almeno due tonalit di
rosso. Sono contento. Che possiamo fare per lei, dottore?.
Dov'? chiese Rocco guardando l'operaio negli occhi.
Dov' cosa? rispose Maurice.
Andiamo, Maurice, non mi far perdere tempo. Non
ti succeder niente. Dov'?.
Fu Damiano ad abbassare la testa e a mettersi la mano
in tasca. Nel palmo stringeva un vecchio anello
d'argento. Lo allung a Rocco.
Che cos'? gli chiese il compagno. Ma Damiano
non rispose.
Era una fede, lucida e ripulita.
E alpacca disse Damiano. Non vale niente. L'ho
pulita... la volevo vendere e farci due soldi.
Si pu sapere dove l'hai presa? gli chiese Maurice
a brutto muso.
L'aveva quel corpo al dito... ieri... quando abbiamo
aperto la tomba.
Sei un pezzo di merda! sibil fra i denti Maurice.
Rocco lo calm poggiandogli una mano sul braccio. 
tutto a posto, Maurice. Damiano ha trovato questa cosa
per terra, fuori dalla cappella. Vero, Damiano?.
Il ragazzo annu. Poi allarg le braccia: Scusatemi...
 che proprio... insomma, qualche euro in pi mi faceva
comodo.
Mentre Italo annuiva sorridendo in direzione dell'operaio,
Rocco aveva messo l'anello controluce. C' una
scritta.
S, l'ho letta quando l'ho pulito. Franca e Mario sposi,
22-10-1960.
Rocco sorrise. Mario. Bene. Burt adesso ha un nome.
Chi  Burt? chiese Italo.
Come si riduce la gente, a rubare ai cadaveri... sentenzi
l'agente salendo in macchina sotto una pioggia
leggera ma insistente.
La questione  posta male, Italo. Rocco si accese una
sigaretta. La domanda corretta  un'altra: come si pu
ridurre la gente a costringerla a rubare ai cadaveri?. Apr
il finestrino per far uscire il fumo. Teneva l'anello sul palmo.
Ora ti metti a cercare nelle parrocchie di Aosta e al
Comune un matrimonio celebrato pi di 50 anni fa.
Io?.
Tu e Caterina. Ieri ve la siete goduta con la giornata
libera? E oggi ve la faccio pagare.
Lei ... ma Italo non si azzard ad andare oltre.
Poco pi di tre settimane di frequentazione non erano
bastate a conoscere meglio il vicequestore.
Io sono semplicemente il tuo superiore e vedi di non
farmi innervosire... ricordati che Sacile del Friuli aspetta
sempre un nuovo agente di polizia.
Italo annu. Mi scusi... disse.
Casella aveva consegnato la lista a Rocco. Maschi sui
60 anni scomparsi nella Valle negli ultimi cinque anni
ce n'era una quantit spaventosa. L'occhio del vicequestore
correva su quell'elenco alla ricerca di un nome:
Mario. Ne trov tre.
Abbiamo tre Mario scomparsi nel 2007, nel 2008
e uno nel 2011. Con un evidenziatore sottoline quei
nomi. Micheli, Curcio e Badalamenti. Scartiamo Badalamenti
del 2011, troppo recente.
Tutti autoctoni disse Italo sorridendo.
Gi, tutti di fuori. Voglio i loro stati di famiglia...
e soprattutto sapere se erano sposati, quando e contro
chi si sono sposati.
Contro? chiese il viceispettore Rispoli.
Contro, Caterina, contro insist Rocco. Allora,
Italo, questa te la vedi tu. Se uno di questi due scomparsi
ha sposato una tale Franca il 22 ottobre del 1960,
chiamami sul cellulare, altrimenti ci vediamo stasera.
Caterina deve fare la ricerca sui matrimoni. Se 'sto Mario
e Franca si sono sposati ad Aosta, risulter sicuramente.
Buon lavoro.
E io? chiese Casella.
Tu stattene tranquillo. Finora non hai fatto danni,
ma non chiederei di pi alla sorte.
Gett il foglio sulla scrivania, prese il loden e usc
dalla stanza. I tre agenti si guardarono negli occhi. SoloItalo ebbe il coraggio di dare voce ai loro pensieri:
Che palle!.
Incroci Francesco Guerlen Bresson nella hall dell'albergo.
Non la volevo disturbare.
Dottor Schiavone! Ho un appuntamento dal medico.
Devo partire e stare fuori due settimane. E una cosa
lunga?.
Rapidissima. I nomi Franca e Mario, le dicono niente?.
Francesco alz gli occhi al cielo passandosi la lingua
sulle labbra. In quel momento somigliava tantissimo al
suo gatto soriano. Franca e Mario... Franca e Mario...
mah, cos non mi viene in mente nulla. Mi ci faccia riflettere.
La chiamo dovesse accendersi la lampadina.
La ringrazio. Lascio il mio numero alla reception,
non le faccio perdere tempo.
Grazie, dottor Schiavone. Spero a pi tardi e a passo
molle e incerto infil la porta girevole dell'hotel. Se
non altro aveva smesso di piovere.
Il sole era sceso da un pezzo e con lui anche la temperatura.
Rocco, in piedi davanti alla finestra del suo
ufficio, osservava il traffico lento delle auto. Le luci dei
fari erano lame bianche puntellate di gocce di umidit.
Entrarono i suoi uomini preferiti, Pierron e il viceispettore
Caterina Rispoli.
Allora, prima di andare tutti a casa... novit?.
Niente da fare attacc Italo. Mario Micheli e Mario
Curcio, spariti nel 2007 e nel 2008, non hanno pi
nessuno. Erano entrambi ospiti dell'ospedale, Neurologia
e Chirurgia 1. Il primo era vedovo e sua moglie
si chiamava Annabella. Il secondo non era neanche sposato.
Buco nell'acqua. Tu? e guard Caterina.
Matrimoni celebrati il 22 ottobre 1960 ad Aosta ce
ne sono stati due. Ma nessuno di Franca e Mario.
Non si sono sposati qui. Secondo buco nell'acqua.
Rocco si accese una sigaretta. Andatevene a casa.
Per oggi  tutto.
Stavo pensando a una cosa disse Italo. Sappiamo
che aveva sui 60 anni, quindi probabilmente era in
pensione, e sappiamo che era un operaio.
E allora?. Rocco spense la Camel nel portacenere.
Sapeva di ferro. Operaio in pensione. Hai detto
niente! No, io sono certo che in qualche modo ha a che
fare con la famiglia Guerlen Bresson. Altrimenti, perch
scegliere proprio quella cappella per farsi tumulare
di nascosto?.
Gi... fece Caterina. Un amante?.
Anche tu... disse Rocco.
Anche tu cosa?.
Non sei la prima che pensa a un'impossibile storia
d'amore che si completa solo nella morte. Ma quale amore?
C' altro. Ma io non riesco a capire cosa.
I pensieri del vicequestore furono interrotti dalla
suoneria del cellulare. Sul display un numero sconosciuto.
S? Chi parla?.
Dottore, sono Francesco Guerlen Bresson. Mi sono
ricordato! Franca  stata per anni la nostra donna di servizio.
Non so come ho fatto a non pensarci subito.
Bene! Ottimo. Aveva un marito?.
Certo. Quando entr a casa nostra era gi sposata.
E io il marito lo ricordo vagamente.
Si chiamava Mario?.
Ecco, non potrei giurarci. Comunque lei si chiamava,
o si chiama se  ancora viva, Franca Ferri.
Rocco segn l'appunto su un foglio.
Per non so se era il suo cognome da ragazza o da
sposata. Una cosa la so: veniva da Alessandria.
Bene. Grazie, Francesco, lei  stato eccezionale! Grazie
ancora! E buona Thailandia.
Rocco chiuse la comunicazione. Il campo di ricerca
si era notevolmente ristretto.
Era tardi, gli uffici erano tutti chiusi, la giornata
era finita. Un amico, ecco cosa mancava a Rocco. Un
amico vero con cui passare la serata, mangiare un boccone,
parlare del presente, poco del futuro e molto dei
giorni passati. Avrebbe potuto chiamare Sebastiano
o Furio o Brizio gi a Roma. Ma non lo fece. Per solicinque minuti al telefono avrebbe dovuto sopportare
un gusto amaro in bocca fino al giorno dopo. Poco
pi di tre settimane che era in forza ad Aosta e gi
non ce la faceva pi. Forse una donna avrebbe potuto
aiutarlo ad alleviare quella solitudine. Ma lo stancava
il solo pensiero di intraprendere il lento e sfibrante
lavoro del corteggiamento. Avrebbe potuto fare almeno
la spesa. Ma era in ritardo anche per quello. Si
prepar a passare la solita serata: rosticceria, televisione,
letto.
Alle undici del mattino seguente il viceispettore Rispoli
arriv nell'ufficio di Rocco con l'incartamento del
Comune. Franca Bugnoli, sposata Ferri, era residente
ad Aosta, viale Europa 64. Con lei convivevano il figlio
Luigi e il marito Mario.
Ma cazzo... disse Rocco. Com'? Allora Mario
Ferri  vivo? Abbiamo sbagliato tutto?.
Cos sembra, dottore....
Il vicequestore continuava a leggere gli incarti. Mario
Ferri, pensionato, operaio del Comune di Aosta, nato
a Tortona, provincia di Alessandria, il 20 maggio
1935. L'anello di argentone trovato sul cadavere era
ancora l, sulla sua scrivania. Rocco lo prese fra le dita.
Lo osserv a lungo. Caterina, dammi un'opinione.
Questa  una fede nuziale. Chi si fa la fede nuziale
in alpacca?.
Nessuno, dottore. Guardi, i miei genitori erano contadini
poverissimi, anche i nonni, e cos i loro padri. Ma
nessuno s' mai sposato senza le fedi d'oro. Solo i nonni
poveretti le hanno date via. C'era la guerra....
Gi. L'oro alla patria. Anche i miei nonni diedero
le fedi d'oro al duce.
Contravvenendo al motto dell'antico generale Fabio
Furio Camillo: non con l'oro si difende la patria....
... ma col ferro concluse Rocco la frase. E infatti
sappiamo come and a finire. Tutte le fedi d'oro buttate
nel calderone e i nonni poveracci in tempo di
guerra se le rifecero di ferro e stagno. Rocco guard
Caterina.
Ma che c'entra, scusi? Questi si sono sposati nel
1960. Il ventennio non c'entra niente.
Il ventennio no, ma la povert s.
Lei crede che...?.
Non so cosa credo. Per  strano.  arrivato il momento
di andare a trovare Franca Bugnoli maritata Ferri.
Bussarono a lungo, ma nessuno venne ad aprire.
Dall'altra parte del pianerottolo si apr una porta e
insieme ad un odore di cavoli bolliti si affacci una donna
sui 70 anni vestita con una vestaglia a fiori. Chi
cercate?.
I Ferri rispose Rocco.
Non ci sono. Stamattina ho visto Franca uscire per
fare la spesa, ma non l'ho sentita rientrare. Forse sono
ancora fuori.
E il figlio?.
Mah....
Lei sa dove lavora il figlio?.
La dirimpettaia dei Ferri sorrise. Lavora? Lei non
sa quanto sarei felice di poterle dire dove lavora. No,
dottore. Luigi non lavora. Da tempo... faceva il muratore,
come il padre. Ma lavoro non ce n' pi... io
gliel'ho sempre detto a Franca, doveva entrare in polizia,
come lei.
Rocco annu. Certo, il posto fisso  sempre il posto
fisso.
Infatti disse lei chiudendosi la vestaglia sul
petto.
Rocco guard quella donna coi capelli quasi azzurri,
la vestaglia di qualche materiale altamente infiammabile,
scarpe nere senza lacci, ortopediche, calze spesse
e rinforzate. La vicina si pass una mano fra i capelli.
Che c'?.
Rocco le guard la mano. Niente. Niente. Ci scusi.
Se dovesse vedere i Ferri pu dirgli che siamo venuti
a trovarli?.
Certo. Chi devo dire?.
Vicequestore Rocco Schiavone.
Insieme a Caterina scesero le scale della palazzina,
che aveva bisogno di un restauro. Dottore, che idea
s' fatto?.
Ma Rocco non rispose subito. Aspett di uscire all'aria
aperta sotto il cielo nuvoloso di Aosta, raggiungere
la macchina, prendere le chiavi dalle mani di Caterina.
Tu te ne stai qui, mettiti dietro l'angolo, casomai
quella donna dovesse uscire dal palazzo.
Perch?.
Fai come ti dico. Io devo andare al cimitero. La storia
 tutta l. E sal in macchina.
Trov Alfonso Cibruscola che spazzava l'uscio della
cappella della famiglia Guerlen Bresson. Ci sono novit,
dottore?.
Ora io le faccio un nome. Mario Ferri. Le dice
niente?.
Alfonso sorrise. Mi vuole prendere in giro? Certo che
mi dice qualcosa. Mario lavorava qui al cimitero. Prima era
semplice operaio, poi ebbe un brutto incidente e si spezz
la gamba. Zoppicava, non potendo pi fare lavori manuali lo passarono in ufficio e divenne il custode. Quando and
in pensione, io presi il suo posto. Ma perch?.
L'impiegato del Comune not la nuvola nera passare
sul volto del poliziotto. Una specie di velo grigio gli
si era posato sugli occhi, sulla pelle e sulla bocca.
Cibruscola non poteva saperlo, ma quella reazione evidente
sul volto del vicequestore prendeva forma quando
Schiavone era arrivato a una conclusione. Scomoda,
squallida, triste, pi del cielo di quella citt.
Ma perch? Che succede?.
Senza aggiungere altro, il vicequestore chin la testa
e lasci Alfonso Cibruscola a spazzare le vecchie tombe
dimenticate da parenti e affini.
Rocco torn a viale Europa. Caterina era ancora l,
a pochi metri dal civico 64. And incontro al suo superiore.
Che succede?.
 uscito qualcuno?.
Un vecchietto con il cane. Avrei dovuto seguirlo?.
Cateri', non mi ti trasformare in D'Intino anche tu.
Altrimenti in questura io sono perduto! Vieni con me.
Entrarono nel civico 64 e risalirono i tre piani di scale
che sfoggiavano macchie di muffa simili a enormi mappe
geografiche. Bussarono direttamente alla porta della
vicina. Dopo un minuto quella apr, ancora stretta
nella sua vestaglietta a fiori. Siete ancora voi? Gliel'ho
detto. Non ci sono!.
Rocco si avvicin, apr la porta spingendo il battente
con forza e super la dirimpettaia.
Ma che...?.
Entr in casa della vicina. Sul divano c'erano un
uomo e una donna sui 40 anni. Appena videro il vicequestore
e la divisa blu del viceispettore Rispoli sobbalzarono.
L'uomo impallid. La donna guardava stupita
con gli occhi ingigantiti dalle lenti la scena che
si stava svolgendo davanti a lei. Schiavone prese delicatamente
la mano della dirimpettaia, la alz e
guard la fede all'anulare della mano sinistra. Franca
Ferri....
La donna abbass la testa. Io non... e scoppi a
piangere. Rocco guard l'uomo: Lei  Luigi Ferri?.
Quello si limit ad annuire.
E lei chi ? chiese alla donna dagli occhiali enormi.
Io sono Wanda. La vicina si scus con una vocina
fragile e sottile.
Quando le avete impegnate le fedi?.
Franca cerc di dominare i singhiozzi. Due mesi prima
che Mario se ne andasse....
Caterina si avvicin alla donna. Prese una sedia e la
fece accomodare.
Quand' morto Mario?.
Pap  morto nel 2007 rispose Luigi.
Perch?.
Un infarto. Lo ha stroncato.
Andiamo a casa vostra. Stare qui dalla signora mi
sembra inutile.
La quarantenne occhialuta si alz. Le gambe le tremavano.
Mi dispiace, io ho cercato....
Rocco la interruppe con un gesto della mano. L'esperienza
mi dice che in questi momenti le parole sono
pietre, signora. Quindi conviene tacere.
La mobilia era semplice e vecchia. A giocarsi il ruolo da protagonista erano la frmica e la finta pelle. Ragnatele
di crepe che partivano dal soffitto fino al pavimento
disegnavano le pareti oramai ingrigite. Le tende
a fioroni gialli e marroni erano strappate in pi punti.
Il salone e la cucina erano la stessa stanza. Un divano
fungeva anche da letto. Due porte conducevano
nella camera matrimoniale e nel bagno. Questa era la
casa dei Ferri.
Ci abitiamo dall'81 disse Franca entrando, come
se si volesse scusare. Sul tavolo della cucina, che era
anche quello del salone, stavano due arance e una bottiglia
di vino marrone senza etichetta. Posso offrirvi
qualcosa?.
I poliziotti non risposero. Mario  morto nel 2007.
E voi non avete mai denunciato la cosa.
Madre e figlio fecero no con la testa contemporaneamente.
Rocco si avvicin alla finestra. Dava sul palazzo
di fronte che nascondeva quasi del tutto la luce. Lavori,
Luigi?.
Non lavoro da tre anni. E non  che prima....
Sempre lavori saltuari intervenne la madre. Lui
 geometra, sa? Per non ha mai vinto un concorso....
Mamma, per favore....
Lo guardi, dottore. Lo guardi! Ha 42 anni. Non ha
mai avuto una moglie, una casa, una vita!.
Mamma, piantala!.
Perch? Non devi vergognarti, Luigi. Io e Mario
siamo stati sempre onesti e sinceri. Ero a servizio dai
Guerlen Bresson prima che... che quel fetente dello zio
Luigi sperperasse tutto....
Di chi  stata l'idea? chiese freddo il vicequestore.
Luigi alz la mano. Pap aveva le chiavi del cimitero.
Io sapevo come andavano le cose in quella famiglia.
Non potevo immaginare che... s, insomma, la signora...
che l'avrebbero portata da un'altra parte.
Luigi appoggi i gomiti alle ginocchia e affond la testa
nei palmi delle mani.
Mario  morto di l, sul suo letto. Franca si stava
asciugando le lacrime con un fazzoletto lercio che
aveva recuperato dalla tasca della vestaglia. Come facevamo
io e Luigi? Me lo spiega? Noi campavamo con
la pensione di Mario e....
Signora, la legge parla chiaro. La pensione di suo
marito le spetta di diritto.
L'80 per cento. Anzi forse il 60, mi ha detto l'avvocato,
perch mio figlio non  pi a carico nostro.
E guard Luigi come solo una madre pu fare. Non
bastava. Solo di affitto questa casa costa met della pensione
di Mario... come campavamo? Sono diabetica, e
i medici? Le medicine? Con Luigi che riesce a lavorare
s e no un mese all'anno? Quanto pensa che prendeva
mio marito di pensione?.
Neanche ottocento euro intervenne Luigi. Pi
trecento di quella di mamma. E ce la facevamo appena.
Lo sa? disse la donna guardandosi la punta delle
scarpe ortopediche, ho pensato anche a togliermi di
mezzo. Solo che Luigi non avrebbe pi preso un soldo...
sarebbe rimasto solo, ad aspettare qualcosa che
non arriva mai. Una madre una cosa del genere non la
pu fare. E allora abbiamo deciso... di portarlo l. Solo io e Luigi avremmo saputo.
Sei stato tu? chiese il vicequestore all'uomo.
La notte dopo la morte. Avevo le chiavi, sapevo che
nella zona vecchia non ci va mai nessuno. Sono entrato
e all'alba avevo gi finito. Una cosa che non scorder
mai. Mai!.
Il vicequestore si volt a guardare Caterina. L'ispettore
aveva gli occhi pieni di lacrime. Le tratteneva a
stento. Ispettore, scenda gi e vada ad aspettarmi in
auto ordin perentorio Rocco. Caterina, che non
chiedeva di meglio, fugg via dall'appartamento.
Schiavone guard la casa. Le poltroncine in finta
pelle, il televisore piccolo, riparato con lo scotch da
carrozziere. Due piatti a fiori messi ad asciugare sul
lavello, i bicchieri di vetro fum, le stampe alle pareti
prese da vecchi calendari. Il divano, che era anche
il letto di Luigi, sul quale non riposava corpo di donna
da chiss quanti anni. Franca si alz dalla sedia di
paglia. Lentamente and alla porta della camera da letto.
L'apr.
Rocco non capiva. Venga. Venga a vedere.
Accese la luce perch finestre non ce n'erano. Il
letto era appena rifatto, una coperta gialla, una bambola
che sorrideva dai cuscini. Sopra la testata in noce
lucida c'era una Madonna, sorrideva anche lei. Un
armadio a due ante di legno chiaro stava sulla destra.
Franca l'apr. C'era un solo vestito e due camicie da
uomo. Ecco, questo  tutto quello che aveva mio
marito.
La portava lei la rosa a Mario?.
S. Una ogni mese. Perch una tomba doveva averla.
Vede, possiamo anche vivere cos, senza una speranza,
ma almeno nella morte la dignit dobbiamo
conservarla. Ho cercato di lasciargli almeno quella, a
Mario.
Lei deve venire in questura con me. Si vesta, l'aspetto
gi.
Cosa? No, io....
Stia tranquilla, signora Ferri. Mi deve solo firmare
una denuncia.
Quando Rocco usc in strada, trov Caterina appoggiata
al cofano dell'auto. I due poliziotti aprirono
la portiera. Caterina, alla guida, gir la chiave. Il motore
si accese. Poi l'ispettore guard il suo capo.
Per una pensione?.
Per una pensione, Cateri'....
Quindi l'identit del cadavere?.
Si chiamava Alfred Goetze, dottore. Era un marinaio
di Amburgo. Fu un amante della signora Veronica
Guerlen Bresson. Mentre parlava al telefono con
il giudice Baldi, Rocco teneva gli occhi bassi sfuggendo
gli sguardi dei suoi agenti. Ci siamo arrivati grazie
alla testimonianza del figlio Francesco.
Mmm fece il giudice. Le cause della morte?.
Fumagalli  stato lapidario: infarto.
Ma chi l'ha sepolto l dentro? E perch?.
Per amore, dottore. Una promessa che i due s'erano
fatti di restare accanto anche nell'altra vita. E siccome
il tedesco non era bene accetto dalla famiglia di
Veronica, lo hanno fatto di nascosto, con la complicit
di un vecchio guardiano del cimitero, tale Mario Ferri
che si prest a quest'assurdo atto d'amore un po' dmod,
se mi permette.
S, e anche un po' macabro.
D'accordissimo con lei. Ma le cose sono andate cos.
Una storia d'amore d'altri tempi.
Avete avvertito i parenti di questo Goetze?.
Non ne ha. Era vedovo e senza figli. Parlo di figli
riconosciuti. Era un marinaio... si sa cosa fanno quelli,in ogni porto.
Dobbiamo inquisire per questo tale Mario Ferri...
insomma, il vecchio guardiano.
Rocco prese un respiro: Non possiamo. Proprio oggi
i familiari ne hanno segnalato la scomparsa. Ho la
denuncia qui sul tavolo.
Schiavone, perch ho la scomoda sensazione che lei
si stia arrampicando sugli specchi?.
Perch  una storia talmente assurda che sembra uscita
da un romanzo, vero?.
E che magari un giorno, leggendo qua e l, ritrover
pari pari su un libro con la copertina rosa? Vabb,
Schiavone, caso chiuso e i miei complimenti per la rapidit.
Grazie, dottore. A presto!.
Rocco abbass la cornetta e alz gli occhi sui suoi
agenti. Casella e Italo sorridevano. Caterina continuava
ad asciugarsi le lacrime. Ben fatto capo! disse Italo.
Immagino quanto le sia costato!.
Una cena il primo luned di ogni mese fino a novembre.
Come? Che vuol dire?.
 il prezzo per il silenzio di quel bastardo di Fumagalli.
Vabb, io me ne vado a casa. Per oggi le cose
possono pure bastare.
Chiudiamo qui?.
Sicuro, Italo. E neanche una parola esce da quest'ufficio,
siamo d'accordo?.
I tre poliziotti annuirono all'unisono.
Ma con l'INPS che facciamo? Denunciamo la morte
di Mario? chiese Casella.
Sei cretino? Denunciamo la scomparsa. Poi si vedr.
Ma posso chiedere dove seppelliranno adesso il corpo
di Mario Ferri?.
Verr cremato. E se lo tengono in salotto. E a
guardare bene, capace che diventer l'oggetto pi allegro
dell'arredamento.
Mentre tornava a casa a piedi, respirando l'aria che
si andava raffreddando man mano che la giornata volgeva
al termine, Rocco fu colpito da un pensiero, un'intuizione
che gli avrebbe cambiato la serata e che lo
riemp d'orgoglio e di entusiasmo.
S'era ricordato di andare a fare la spesa.
 
GAETANO SAVATTERI, IL FATTO VIENE DOPO.

La smetti di rigirarti come un pollo allo spiedo?.
Chi ? rispondo nel sonno.
La tua cattiva coscienza.
Quando sei tornata?.
Da poco sussurra Suleima.
Sono le tre.
C' stata una cena.
Lo immaginavo:  un ristorante farfuglio.
Cretino. Era una festa, nozze d'oro.
E cosa avevano da festeggiare?.
Non puoi capire.
 vero. Va oltre le mie possibilit.
Comunque, smetti di rigirarti. Cosa hai mangiato?.
Melanzane ripiene, le ho prese in rosticceria.
Una cosina leggera, oggi in effetti c'erano appena
trentasei gradi. Hai preso anche la polenta con le spuntature
di maiale? dice Suleima, passandomi la mano
nei capelli.
No, solo il brasato al barolo. Ma per contorno.
Mi  passato il sonno.
Per questo ti rigiri.
Fa caldo.
E la melanzana si ripropone.
Suleima si appoggia su un gomito. Se non fosse cos
bella me ne sarei gi andato da Mkari, come avevo
promesso a me stesso un mese fa arrivando in Sicilia.
Ma come si fa? le chiedo.
A fare cosa?.
Niente, parlavo tra me.
E cosa ti raccontavi?.
Che non ce la faccio ad andare via da te.
E allora resta ancora un po'.
Hai ragione, allora parto pi tardi e le rotolo addosso
per mangiarla.
C' quest'ora del mattino, fra le quattro e le cinque,
per intenderci, che mi fa sempre una strana impressione.
Penso che a quest'ora un uomo torna a casa da solo con le mani in tasca e osserva i semafori della sua
citt che lampeggiano di giallo. Penso che una donna
sta chiamando un taxi da un indirizzo che conosce a
malapena per non passare quel che avanza della notte
in un letto non suo.
 che mi viene la vena poetica, tra le quattro e le cinque
del mattino. E pure voglia di fumare.
L'unica poesia della mia vita - avevo quindici anni,
credo sia perdonabile e ora si pu perfino confessare
senza troppa vergogna - l'ho scritta fra le quattro e le
cinque del mattino, seduto al davanzale di una finestra,
sull'ultima pagina di un libro di Ungaretti. Poi mi  venuto
un sonno profondo, dal quale sono riemerso alle
tre del pomeriggio quando mia madre mi ha cacciato
fuori dal letto e, rileggendo la poesia, mi sono accorto
che era una gran cacata. Ma prima dell'alba ancora funzionava,
sembrava quasi vera.
Suleima dorme con un piede fuori dal lenzuolo.
Mi avvicino: mormora qualcosa piano, non capisco
se dice piacere o sapere.
Non ho pi sonno. Mi prendono i pensieri, a quest'ora
qui.
Vado su Google, cerco il nome del sottosegretario che
mi ha licenziato - quello stronzo, dopo quattro anni persi
a spiegargli la differenza tra un comunicato stampa
e una minchiata col giummo - tanto per sapere se  vivo
o morto.  vivo, naturalmente, e combatte assieme
a noi. Anzi, contro di noi, contro di me.
C' perfino il video di una sua intervista rilasciata a
Linea Blu. Che cazzo c'entra lui con Linea Blu?
Il mare qui davanti  tutto buio e lucido nella notte.
Nessun chiarore,  presto per l'alba.
Apro il video. Sulla motovedetta dei carabinieri, incerto
sull'onda lunga, vestito come Jack Sparrow alla prima
comunione, il sottosegretario che mi ha licenziato dalla
mia comoda stanzetta al pian terreno del Viminale si sofferma
sulla questione dell'immigrazione clandestina, sottolinea
la necessit di pi salde misure, invoca l'apporto
delle risorse europee, auspica piena collaborazione e sinergia
(dice proprio cos sinergia, eppure glielo avevo
insegnato a bacchettate sulle dita che questa parola ormai
la dicono soltanto gli assessori di paese), concludendo
con uno sguardo di tre quarti sul mare aperto che nemmeno
l'ammiraglio Nelson avrebbe saputo fare di peggio.
Gli sputo metaforicamente attraverso YouTube. Se
vuoi, condividi questo scaracchio sulla tua pagina
Facebook.
Il pensiero del sottosegretario che mi ha licenziato
perch un sabato di giugno, due mesi fa, ho diramato
un comunicato nel quale, per la prima volta, gli facevo
esprimere un'opinione sensata sulle droghe leggere
- il problema, semmai, stava nel fatto che quella
era la ma opinione, perch lo stronzo mai ha avuto
una qualsiasi idea oltre la linea d'orizzonte dei
cazzi suoi - mi fa diventare Elio Vittorini. E cos, fra
le quattro e le cinque del mattino, sono in preda ad
astratti furori. Non dir quali, non di questo mi son
messo a raccontare. Ma bisogna che dica ch'erano
astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo,
per il genere umano perduto.
Dove occorre precisare due cose. Il genere umano sono
io. Perduto  il mio conto corrente, a secco da due
mesi, e questo spiega il mio ritorno a Mkari. Genere
umano perduto a Mkari. Perduto a sistemare la casa
dove pap non vuole pi mettere piede da quando  morta
mamma, perduto a superare quest'estate che non vuole
saperne di finire.
Guardo il piede di Suleima fuori dalle lenzuola.
Genere umano perduto, ma non proprio del tutto.
Smanetto su Repubblica.it, mi assicuro che la crisi
economica non sia finita d'improvviso, ma vengo
confortato dai dati Istat dell'ultimo trimestre: la recessione
c' ancora, non sono l'unico disoccupato d'Italia,
siamo in tre milioni e puntiamo ad essere molti di pi.
Vado a controllare il mio conto corrente. Ogni volta
sembra di dover leggere le analisi del sangue, oddio,
adesso scopro che mi restano sei settimane di vita.
Quando lo stronzo di sottosegretario mi ha licenziato,
avevo novemila e settecento euro sul conto, un po' se
ne sono andati per rimettere a posto la casa di Mkari,
un po' per campare, ora sono praticamente sull'orlo della rovina.
Una scritta in verde mi illumina di immenso:  arrivato
il bonifico dell'editore. Non  granch, ma tiro un
sospiro, come quando il medico dice, niente di grave,
per prendi l'antibiotico per cinque giorni.
Quel romanzetto giallo che ho scritto in fretta e furia
sulla storia che mi era successa a Palermo - avevano
ammazzato uno dell'antimafia a un convegno antimafia
e mi ci ero trovato in mezzo per caso - aveva avuto
una certa fortuna. Ero riuscito a farlo avere a un editore
e a pubblicarlo. Ne avevo avuto il mio quarto d'ora
di celebrit. E ora la vera soddisfazione: il bonifico
dell'editore, il mio conto corrente salvo dal rischio
mortale di asfissia.
Una sigaretta ci starebbe bene, ma devo ricordarmi
che ho smesso di fumare.
Apro il sito del Corriere della Sera, il Papa ha detto
qualcosa che rivoluzioner la Chiesa. Provo a leggere,
non capisco bene se c'entra il sinodo o il concilio,
alla prima citazione dell'enciclica Lumen Fidei passo sull'ultimo
video di Rihanna annunciato come scandalo
sexy, ma non si vede nemmeno una tetta.
Guardo dalla finestra, il cielo sembra rischiararsi.
Che fai sveglio? Vieni a dormire dice Suleima, rigirandosi.
Aspetta, prima controllo Formentera.
Uffa, ma allora sei veramente malato.
Inserisco su Google le due parole che rappresentano
il mio futuro di imprenditore di successo: granita and
Formentera.
Chiudo gli occhi. Li riapro lentamente sullo schermo,
temendo la mazzata. Invece niente. A Formentera
ancora nessuno vende granite. Se ci arrivo prima degli
altri, divento ricco.
Com' andata? chiede Suleima.
Benissimo, non ci ha pensato ancora nessuno.
Infatti, non ci sono cos tanti imbecilli nel mondo.
Parla, parla. Vedrai. Lo sai come si dice granita in
spagnolo?.
No, ma sopravvivo lo stesso.
Granizado.
Bene. Adesso spegni la luce, per favore.
Granizado. Suona bene, no? Granizado.
Spegni la luce.
Spengo. Mi rimetto a letto. Guardo il soffitto, adesso
fuori deve essere quasi chiaro.
Granizado sussurro.
E sprofondo veloce nel mio sonno granizado.
Mi sveglio tardi. Suleima deve essere gi fuori, sono
quasi le undici. E fa caldo. Chi dice che in Sicilia
non c' pi il clima di una volta, passi stamattina
da queste parti.
Raccatto il tablet, controllo la temperatura di Formentera.
Caldo e ventilato, cielo terso.
Buenos dias!
Buenos das rispondo.
Teresita parte in automatico. E fatta cos.
 Dnde vas?
Non so.
 Dnde vas?
i Dnde vas? Dnde vas? mi spazientisco.
Quando ho scaricato Teresita sul tablet per imparare
lo spagnolo - non si pu andare a vendere granizado a
Formentera senza sapere una parola di castigliano -
avrei dovuto diffidare. Era troppo gratis per essere una
buona app. E ora me la tengo cos com': dispettosa.
Hay algun problema?
No, per fortuna.
Hay algun problema?
Hay algun problema? ripeto, altrimenti non smette
pi.
No, usted tiene un problema.
Non tengo nessun problema, Teresita.
No, usted tiene un problema.
Vabb, ho capito. Meglio spegnere Teresita e preparare
un caff.
Metto i piedi gi dal letto. E scopro che ho l'acqua
in casa, ma senza tubi. Il pavimento  allagato.
Usted tiene un problema.
S, tengo un cazzo di problema.
Sguazzo nella mia palude personale, c' acqua dappertutto.
Da dove arriva? Esploro casa. La lavatrice piange a
dirotto.
Tiene un problema,  evidente.
Di conseguenza lo tengo anch'io.
Ramazzo, spingo acqua fuori dalla porta, asciugo,
strizzo.
Niente da fare. Cerco una valvola, un rubinetto, un
interruttore per fermare l'alluvione. Non c'. Non esiste.
O meglio: non so dove minchia .
La lavatrice se ne sta quieta a eruttare acqua, mentre
il Titanic affonda.
Mi carico di coraggio. In mutande, maglietta e ciabatte
esco da casa, percorro ventidue metri, busso alla
porta verde e tiro un respiro profondo.
La porta si schiude.
Indosso il miglior sorriso del mio guardaroba.
Ciao Peppe, ho la casa allagata.
Peppe Piccionello mi squadra dalla testa ai piedi. Non
risponde.
Deve essere la lavatrice. Anzi,  la lavatrice. Butta
acqua dico.
Se una notte d'inverno un viaggiatore avesse bussato
a casa di Piccionello avrebbe ricevuto migliore accoglienza.
Tu conosci bene la casa. Sai dov' la valvola generale
dell'acqua?.
Al posto suo dice Peppe.
Peppe, ti prego. Siamo amici.
Intuisco che sto sbagliando.
Ah, ora siamo amici.
Siamo sempre stati amici. Mi conosci da sempre, conosci
la mia famiglia.
Lascia stare tuo padre che  un galantuomo e quella
santa donna di tua madre, buonanima.
Va bene, Peppe. Capisco che sei incazzato.
Ah, capisci?.
Peppe, credo che tu stia esagerando.
Hai ragione. Come ho fatto a non pensarci? Mi prendi
per il culo, dici a tutti che sono alto un metro e basta,
scrivi che giro sempre in mutande.
Come vedi anche io sono in mutande provo a
scherzare.
Quelle sono le tue mutande e ci scrivi sopra quanto
ti pare, tu invece hai scritto sulle mie mutande.
Ma guarda che  stata una cosa affettuosa.
Come no. Affettuosissima. La prossima volta che
fai? Mi tiri un calcio nelle palle?.
Peppe,  solo un racconto. Cose di fantasia.
Certo, mi ha chiamato pure mia cugina da Vercelli
e mi ha sfottuto per mezz'ora al telefono.
Peppe, ti giuro che non scriver mai pi una parola
su di te.
Chi se ne fotte. Tanto il danno lo hai gi fatto.
Peppe, ho la casa allagata. Dimmi dove sta il rubinetto
generale e non ti disturbo mai pi.
No, non te lo dico. Fattelo spiegare da chi ti ha pubblicato
il libro.
Ma che ne sa il mio editore dove sta il rubinetto?.
Mettici un po' di fantasia. Sei bravo o no?.
E Peppe Piccionello mi richiude la porta in faccia.
Ecco i danni della letteratura di consumo.
Ritorno a casa. Lenta e inesorabile, la palude tracima
fuori.
Mi viene in mente Laguna blu, solo che qui non c'
manco Brooke Shields mezza nuda, ma l'acqua che risale
su per i lembi bagnati del divano.
Il telefono. Certo. Se non ora, quando? Da qualche
parte esister uno studio sulla relazione diretta tra
rete telefonica e rete idrica. Vuoi mettere che il Massachusetts
Institute of Technology non abbia studiato
l'algoritmo in base al quale il telefono suona sempre
quando sei sotto la doccia o, come adesso, con la
casa allagata?
Ciao Saverio, come stai?. Il mio avvocato.
Quando ti chiama l'avvocato, il commercialista o la
banca sono guai. Valerio Raimondo  un amico, ma sempre
avvocato .
Con i piedi a mollo, avvocato mio.
Beato te, sempre al mare.
Gente che pu. Io pu.
Qui a Roma si schiatta di caldo, puoi immaginare.
Sei in Sicilia, vero?.
S, qui si schiatta di freddo. Aspetta un momento,
c' un orso polare che vuole un'informazione.
Per il ghiacciaio eterno sempre dritto e poi la
prima a destra.
Saverio, ti girano bene le cose, vero? Hai voglia di
scherzare.
Benissimo. C' gente che muore d'invidia quando
passo io.
Con il telefono incastrato tra collo e orecchio continuo
a cercare la maledetta valvola generale sotto i lavandini.
L'altro giorno parlavo di te con Serena Bellavista
va avanti Valerio Raimondo, ignaro del mio dramma
idrico.
Con chi?.
Serena Bellavista, lavora alla biblioteca nazionale
di via Castro Pretorio.
E che c'entri tu con Serena Bellavista?.
 venuta da me per una questione legale. Ha un figlio
di quindici anni.
Io non ho responsabilit, vero? mi allarmo.
Ahi, ahi, Lamanna, coscienza sporca?.
Non la vedo da una vita, te lo giuro.
Lo so, Saverio, so tutto. Ma siete rimasti amici, no?.
Valerio, vai al punto. Che vuoi da me? Non ho tempo
di chiacchierare, qui c' l'acqua alta.
Pure in Sicilia? Come a Venezia, insomma.
No, peggio. Dai, parla chiaro.
Insomma, Serena ha un problema, tu non c'entri,
stai tranquillo. Parlando parlando  venuto fuori il tuo
nome. E cos ho pensato che forse potresti aiutarla.
In questo momento sono io che ho bisogno di aiuto.
Non sai quanto.
In ginocchio, cerco sotto il bidet qualcosa che somigli
a un rubinetto: datemi una valvola, vi asciugher il
mondo.
Se sei d'accordo, le dico di chiamarti.  in Sicilia
anche lei.
La Sicilia  grande, Valerio.
Lei  in vacanza dalle parti di Trapani, non  lontano
da dove stai tu, giusto?.
Detto da te che dici sempre che il Pigneto  fuori
Roma.
Roma  Roma, ma la Sicilia  un'isola, quindi deve
essere piccola.
Valerio, hai gi deciso. Mi arrendo.
Allora ti faccio chiamare. Ciao Saverio, divertiti.
E attento ai ritorni di fiamma.
Un gorgoglio dalla lavatrice, quasi un risucchio. Provo
ad aprire il rubinetto del bidet: una scolatura annuncia
la fine del diluvio universale, l'arcobaleno  il segno
che Dio si  riconciliato con me e con la mia stirpe.
Infatti, si spalancano i cieli e la mia porta di casa.
Cretino, la valvola generale  all'esterno, accanto
al contatore.
Peppe Piccionello, pantaloni di lino bianco, camicia
di lino bianco, infradito Havaianas bianche, fa il suo
ingresso nello splendore del technicolor, retroilluminato
dal sole, camminando sulle acque, mentre si aprono
le onde del Mar Rosso.
Sono ancora inginocchiato, nella corretta posizione
del peccatore non del tutto pentito. Mi mancano solo
i fagioli sotto le rotule per l'espiazione secondo lo stile
collegio cattolico irlandese d'anteguerra.
Lo vedi che scrivi minchiate?.
Hai ragione Peppe, mi pento e mi dolgo con tutto
il cuore dei miei peccati perch peccando ho offeso te
infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni
cosa.
Non  vero che giro sempre in mutande.
Lo vedo, hai ragione, ho scritto minchiate.
Bene, adesso vado a cambiarmi perch i pantaloni
lunghi portano malattie. E vado a cercare uno che aggiusta
lavatrici.
Hai ragione. Grazie Peppe, sei il mio No.
Non ti allargare, per. La valvola  qui fuori, accanto
alla scaletta.
Terr a mente.
Sono tue quelle scarpe che galleggiano?.
S, minchia, le Tod's nuove nuove.
Cos impari a scrivere fesserie.
E mal me ne incolse.
Peppe Piccionello esce circondato da un'aureola di
luce.
Ora mi tocca ramazzare, asciugare, strizzare.
Il telefono. Di nuovo.
Ciao Saverio, sono Serena.  da un po' che non ci
sentiamo. L'avvocato Raimondo mi ha detto di chiamarti.
Come stai?.
A mollo.
Beato te. Io non ho fatto ancora un giorno di mare.
Serena, ti dispiace richiamarmi fra mezz'ora? Adesso
sono in immersione.
Col telefono?.
S,  una nuova tecnica: idrotelefonia in apnea.
Va bene, ti chiamo pi tardi.
A tra poco, scusa la fretta, ma qui sotto c' un gran
traffico,  l'ora di punta del passaggio dei tonni.
Cos' successo?.
Niente, pulizie di primavera.
A luglio?.
Lo sai come siamo in Sicilia, sempre un poco in ritardo.
Suleima guarda ancora la casa, lustra e luccicante di
bagnato. Scruta il divano, segnato dalla battigia dell'umidit,
sul quale sono sdraiato con la schiena a pezzi.
Non avrai esagerato? chiede togliendosi i pantaloni.
Tu pensi? No, mi piace fare le cose perbenino.
Mi viene addosso a cavalcioni.
Lancio un urlo.
Ti faccio questo effetto?.
La lontananza sai  come il vento.
E allora?.
Fa dimenticare chi non s'ama.
Che ti  successo?.
Colpa sua indico la lavatrice.
Vabb, vado a farmi una doccia fa Suleima, risollevandosi.
No se puede.
Why?.
Colpa sua accuso la lavatrice.
 facile scaricare le responsabilit sugli altri.
Siamo senz'acqua. La maledetta si ribella al dominio
dell'uomo.
Benissimo, niente doccia. Sfumato il primo dei
miei desideri per queste tre ore di pausa.
E l'altro?.
Mi guarda con quel sorriso.
Non te lo dico. Sei ridotto troppo male.
Lo spirito  forte, ma la carne  debole.
Saverio, invecchi a vista d'occhio. Stamattina dimostravi
dieci anni di meno.
Credo dipenda dal buco nell'ozono.
Hai mangiato? chiede Suleima.
No, ma tanta acqua, dicono faccia bene.
Ti preparo qualcosa?.
Mi basta un bicchiere di cicuta fresca, con una
spolverata di cacao in polvere.
Giornata allegra, oggi.
Ho spalato il mare.
Suleima mi stampa un bacio in bocca, mi mette le mani
addosso, mi tocca dove l'anima  pi sensibile e tutto
questo, miracolosamente, funziona da analgesico.
Quando ci rimettiamo in piedi sono guarito da ogni male,
i miei pensieri lustri e lucidi come il pavimento di
casa, un buco di fame al centro dello stomaco.
Sto l a guardare Suleima che mette su la pentola per
la pasta usando due bottiglie di acqua minerale, mentre
taglio qualche datterino ben maturo e passo tutto
a lei per preparare un sugo fresco.  bello stare cos:
l'olio che soffrigge, il bollore della pentola, dalla radio
una vecchia canzone che ricorda altre estati.
Stappo una bottiglia di Insolia ben fredda.
Non mettiamo nemmeno i piatti, con le forchette peschiamo gli
spaghetti pomodoro e basilico direttamente
dall'insalatiera.
Tu hai visto Nove settimane e mezzo? chiedo.
Saverio, quando sono nata io quel film era gi vecchio
di vent'anni.
C' una scena pi o meno cos.
Con gli spaghetti al pomodoro?.
Non ricordo, se vuoi controllo sull'iPad.
No, lascia stare, altrimenti quella l comincia a straparlare.
Vuoi dire Teresita?.
Insopportabile.
Sbagli, lei ti stima molto.
Ringrazio, ma non ricambio.
Finiamo il vino.
Domani vado a Favignana. Mi accompagni? le
chiedo.
Saverio, ti svelo una cosa di me che forse non sai.
Dimmi.
Io lavoro.
Non ci credo. Non ti immaginavo cos perversa.
Purtroppo  una brutta malattia, si chiama bisogno.
Dio mio,  contagiosa?.
Sta diventando un'epidemia.
Ti prego di adottare le opportune cautele.
Forse  meglio cos, penso. Forse  meglio andare da
solo.
Preparo il caff.
Che vai a fare? mi domanda, girando il cucchiaino
nella tazzina.
Una vecchia amica ha bisogno di un favore.
Vecchia quanto?.
Uh, vecchissima.
Pi di ottanta o meno di quaranta?.
Ad occhio, direi fra i quaranta e gli ottanta, ma pi
verso gli ottanta.
Mi prende un orecchio, me lo tira.
Se fai lo scemo te lo stacco e lo servo fritto col cuscus
di Maril.
Col cuscus no, ti prego, si infila dappertutto.
Due colpi alla porta e si spalanca.
Interrompo qualcosa?.
Peppe Piccionello di nuovo in mutande. Le buone cose
di pessimo gusto tornano sempre.
Bussare no, vero? faccio.
Ho bussato.
Lo sai come funziona, no? Si bussa, si aspetta, una
vocina da dentro chiede chi , allora si dice sono Peppe,
posso entrare, disturbo, c' nessuno.
Peppe nemmeno mi guarda.
Suleima, lo ammazzi subito tu o lo faccio io?.
No, pensaci tu che io vado a farmi mezza doccia con
l'acqua Sangemini.
Tra un'ora  tutto a posto fa Piccionello.
 arrivato l'uomo della pioggia commento.
Prepara un altro caff e non dire minchiate, che hai
ancora la condizionale. Sta arrivando mio compare
Tot Salemi, il mago delle lavatrici.
Come farei senza Piccionello? Mi dispiace non poter
scrivere pi niente su di lui. E un vero peccato perdere
uno cos. Ma devo decidere: l'uomo o il personaggio.
 il solito dilemma di noi autori di stampo pirandelliano.
La musica dei Tinturia in cuffia non riesce a coprire
la frequenza vocale della bionda seduta dietro di me.
Nella traversata in aliscafo da Trapani a Favignana imparo
alcune cose decisive sulla vita della sconosciuta alle
mie spalle che chiacchiera con un'amica.
Nell'ordine: l'ex marito non paga da un anno gli alimenti,
lo scorso inverno non  potuta andare a Saint-
Moritz, il tizio che l'aveva invitata in barca per quest'estate
 scomparso con tutta la barca per sfuggire alle
tasse, Londra non  pi quella di una volta, Milano
non  pi quella di una volta, New York non  pi quella
di una volta, Dubai non si sa se  quella di una volta,
ma forse meglio cos, gli hotel a cinque stelle superior
non offrono pi i servizi di una volta, la crisi ormai
 mondiale, bisogna scappare dall'Italia, questo non
 un paese serio perch  sempre quello di una volta.
All'approdo a Favignana mi studio ben bene la vittima
numero zero della crisi mondiale: al netto di chirurgia
plastica, valigie Louis Vuitton, Rolex e bracciale
d'oro del peso di un'arancina al burro, leggo la disperazione
tra le rughe. Se anche i ricchi piangono, le
loro ex mogli sono devastate dal segno meno davanti
al PIL. Riesco a immaginarla in una mattina d'autunno,
nel suo loft milanese, senza trucco, bip bip dell'iPhone
sui dati trimestrali Istat e gi lacrime amare. Sapesse
contessa, quanto mi pesa il Dow Jones.
Metto al massimo la voce di Lello Analfino con la sua
canzone sulla vita del precario, lascio il passo alla bionda
depressa Vuitton, sbarco in porto. Mi guardo attorno,
Serena deve essere qui, da qualche parte.
Tre colpi di clacson, eccola, appoggiata a una Mehari
bianca.
Me la ricordavo bella, ma dimentico che d'estate quelle
belle si fanno ancora pi belle.
Stai bene mi fa.
Lo stesso non posso dire di te. Stai benissimo.
Non cominciare a fare il cretino sorride.
Prendiamo un caff?.
S, ma poi andiamo al mare. Hai portato il costume?.
Claro que s, chica.
Bene, per smonta quell'aria da Gran Seduttore, ci
sono gi cascata una volta.
Pentita?.
Fino a un mese fa avrei detto di no, adesso ti piglierei
a legnate.
Un mese fa?.
L'avvocato non ti ha detto niente?.
No.
Quello  peggio di te.
Nuotare a bracciate lente nell'acqua fredda di Cala Azzurra.
Accanto a Serena. Ora mi torna in mente perch
mi piaceva: sapeva apprezzare il silenzio. Come adesso,
a filo d'acqua, dove si attutisce il brusio della spiaggia.
Torniamo a riva, stesi al sole, le palpebre socchiuse
nel bagliore.
La coscia di Serena sfiora la mia.
Ci pensi mai che poteva andare diversamente? sussurro.
S, poteva andare. Ma  andata cos.
Mi hai lasciato tu.
Non cambiare le carte in tavola, sei stato tu.
Non ricominciamo, tanto non saremo mai d'accordo.
Allora, di che si tratta?.
Speravo che Valerio Raimondo ti avesse anticipato
la cosa, ecco perch ho preferito che ti avvisasse lui.
In effetti mi  sembrato strano che non hai chiamato
direttamente tu.
 un po' difficile da spiegare.
Provaci.
Antonia Aimondi.
Mi sollevo su un gomito, gli occhi sbarrati.
Ma che gioco ?.
Magari fosse un gioco, Saverio.
 una storia di vent'anni fa.
No, non  di vent'anni fa.  una storia di oggi.
Mi lascio andare sul telo da spiaggia, sconfitto.
Dio mio, ma il passato non passa mai?.
Saverio, lascia perdere il melodramma. La storia 
semplice: un mese fa, a scuole finite, mio figlio Guglielmo
 andato a Palermo da suo padre, sai che siamo separati.
E che c'entra Antonia Aimondi? E io?.
Ascolta. Insomma, Guglielmo va a una festa in un
locale a Mondello. Una cosa tranquilla, ha solo quindici
anni, i suoi amici sono ragazzi a posto. Ma succede
qualcosa, un piccolo litigio con altri coetanei. Per
farla breve, Guglielmo fa lo spaccone, spinge di qua,
spinge di l, reagisce e se la prende con un ragazzo dell'altro
gruppo. Quello cade, sbatte contro un vaso e si
spacca il naso.
Tutto qua? Anche a me una volta hanno spaccato
il naso con un pugno.
Non  tutto qua. Il ragazzo ferito finisce all'ospedale,
gli dicono che ha il setto nasale rotto, gli fanno
un intervento. Io mi incazzo con Guglielmo, lo minaccio
di tenerlo in punizione tutta l'estate, cerco di rintracciare
i genitori, telefono e scopro che  il figlio di
Antonia Aimondi.
Non ci credo.
Ci devi credere. Dunque Antonia fa finta di non
conoscermi, mi dice che di qua e che di l, purtroppo
c' la legge, purtroppo le famiglie non fanno il proprio
dovere, purtroppo la responsabilit penale e civile,
purtroppo la crisi dei valori e mi annuncia che vuole
denunciarmi.
Minchia.
Qualche giorno fa mi  arrivata la citazione per danni,
Antonia Aimondi chiede settantamila euro.
Minchione.
 tutto quello che sai dire?.
Ma sei proprio sfigata.
Grazie della consolazione.
E io che c'entro?.
Tu hai combinato il guaio e tu adesso lo risolvi. Le
vai a parlare e le dici che io non ho una lira.
Io?.
Saverio, le corna ad Antonia Aimondi le hai messe
tu.
Con te, giusto?.
Ho capito. Ma quella ce l'ha ancora con me per colpa
tua.
Non avrei mai creduto di finire in un romanzo
d'appendice. Questa  peggio del Conte di Montecristo.
Lo so che adesso ti sei messo a scrivere romanzi.
Evita, perch se scrivi una sola parola su questa storia
il naso te lo spacco io, con tutti i sentimenti.
Quanto pu durare il senso di colpa?
Cinque anni per fatto lieve, dieci anni per fatto grave,
tutta la vita per peccato mortale. Mettere le corna
alla tua ragazza con una sua amica  fatto lieve, grave
o peccato mortale?
Guido da Trapani a San Vito lungo la litoranea di Pizzolungo
nell'ora che precede il tramonto accompagnato
da Radio Italia, solo musica italiana. Un po' di Lucio Battisti,
un po' di Pino Daniele, un po' di Franco Battiato,
perfino un Fred Bongusto.
Aggravanti: Serena Bellavista e Antonia Aimondi erano
quasi amiche, non proprio intime, ma frequentavamo
la stessa tacca, cos si diceva ai tempi per indicare
una comitiva di ragazzi.
Attenuanti: avevamo meno di venticinque anni, con Antonia
stavamo assieme da un anno e le cose andavano cos
cos, lei decise di andare per tre settimane a
Stratfordupon-Avon a perfezionare il suo inglese, ci salutammo all'aeroporto
di Punta Raisi dicendo che questo tempo ci
sarebbe servito per riflettere un po' su noi due.
Attenuanti: tecnicamente era una pausa di riflessione,
in pratica significa che ciascuno si fa i fatti suoi.
Attenuanti: Serena era bella da tirare via il fiato.
Aggravanti: Antonia Aimondi scopre che sto con
Serena perch glielo dice sua madre - la quale non mi
sopportava - che ci ha visti sbaciucchiare davanti alla
Torre di Mondello.
Aggravanti: per puro gusto letterario avevo scritto
due lettere ad Antonia nelle quali sembravo il giovane
Werther, straziato dall'assenza.
Dove sei? chiede Suleima al telefono.
Sto tornando da Trapani.
Io devo andare al ristorante, ci vediamo stanotte.
Ti aspetto sveglio.
Ti devi far perdonare qualcosa?.
Sono pulito, puro e immacolato.
Allora non c' gusto, gli innocenti sono noiosi.
Innocente mai, non cominciamo ad offendere.
C' qui Tot Salemi che ti aspetta.
Chi?.
Tot Salemi, quello della lavatrice.
Si  rotta di nuovo?.
No, ti deve dire qualcosa. Non ha voluto spiegare.
Digli di aspettare.
 con Peppe Piccionello, li lascio a casa.
Magari avrei voluto godermi un po' di intimit con
me stesso.
Troppo tardi, hanno gi preso la bottiglia di amaro
Averna.
Perch non sono scontroso e solitario?.
Ma tu sei scontroso e solitario.
Anche tu mi piaci moltissimo.
L'amaro Averna  quasi finito, l'ultima scolatura se
la beve Tot Salemi.
Ancora non mi ha spiegato cosa vuole da me. Abbiamo
parlato di lavatrici, di lavastoviglie, dei frigoriferi
di una volta che erano migliori di quelli di adesso, di
Custonaci che una volta era meglio di adesso, della Sicilia
che una volta era meglio di adesso e dell'amaro
Averna che una volta era uguale ad adesso.
Be', possiamo venire alla nostra questione dico a
un certo punto.
Voglio ammazzare il cavaliere Noce dice Tot Salemi,
l'Antico Toscano spento all'angolo della bocca.
Mi fa piacere. Chi ? chiedo.
Il proprietario della cava di marmo dove lavorava
Tot spiega Piccionello.
Quel gran cornuto precisa Tot Salemi.
Un gran cornuto sottolinea Piccionello.
Mi sembra una valida ragione per ammazzarlo.
Saverio, c' poco da scherzare. Tot ha lavorato per
quindici anni nella cava del cavaliere Noce.
Meccanico specializzato.
Meccanico specializzato precisa Piccionello. Un
anno fa il cavaliere Noce non ha pagato pi gli stipendi,
ha detto che c'era la crisi, che il mercato era fermo,
che l'antimafia aveva bloccato tutti i lavori pubblici,
che la gente era scantata e non spendeva pi e
che nessuno si faceva pi le scale di marmo, i bagni di
marmo, i pavimenti di marmo.
E noi abbiamo aspettato. Un mese, tre mesi, otto
mesi. Dopo un anno di questa storia il cavaliere Noce
ci ha licenziati senza darci una lira.
 la crisi, appunto dico.
S, ma quel cornuto del cavaliere Noce ha licenziato
dieci padri di famiglia e ha affittato la cava ai cinesi.
I cinesi? dico.
S, i cinesi. Hai presente quelli gialli con gli occhi
a mandorla? mi fa Piccionello.
Ne ho sentito parlare. Mi dispiace tanto, ma io che
posso farci?.
Tot Salemi prende dalla tasca della giacca il mio libro.
Quando sono venuto qui l'altro giorno a riparare la
lavatrice, perch mi do aiuto con questi lavoretti, non
sapevo che vossia era un grande scrittore.
Andiamoci piano.
Grande. Sono entrato dal tabaccaio di Custonaci e
c'era il suo libro.
Non significa niente.
Significa, significa, signor Lamanna, perch a me
mai era capitato di incontrare uno che scrive libri.
Sembra cos, invece  anche uno sveglio. Ha risolto
un caso di omicidio dice Piccionello.
Vabb, lasciamo perdere. Non capisco cosa posso
fare io con il cavaliere Noce e con i cinesi.
Vengo e mi spiego. Io voglio ammazzare il cavaliere
Noce, giusto? dice Tot Salemi, parlandomi manco
avessi sette anni.
Giusto.
Vengo da lei e racconto questa storia. Vossia che 
un grande scrittore scrive che c' uno, Tot Salemi, che
vuole ammazzare il cavaliere Noce, perch c' stata la
crisi, perch lo hanno licenziato, perch sono arrivati
i cinesi, con tante bellissime parole. Una cosa tipo
Rambo, ha presente il film?.
E poi?.
Appena esce il libro ne parlano tutti i giornali, la
televisione, la radio, pure la Rai e la Mediaset e gi cos
quel gran cornuto del cavaliere Noce si mette paura.
Ma la cosa non finisce qui.
Ah, no?.
Ascolta bene, Saverio: la cosa  interessante dice
Piccionello cercando negli armadietti della cucina, non
hai un po' di grappa?.
C' una bottiglia di rum sul frigo. Dunque, esce il
libro e che succede?.
Io vado dal cavaliere Noce con il libro appena uscito,
entro nel suo ufficio e gli dico cos: la realt pu
superare la fantasia. Bastano queste parole e quello capisce
che ho intenzioni serie, ma non mi pu denunciare
perch io non vado armato, ma porto con me solo un libro. Si pu ammazzare uno con un libro? No.
Ma l dentro c' gi scritta la fine del cavaliere Noce.
Poi fuori dall'ufficio ci sono tutti i giornalisti, chiamiamo
pure Barbara D'Urso, Striscia la notizia, le Iene,
il TG3 Sicilia e tutti raccontano di Tot Salemi e che
la realt supera la fantasia. Facciamo parlare mezzo mondo,
no?.
Ma non  pi semplice chiamare subito i giornalisti
e dire che siete stati licenziati? chiedo, un po' perplesso.
Tot Salemi allarga le braccia sconfortato.
Signor Lamanna, ma vossia lo vede il telegiornale?
C' gente che si ammazza, che si d fuoco, che piange
miseria, bambini morti di fame, imprenditori falliti,
e a nessuno gliene importa una minchia. L'altro giorno,
mia moglie, che mischina sa bene quanto soffre la
nostra famiglia, appena  spuntato in televisione uno
che aveva perso il lavoro, lo sa che mi ha detto? Cambia
canale che ci vediamo la replica del commissario
Montalbano, almeno non ci deprimiamo.
Piccionello versa il rum nei bicchieri.
Saverio, Tot ha ragione. Della crisi non frega pi
niente a nessuno, solo a quelli che hanno le pezze al
culo. Ma non fanno pi notizia. Con questa storia del
libro, invece, pu diventare una cosa internazionale.
Butto gi l'Havana 7. Pu essere che la realt supera
la fantasia, ma pu essere pure che mi trovo in mezzo
a due pazzi da catena.
Non mi convince dico.
Delusione sulla faccia di Tot Salemi.
Vossia  un grande scrittore.
Non sono un grande scrittore.
Ma se non fate niente voi che sapete tenere la penna
in mano, a noi poveracci chi ci difende?.
Non lo so.
Tot Salemi beve il suo rum, abbandona il mozzicone
di Antico Toscano nel posacenere, rimette il libro
nella tasca della giacca, si alza per andare via.
E se scriviamo che ammazzo qualcun altro?.
Chi?.
Non so, uno pi importante.
Non cambia.
Buonanotte e scusate il disturbo.
Lo vedo uscire dalla porta. Sembra pi piccolo di statura,
quasi si sia ristretto. C' ancora qualcuno che crede
nei libri, proprio ora che non servono quasi pi a
niente.
Capitolo shopping. Importante.
iDnde est la zona comercial?
Dnde est la zona comercial?.
iGuanto es?
Cunto es?.
Estoy cansada.
Cansada?.
Cansada. Buenas noches!
Teresita si spegne. Riprovo a farla ripartire. Maledetta
e ostinata, ha il carattere tosto dei galiziani.
 mezzanotte. Teresita ha chiuso bottega.
Mi torna voglia di fumare.
Perdo tempo sul tablet, vado a cercare Custonaci su
Wikipedia.
Centro noto per l'importante attivit di estrazione
marmifera, in particolare del pregiato Perlato di Sicilia,
di colore avorio chiaro e con chiazze di calcite pura, ma
anche di altri marmi di vario colore. Si contano circa duecento
cave di marmo nel territorio, su una superficie di
tre chilometri quadri.  esportato in tanti paesi e in particolare
 molto richiesto nella penisola arabica.
Ci sar crisi nella penisola arabica? L ficchi un dito
nella sabbia e spunta petrolio. E bravo il cavaliere
Noce, se ne sta a fare niente, prende l'affitto della cava
e il lavoro duro lo fanno i cinesi.
Tot Salemi ha dimenticato sul tavolo il pacchetto
di Antico Toscano. Quasi quasi ne accendo uno.
Scrivo: crisi marmo Custonaci. Sessantacinquemila risultati
su Google. Prima riga: il settore  da tempo in grave
sofferenza.
Provo a cambiare, magari trovo la replica del commissario
Montalbano e smetto di deprimermi.
Accendo il toscano. La prima boccata mi stordisce,
il sigaro non  fumare. E il toscano non  un sigaro.
Il Corriere.it; borse a picco, Milano la peggiore
in Europa.
Il sito di Repubblica: giornata nera a piazza Affari.
Provo sul Fatto Quotidiano, sperando che a quel
giornale delle borse non gliene freghi niente. E infatti
mi consolo: 60 miliardi il prezzo della corruzione, Italia
prima in Europa.
Il Sole-24 Ore, con il suo solito tatto, mi avverte
che lo spread  aumentato di 7 punti. Non  grave, non
si muore.
Tento con il Giornale di Sicilia: operai dell'ENI di
Gela da dieci giorni sulla ciminiera, vogliamo il lavoro.
Meno male che non ho pi un lavoro, penso, altrimenti
mi sentirei come un panda in metropolitana.
Mi verso un dito di Havana Club 7 Anos. Antico Toscano
e rum, ho appena costituito l'associazione italo-
cubana.
Ha ragione Tot Salemi. La sua vita non  una notizia,
al massimo un elemento statistico.
Ehi, che fai tutto triste e solo?.
Suleima. Meno male che sei tornata, stavo per tagliarmi
le vene dei polsi.
Si vede che non hai niente di meglio da fare. Cos'
questa puzza di sigaro?.
Aria di disperazione. A te come  andata?.
Al solito, lavoro.
Ti prego, ripeti questa parola.
Quale?.
L'ultima che hai detto.
Lavoro?.
Posso toccare una specie in via di estinzione?.
Ma ci sei o ci fai?.
Tu sei la perla nera, Suleima, tu sei una rarit, tu
sei il dodo delle Mauritius prima della scomparsa, tu
sei il bisonte dell'Oregon, il visone marino, la foca monaca
caraibica, il coguaro orientale.
E tu sei un imbecille allo stato brado.
In quanto tale non rischio l'estinzione.
Infatti, per questo non ho intenzione di moltiplicarmi
con te.
Unione senza moltiplicazione, va bene?.
Ti  andata buca a Favignana?.
Ho vinto un appalto senza nemmeno partecipare alla
gara.
Che devi fare?.
Riconciliare due vecchie fidanzate.
E perch avevano litigato?.
Per colpa mia.
E adesso devi riconciliare? Saverio, non mi sembri
l'uomo adatto.
Lo pensi anche tu?.
So come ragiona una donna.
Che vuoi, sensi di colpa da scontare.
Mentre sconti, io mi butto sotto la doccia.
Nuda?.
No, vestita da palombaro.
Sei sexy col tuo scafandro a pois.
Si spoglia andando verso il bagno, una vertigine di
pelle che mi costringe a seguirla fin l dentro.
Cassatella calda alla ricotta e caff al bar di Castellammare
del Golfo, pit stop obbligatorio nella tratta San
Vito Lo Capo-Palermo-San Vito.
Che dice? chiedo a Peppe Piccionello, impegnato
sul Giornale di Sicilia.
Forse riaprono la Fiat di Termini Imerese.
Non mi dare cattive notizie, ho puntato tutto sul
fallimento della Sicilia prima del 2020.
Sei ottimista.
 pi forte di me.
Peppe Piccionello ordina un secondo caff ristretto.
Perch ti sei messo questa maglietta? gli faccio.
Sul petto ha una scritta rossa: Ki longa  la penzata, ki
grossa la minkiata. Sicilian style.
Ti piace? Le fa la figlia di mia cugina. Quella  un
cervellone.
Si capisce da lontano.
Ha studiato all'universit.
Infatti. La cultura accademica rovina i giovani.
Pensa a te, piuttosto. Ti sei messo in un guaio.
Lo pensi veramente o lo dici per dispetto?.
Ma come fai a presentarti da una che ce l'ha con te?.
Sbagli. Antonia Aimondi non ce l'ha con me. Ce
l'aveva con me, ma qualche anno fa ci siamo rivisti
una sera a Roma, ci siamo messi a parlare del passato,
un po' di malinconia, il giardino dei sentieri che
si biforcano, i destini che si allontanano, patapum e
patapam.
E allora non capisci, Saverio.
Cosa?.
Quella si  riavvicinata perch prima o poi te la deve
far pagare.
Ma cosa mi deve fare pagare? Una storia di vent'anni
fa? Ha un figlio, un marito ricco, un attico in via
Principe di Belmonte, una villa a Trabia. Se restava con
me doveva perfino lavorare.
S, per a quell'altra la sta facendo pagare.
Quell'altra  la buttana, io sono soltanto un povero
maschio di carne debole.
Come dici tu.
Andiamo che si  fatto tardi.
Dove hai appuntamento?.
A casa sua, a Palermo.
E ti aspetta?.
Non si  nemmeno fatta pregare, dovevi sentire: ma
che bello, ma che gioia, ma che felicit, gaudio magno
e alleluia.
Non mi convince, questa ti mangia nelle scarpe.
Peppe, non fare Cassandra.
L'ho visto quel film, non era male. Basta che mi lasci
da Euronics e poi ci rivediamo quando hai finito.
Che vai a fare da Euronics?.
Guardo i televisori.
Devi comprarne uno?.
No, ma ogni volta che ci torno c' un modello nuovo
che costa sempre meno. Voglio vedere fino a che punto
arrivano.
E qual  il punto d'arrivo?.
Ci sar un giorno che me ne regalano uno.
Peppe, ti devo dare una brutta notizia: Babbo Natale
non esiste.
Fidati. Ci vuole solo pazienza.
Mio padre apre la porta.
Che ti  successo? Hai una faccia strana dice.
Niente, devo incontrare una persona.
Un giudice?.
Mio padre ha paura dei giudici.
No, una vecchia amica. Ma forse dovrei evitare.
Allora evita. Entra dentro, sto facendo la borsa.
Lo seguo in camera da letto. C' una sacca con due
racchette, asciugamano e maglietta.
Da quando giochi a tennis? gli faccio.
Da vent'anni.
Non lo sapevo.
Non leggi i giornali sportivi.
Ma ti far bene con questo caldo?.
Perch, sono malato?.
No, ma alla tua et.
Alla mia et, cosa?.
La televisione lo dice sempre: evitate le ore pi
calde.
Mangiate molta frutta e verdura, bevete molta acqua
e state all'ombra. Tu ci credi? A Palermo la gente
mangia pane ca' meusa, arancine, birra agghiacciata
e campa lo stesso.
Palermo non c'entra.
Hai ragione. Palermo  a parte. Resti qui stanotte?.
No, torno a Mkari. Perch non vieni anche tu?.
Mio padre controlla la sacca, sistema meglio un paio
di scarpe sportive. Da quando  morta mia madre,
non vuole pi mettere piede a Mkari.
Che ci vengo a fare? L va tutto in rovina dice.
Non  vero, ho sistemato la casa.
Fa un gesto con la mano. Forse non ci crede, forse
non gli interessa.
Hai scritto un libro? mi chiede, andando verso il
bagno.
S, te ne ho fatto mandare una copia.
Lo so, ma l'ha presa Mimi, voleva dare un'occhiata
dice a voce alta, da l dentro.
E tu nemmeno lo hai sfogliato?.
Ce l'ha ancora Mimi, ma ho visto il tuo nome sulla
copertina: faceva figura grida.
Grazie, mi piace quando sprizzi entusiasmo.
Se scrivevi una canzone, la cantavo. Siccome hai
scritto un libro, dammi il tempo di leggerlo spiega, rientrando
in camera.
E anche tu hai ragione mi arrendo.
La vuoi un po' di granita?.
Da dove viene?.
Dal bar qua sotto, l'ha portata Maricchiedda stamattina
presto.
Con la brioscia?.
Pure la brioscia.
Brioscia a pezzetti nella granita ormai liquefatta. Io
e pap al tavolo della cucina. Ci deve essere qualcosa
che mi ricorda una mattina di tanti anni fa, la sensazione
che tutto sia gi successo.
Hai smesso di fumare? chiede mio padre.
S, da un mese.
Si vede, sei un po' ingrassato.
Il canarino lancia un assolo dalla veranda.
Perch non lo liberi? faccio.
Certo, tanto a te che te ne frega se poi se lo mangiano
i gabbiani?.
Ma sei sicuro?.
Quello non sa vivere senza di me.
In gabbia, per.
E pure io sono in gabbia. Non lo vedi?.
Ma, quando vuoi, vai a giocare a tennis.
Se passa Mimi a prendermi, senn resto qui in gabbia.
E canto.
Buona questa granita. Lo sai come si dice in spagnolo?.
Granizado.
Come fai a saperlo?.
Una volta sono andato a Siviglia con tua madre.
E c'era la granita?.
Di prima qualit. Meglio di quella del bar di Salina.
Non ci credo. Mi sfotti.
Granita, granita. Sei fissato con la granita. Quand'eri
bambino volevi imparare a fare la granita, dicevi che
dovevi andarla a vendere in America.
Dicevo questo?.
Ne dicevi tante minchiate. E questa fra le tante.
Un destino segnato.
Mio padre toglie i bicchieri della granita, li mette nel
lavello, ripulisce il piano del tavolo dalle briciole.
Quando hai appuntamento con questa qui?
chiede.
Chi?.
La tua vecchia amica.
Adesso, fra un'ora. Devo chiederle un favore per
un'altra amica.
Ahi Maria.
Che significa?.
Che non ti devi mettere in mezzo fra due donne
Comincia a venirmi questo sospetto.
E allora lascia perdere.
Senso di colpa.
Verso chi delle due?.
Tutte e due.
Ti vedo e ti piango, figlio mio.
Suona il citofono. E arrivato Mimi.
Io scendo. Se vuoi stare un altro poco, quando esci
tira la porta dice pap.
Va bene, stai attento.
Appena Mimi ha letto il tuo libro, ti dico cosa ne
penso.
Lui legge e tu giudichi.
 un caro amico, abbiamo le stesse opinioni, pi o
meno.
Grazie, pap. Stai attento.
Peppe Piccionello sta bene?  tanto che non lo vedo.
L'ho lasciato da Euronics. Aspetta che gli regalano
un televisore.
Ancora questa storia? E cominciata che c'era ancora
la tv in bianco e nero.
Che vuoi farci,  un tipo ostinato. Ciao, pap. Stai
attento.
Ciao, Saverio. Stai attento tu, ne hai bisogno.
La saracinesca chiusa della gioielleria. Vendesi. Affittasi.
Locali commerciali, 500 metri quadrati, disponibili
da subito. Qui all'angolo mia madre comprava i
pigiami per me e per mia sorella. Cessazione attivit.
Vendesi. Affittasi. Vicino all'edicola c'era uno che
fabbricava camicie spacchiosissime, destrutturate, colletti
flosci, puro stile anni Ottanta. Quando ha chiuso,
al suo posto hanno aperto una jeanseria, poi un negozio
di articoli da regalo. Adesso niente. Sulle vetrine
impolverate e sporche hanno attaccato dei manifesti.
No Tav. No Ponte. No Renzi. Con lo spray qualcuno
ha scritto SUCA, che funziona sempre per tutto.
Prima di piazza Politeama incontro quello che da venticinque
anni, ogni volta che metto piede nel centro di
Palermo, mi vende accendini, penne biro, fazzolettini
di carta.
Parrino, mi regali cinque euro?.
Lo conosco da quando era un ragazzino. Stiamo invecchiando
assieme. Mi chiama parrino, presumo per
rispetto di et, perch potrei essere suo padrino. Di battesimo?
Di cresima? Parrino, comunque.
Cinque euro? gli faccio.
C' crisi, parrino, c' malura.
E invece prima?.
Prima era diverso, parrino, venivo da te e mi regalavi
cinque euro.
E ora?.
E ora fai questioni. Perch c' crisi. .
Prima chiedevi un euro, adesso ne chiedi cinque,
hai aumentato i prezzi.
Con i clienti come te, parrino, mi posso permettere.
Ma c' crisi.
Tre euro.
Quattro euro, parrino. C' troppa concorrenza:
turchi, zingari, africani, nivuri.
Cinque euro, ecco.
Dieci penne, parrino, guarda che bei colori: rosa,
giallo, fucsia. Ti piace questa nera?.
Me ne infila un mazzo in tasca. E passa a un altro
seduto al bar.
Mi regali due euro, parrino?.
Mi sento toccare su una spalla. Uno mi sorride.
Che ci fai a Palermo? mi stampa un bacio per
guancia.
Non so chi . Buio totale.
Mi prende sottobraccio. Dalla camminata mi pare uno
che fa politica.
Proprio l'altro giorno stavo per chiamarti dice.
Com' che appaio sempre a quelli che stanno per chiamarmi?
Caro Saverio, sono tempi duri. Questa citt  al capolinea.
La spending review, il patto di stabilit, l'Europa,
la Merkel.
Certo, l'Enciclica, le lavatrici, il marmo perlatino,
lo spread.
Ci intendiamo, appunto. Vedi che disastro? indica
via Libert con un gran gesto della mano.
A me non pare un gran disastro, forse a guardare meglio,
ma potrei farlo solo se questo qui si togliesse di
mezzo. Ma non si toglie.
Pensavo a te, caro Saverio, perch in questo momento,
tu sai com' la situazione politica, sai meglio di me
quello che sta succedendo alla Regione, sarebbe necessario
un intervento forte, qualcosa che dia una scossa,
un nuovo assetto, un progetto innovativo.
Ho capito.
Purtroppo non lavoro pi col sottosegretario dico,
liberandomi dalla sua presa.
No? E da quando?.  stupito.
Da un mese, pi o meno.
Non sapevo nulla. Adesso  quasi risentito. Com'
che non l'ho avvertito subito? Avrebbe dovuto essere
il mio primo pensiero.
Divergenze ideologiche.
Capisco. Allora ne riparliamo in un altro momento.
S, un altro momento mi sembra il momento perfetto.
Tu hai il mio numero, no? mi fa.
Certo, sempre in prima linea.
Bravo, Saverio, sempre in prima linea.
Se ne va di fretta. Appena gira l'angolo mi ricordo
chi . Lo chiamano Mezzuovo, quando era assessore comunale
in un paese delle Madonie chiedeva la tangente
sulle uova per la refezione scolastica: met del costo
di ogni uovo finiva nelle sue tasche.
Plin plon, l'ascensore all'ultimo piano.
Si apre la porta, mi accoglie una donna filippina o tamil
o bengalese, non so, con borsa da mare sottobraccio.
Signora ti aspetta?.
Non capisco se  una domanda o il suo accento.
S, signora mi aspetta.
Io esce?.
Io entra.
Tu aspetta qui in salone?.
S, aspetto qui.
Tu amico signora con marito o senza marito?.
Senza, credo.
Io vado mare con amica?.
Ne hai facolt.
Ciao allora?.
Divani bianchi, lampada Arco Flos, chaise longue Le
Corbusier, cassapanca dell'Ottocento siciliano, tappeto
persiano d'epoca, un quadro di Croce Taravella, uno
di Alessandro Bazan, un piccolo Lojacono con una veduta
di Monte Pellegrino, tre Marylin di Andy Warhol.
Faccio il conto: almeno trentamila euro, escludendo le
serigrafie di Warhol di cui non giuro sull'autenticit.
Mi piace fare i conti in tasca alla gente.
Sei tu, Saverio? la voce di Antonia dall'altra stanza.
Confermo.
Vuoi bere qualcosa? Guarda nel frigo dentro il mobile
antico.
Grazie.
Dammi ancora qualche minuto.
Trovo acqua minerale, succo d'arancia rossa, campari
soda e Coca-Cola. Se ci fosse l'Havana mi farei un
cuba libre. Scelgo succo d'arancia: guardo attorno,
non vedo bicchieri, mi attacco alla bottiglia.
I bicchieri sono nell'altro sportello grida Antonia.
Gi trovati, grazie.
Ne sporco uno di succo, per cancellare le tracce dell'abuso.
Mi avvicino al tavolo di vetro spaziale - se  il Nomos
disegnato da Sir Norman Foster saranno pi o meno
tremila euro - su un leggio di plexiglas trasparente
c' una copia del libro bullonato di Depero. Non ne capisco
niente di libri d'arte, ma il mio amico Giancarlo
ne parla sempre, dice che  uno dei volumi pi belli del
Novecento (e anche dei pi costosi). Lo sfoglio piano.
Bellissimo, vero? Vale quasi trentamila euro dice
Antonia spuntando alle mie spalle.
Non era granch da giovane, ma ormai migliora col
tempo, immagino contribuiscano molte ore di trattamenti
estetici, lezioni individuali di pilates, qualche
interventino di bisturi e un tocco di botox.
Shorts, maglietta leggera, sandali col tacco, colpi di sole
ai capelli e palese assenza di reggiseno la collocano d'ufficio
nella categoria milf agiate di prima classe. Bottana
industriale, direbbe Giancarlo Giannini.
Mi stampa un bacio sulla guancia, forse un po' troppo
vicino alla bocca.
Stai bene mi fa.
Tu meglio.
Hai bevuto qualcosa?.
Indico il bicchiere sporco.
Succo d'arancia.
Lo sai che sono proprio contenta che ti sei ricordato
di me?.
E come dimenticarti? faccio io, la coscienza sporchissima.
Ti sono mancata?. Accavalla le gambe sul divano
bianco. Sa di avere sempre gambe spettacolari.
Sfoglio ancora il Depero bullonato.
Trentamila euro non sono un po' troppi?.
Lo penso anch'io, ma mio marito  fissato.
Fa sempre il commercialista degli evasori fiscali?.
Antonia ride.
Vieni a sederti qui vicino e batte la mano sul divano.
Eseguo.
Saverio dice, passandomi una mano nei capelli.
Gi faccio io.
Saverio.
Questo l'hai gi detto.
Sono passati tre anni dall'ultima volta.
Quattro.
No, tre, sono sicura. Certe notti me lo sogno, sai?.
Spero che tu non parli nel sonno.
Non parlo, ma sospiro forte, troppo forte.
Il telefono. Il mio telefono.
Cuc. Stai attento a te.
Suleima.
Faccio un cenno ad Antonia, mi alzo dal divano e vado
verso la porta affacciata sulla terrazza con i banani.
Ciao, dove sei?.
A casa, non cambiare discorso. Guarda che so tutto.
Ma cosa?.
Hai capito. Fai il cretino e ti rompo il naso.
Non ci credo. Sei una donna di mondo.
Ti illudi. Ne ho gi seppelliti due prima di te.
Ci vediamo stasera.
Se mi trovi.
Dove vai?.
Il mio maestro di sci vuole portarmi a Montecarlo.
Non  mai stato il tuo sport preferito.
Lo diventer. Adieu, mon amour.
Antonia si smuove sul divano.
 la tua fidanzata? chiede.
S.
 una cosa seria?.
 una cosa.
 gi qualcosa. Andiamo al mare? Dai, come ai vecchi
tempi.
S, meglio uscire da qui, perch tanto so come va a
finire.
Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare
d'agosto. Anzi, di luglio.
Antonia prende la borsa, le chiavi della macchina, mi
spinge contro un muro e mi stampa un bacio in bocca
con tutti quanti i sentimenti.
Non credere che mi arrendo cos. Tu oggi sei mio.
La Smart cabrio di Antonia brucia i semafori, sorpassa
a destra, svolta con striscia continua. Veloce
compendio di ammutinamento al codice della strada.
Uno con Lapa carica di vecchi televisori ci grida dietro
un insulto, Antonia tira fuori la mano dal finestrino
col dito medio alzato. Noblesse oblige.
Devo trovare il coraggio. Ora o mai pi.
Antonia, devo confessarti una cosa.
Parla, gioiuzza mi mette una mano sulla coscia.
Non ho il costume.
Non ti preoccupare, al circolo ne troveremo uno.
Il circolo, certo. Antonia non  tipo da spiaggia libera.
 pi facile che un cammello passi per la cruna di un
ago che un palermitano rinunci al suo circolo al mare.
Scendiamo gi per la discesa di Valdesi. Mi guardo il
cielo, spezzato dalla corsa degli alberi, la pietra rosa di
Monte Pellegrino. Alzo una mano a fermare il vento.
Saverio, ti ricordi quando andavamo a Capo Gallo in Vespone?.
Il Vespone blu 125.
Ero proprio innamorata di te.
Anche io.
Non quanto me.
Lo dici tu.
No, lo dicono i fatti.
Antonia frena di botto, devo mettere le mani avanti
per non sbattere contro il parabrezza.
C' un parcheggio grida.
I clacson urlano dietro di noi. Antonia se ne frega,
svolta a sinistra, costringe un autobus a inchiodare, infila
la Smart accanto a un cassonetto pieno di immondizia.
Il traffico riprende, dai finestrini qualcuno impreca:
Pulla e figlia di pulla.
Caff al Bar Alba. Antonia riscuote successo, lo capisco
dagli sguardi degli avventori maschi che se la spizzicano
manco fosse un nove di cuori a chemin de fer.
Con quelle gambe.
Per ti voglio ancora bene fa Antonia, da dietro
la sua tazzina di orzo macchiato.
Ci mancherebbe altro. Eravamo cos giovani.
Per mi hai fatto soffrire tanto.
Mi devi ringraziare. Ti ho salvata da una vita infelice.
Non lo so. Dai, andiamo che ho voglia di nuotare.
Prima di uscire butto un'occhiata sulla cronaca di Palermo
del Giornale di Sicilia.
Tramonta un'epoca, chiude il Bar Mazzara. A quei
tavoli Tomasi di Lampedusa scrisse il suo capolavoro.
La propriet: E colpa della crisi.
Tramonta un'epoca. L'avr letto almeno trecento volte
da quando sono maggiorenne, pertanto posso considerarmi
un reperto archeologico.
Che fai? Sbrigati mi richiama Antonia, tra gli
sguardi ammirati dei clienti convinti in cuor loro che,
minimo minimo, sono finocchio o cornuto pacifico
perch Ges d i biscotti solo a chi non ha denti. Li
capisco, anch'io spesso mi consolo cos.
Il mare di Mondello  chiaro, sembra quasi pulito.
Nuoto a bracciate lente nel costumino Colmar rosa
stinto dimenticato negli spogliatoi da qualche avvocato
civilista, immagino habitu delle enoteche del centro
e del ristorantino di Gigi Mangia in via Belmonte.
Antonia  riuscita a presentarmi a raffica come ex fidanzato
storico a una sua amica arredatrice, alla moglie
di un deputato regionale, a un componente dell'ufficio di
presidenza di Confindustria Sicilia, a un magistrato della
procura e a un indagato per tangenti. Ora intuisco perch
mi ha portato qui, sono la sua preda quotidiana: si
vede che deve far espiare qualcosa a suo marito.
Ciao bell'uomo, il mare  troppo grande per te.
Mi avvinghia con le gambe sott'acqua, mi stringe modello
polpo e mi bacia.
Siamo alla giusta distanza dalla spiaggia del circolo.
Giusta per far capire che tra noi sta succedendo qualcosa.
Arriviamo al molo e parte avanti in perfetto stile
libero. Al liceo era campionessa provinciale nei duecento
metri.
Arranco fin laggi. Merito un premio, le sue mani
dentro il costume rosa stinto riescono a togliermi il poco
fiato che mi  rimasto.
Allora ti piaccio ancora? mi sussurra nell'orecchio.
Ho un sistema nervoso sensibile.
Molto sensibile ride, prima di scappare via, questa
volta a delfino.
Quando torno in spiaggia, la trovo gi sul lettino, cosparsa
di protezione 15, occhiali da sole Persol, sfoglia
l'ultimo numero del magazine I Love Sicilia.
Mi stendo sulla sdraio.
Il mare di Mondello  azzurro pallido, come il titolo di quel libro l sulla scrittura femminile, non ricordo
l'autore, ma mi aveva annoiato abbastanza.
Vai alle Seychelles, alle Maldive, alle Figi, ma come
il mare nostro non ce n' sta dicendo una dietro
di me.
Certo, ormai questi viaggi te li vendono a due lire
le risponde un panzone con un panama bianco in
testa.
Ma non  per la spesa, sai.  che dopo tre giorni
in quei posti ti annoi. Si mangia pure male.
Tento di distrarmi dalla conversazione dei due esploratori
intercontinentali, controllo il telefonino: una
chiamata persa di Piccionello. Lo richiamer dopo.
Uno in bermuda blu e maglietta bianca, con lo
stemma del circolo sul petto, si avvicina al lettino di
Antonia.
Signora, scusi se la disturbo,  da tempo che cerco di
contattare suo marito per discutere quella situazione.
Ne parli con lui fa Antonia, senza alzare gli occhi
dalla rivista.
Appunto, non riesco a rintracciarlo.
Sa, mio marito lavora. La far chiamare.
L'uomo in bermuda resta piegato in avanti fin quando
non intuisce che  arrivato il momento di smammare.
Devo aprire il discorso con Antonia. Da dove comincio?
Fabrizio. Antonia si solleva di colpo sul lettino,
chiama qualcuno.
Il ragazzo ha spalle larghe, profilo affilato, sorriso simpatico.
Posa un bacio sulla guancia di Antonia.
Ciao mamma.
Saverio, questo  mio figlio Fabrizio.
Mi saluta con la gentilezza degli adolescenti ai qualirisultano indifferenti tutti coloro che abbiano pi di
vent'anni.
Io tra poco torno a casa dice Fabrizio a sua madre.
Pap non c'. E a Catania, torna stasera.
Lo so, ci siamo sentiti. A dopo.
Antonia si toglie gli occhiali, lo segue con lo sguardo
fino a quando Fabrizio raggiunge un gruppetto di
suoi coetanei.
 bello, vero? mi chiede con orgoglio.
S, un bel ragazzo. Quanti anni ha?.
Quindici, ma sembra pi grande.
Vedo che il naso gli  guarito.
Ho detto la mia cazzata. Ma quando me ne rendo conto
 troppo tardi.
Che ne sai tu? mi fa Antonia.
Non posso bluffare.
Me l'ha raccontato Serena.
E tu che c'entri?.
Antonia, parliamoci chiaro.
S, parla chiaro.  meglio.
So che hai fatto causa a Serena. Non ti sembra esagerato?.
Sei venuto a trovarmi per questo?.
Non solo per questo. Ma perch non la risolviamo
da vecchi amici?.
Serena sar amica tua, non certo mia.
Non ho detto che  amica tua. Ma perch devi farle
causa?.
Suo figlio ha spaccato il naso a mio figlio.
Ho capito, ma  una cosa da ragazzi. E stato un incidente.
Vuoi farlo condannare all'ergastolo?.
Se sua madre non sa educare il figlio, allora ci penser
il tribunale.
Antonia, le hai chiesto settantamila euro. Ma che
te ne importa? Sei ricca, tuo marito  il principe dei
commercialisti. Perch vuoi rovinare quella poveraccia
che campa con uno stipendio da fame?.
Saverio, perch non ti fai i cazzi tuoi?.
Io capisco che ce l'hai con Serena. Ma sono passati
tanti anni.
Antonia scoppia a ridere. Una risata finta.
Pensi che ce l'ho con lei per colpa tua? Piccolino
mio, ma quanto ti senti importante? Non sono cos stupida,
Saverio. Siete stati due stronzi, va bene, ma  passato
un secolo. Non sono una quarantenne infelice n
una casalinga disperata, vivo allegramente e ogni tanto,
distrattamente, penso a te.
Il telefono. Piccionello.
Peppe, ti richiamo io.
Ascolta, Tot Salemi ha preso in ostaggio il cavaliere
Noce. Dice che vuole parlare solo con te.
Minchia. Arrivo.
Antonia si rimette gli occhiali da sole, si stende sul
lettino e riprende a sfogliare I Love Sicilia.
Antonia, devo scappare via. E un'emergenza.
Bene, restituisci il costume.
Una sola domanda, Antonia.
Prego.
Se non lo fai per vendetta, perch lo fai?.
Si chiama senso di giustizia, Saverio. Ma tu non puoi
capire.
S,  vero. Non posso capire.
Cerco un taxi, un autobus, qualcosa che mi riporti
a Palermo.
Si ferma uno scooter Honda Vision, da sotto il casco
una voce giovane.
Deve andare a Palermo? Le do un passaggio.
Lo riconosco:  Fabrizio.
Accetto.
Allora  meglio che questa borsa la porti lei.
Fabrizio, dammi del tu.
Come vuole lei.
Mi chiamo Saverio.
Come dice lei, cio tu, Saverio.
Mi carico sulla spalla la sua borsa da palestra, Fabrizio
mi passa un casco e salgo in sella.
Attraversiamo la Favorita, qualche matto a bordo strada
fa jogging a trentasei gradi, di corsa verso l'infarto.
Dove vai a scuola? chiedo, la solita domanda idiota
per adolescenti studenti.
Cosa? Non ho sentito.
Che scuola fai?.
L'Umberto.
Che anno?.
Terzo, cio primo liceo.
Come va?.
Cos cos.
Cos cos. Fine della conversazione. Mica gli posso
chiedere chi gli ha spaccato il naso. Sulla borsa leggo
la targhetta col nome: Fabrizio De Gregorio.
Sbuchiamo in piazza Leoni.
Lei dove deve andare? mi fa.
Non ci diamo del tu?.
Tu dove devi andare?.
Non ti preoccupare, lasciami dove ti viene pi comodo.
Io sono gi arrivato, la mia palestra  qui vicino.
Scendo qui, allora.
Gli restituisco casco e borsa.
Che sport fai? gli chiedo, seconda domanda idiota
per adolescenti. La terza : che musica ti piace?
Pesi.
Bravo.
Si fa pensieroso, immagino si stia sforzando per trovare
una domanda cortese e adeguata alla mia veneranda
et.
Sei su Facebook? mi fa.
S. Saverio Lamanna.
Allora ti chiedo l'amicizia.
Bene. Grazie, Fabrizio.
Raggiungo a piedi via Libert, prendo il 101 al volo,
senza biglietto. Mi sento ragazzo, quando restavo
vicino all'uscita dell'autobus per scendere in fretta all'arrivo
del controllore.
Dove sei? insiste Peppe Piccionello al telefono.
Sto arrivando. Aspettami davanti Euronics.
Sono qua fuori da mezz'ora. L Tot Salemi sta facendo
il matto. E arrivata la polizia, l'esercito, dobbiamo
fare presto.
Non volo, ma sto imparando.
Non sai fare proprio niente.
Il televisore te l'hanno regalato?.
La prossima volta.
Non sai fare proprio niente.
Non ho nemmeno il tempo di scendere dall'auto. Il
mucchio selvaggio di telecamere e giornalisti mi accerchia.
Lamanna, da quanto tempo conosce Salemi?.
Perch chiede di lei? Cosa vuole?.
 vero che lei  un investigatore privato?.
Sapeva che in passato Salemi  stato condannato per
rissa?.
Quando vi siete incontrati l'ultima volta?.
Salemi  pericoloso?  armato?.
Le aveva mai detto di voler sequestrare il cavaliere
Noce?.
Un capitano dei carabinieri mi mette un braccio sulle
spalle. Sono cosa sua, adesso.
Ragazzi, il signor Lamanna adesso non pu rispondere.
Capitano, solo una battuta per il telegiornale.
Mi dispiace, ragazzi, abbiamo altre priorit. Signor
Lamanna, venga con me.
Passiamo sotto i nastri rosso-bianchi che tengono a
distanza giornalisti e curiosi. Tre ragazzi scattano foto
col telefonino verso il container che ospita gli uffici
della Marmi e Graniti Cav. Noce SRL.
Sono il capitano Mendolia.
Com' la situazione?.
Molto semplice. Due ore fa il soggetto....
Il soggetto?.
Salemi Salvatore, nato a Custonaci il cinque sette
sessantuno, ivi residente in via Scurati, coniugato, pregiudicato.
Pregiudicato?.
Condanna per rissa, aggravata dai futili motivi.
In che anno, scusi?.
Millenovecentosettantotto.
Ma aveva diciassette anni.
Lamanna, i precedenti sono precedenti.
Precedono, infatti. Torniamo al soggetto.
Il soggetto, le dicevo, verso le ore dodici e trenta si
presentava negli uffici della cava, ben sapendo che nell'ora
di pausa non avrebbe trovato gli altri lavoratori.
I cinesi.
I cinesi?.
Niente,  una lunga storia. Andiamo avanti, capitano.
A questo punto, avendo sorpreso il cavaliere Noce
che solitamente si sofferma in ufficio nell'orario di
pausa, il Salemi ha chiuso dall'interno porte e finestre,
si  asserragliato e ha chiamato la caserma.
Lui stesso?.
S, ha chiamato la caserma dicendo di avere in
ostaggio il cavaliere Noce e ha chiesto espressamente
di voler parlare con lei. Non avendo i suoi recapiti siamo
riusciti a raggiungerla attraverso il signor Piccionello.
Sapete se  armato?.
Non lo sappiamo. Per questo consiglio un contatto
via filo.
Via filo?.
Al telefono.
Va bene.
Trin, trin, trin. Sento il telefono squillare dentro il
container.
Salemi, sono il capitano Mendolia.  arrivato Lamanna.
Resti in linea, glielo passo.
Tot Salemi, sono Saverio.
Lo so, la vedo da qua dentro.
Bene, Tot, cosa vuoi fare?.
Stanotte non ho dormito. Ho pensato, ho pensato,
ho pensato.
E cosa hai pensato?.
Se vossia il racconto non pu scriverlo prima, pu
scriverlo dopo, no?.
Dopo che cosa, Tot?.
Dopo che vossia ha parlato con i giornalisti, cos fa
sapere a tutti quant' cornuto il cavaliere Noce e che
ci vuole scrivere un libro su questa storia.
Dov' il cavaliere Noce?.
 qui, sta benissimo. Vero cavaliere?.
Sto benissimo trema la voce del cavaliere.
Sei armato, Tot?.
Ma a vossia ci pare che sono cretino?.
Sei armato, Tot?.
Ho portato un quaderno, cos vossia ci scrive il romanzo
sussurra al telefono.
Certo, Tot, ma appena parlo con i giornalisti tu
esci fuori senza fare danni. Me lo prometti?.
Parola di Tot Salemi.
Ripasso il telefono al capitano.
 armato? chiede il capitano.
Dice di no. Ha un quaderno.
Un quaderno?.
Per me. Devo scrivere la sua storia.
Bene, cosa vuole?.
Vuole che parlo con i giornalisti.
Non posso autorizzarla.
E non mi autorizzi. Mi autorizzo da solo.
E cosa deve dire?.
Cosa vuole che dica, capitano? Faccio la storia del
marmo di Custonaci, dalle origini ai nostri giorni.
Lamanna, faccia poco lo spiritoso. Guardi che posso
arrestarla per oltraggio a pubblico ufficiale.
Bene, cos poi ci pensa lei a tirare fuori Salemi e il
cavaliere Noce.
Lamanna, chiudiamo questa storia che va avanti gi
da troppo tempo. Maresciallo, faccia avvicinare i giornalisti,
il signor Lamanna rilascer una breve dichiarazione
per conto del soggetto.
Il gruppetto dei giornalisti mi stringe.
Bene, ragazzi, il Salemi ha chiesto che il signor Lamanna
rilasci una dichiarazione. Nessuna domanda, vi
prego spiega il capitano.
Sento il ronzio delle frequenze dei microfoni.
Si va in scena.
Tot Salemi mi chiede di raccontarvi la sua storia.
La storia di un uomo che per quindici anni ha lavorato
in queste cave, che da quasi un anno non riceve lo
stipendio e che poche settimane fa  stato licenziato dal
cavaliere Noce che ha dato in gestione l'attivit a una
societ cinese. Il suo  un gesto di protesta, per far conoscere
la sua situazione e quella dei suoi dieci colleghi
rimasti senza lavoro.
Colpa della crisi? chiede un giornalista.
La crisi c'entra sempre.
Salemi  armato? interviene un altro.
Non  violento.
Fine delle domande, grazie interviene il capitano
Mendolia.
Lamanna, scriver qualcosa su questa storia? mi
chiede una bionda, tirando fuori dalla borsa il mio libro.
Gi la stimo moltissimo, anche per la sua quarta
di seno.
L'ho promesso a Salemi. Sar uno dei protagonisti
del mio prossimo racconto.
Mi allontano, lasciando i giornalisti a prendere nota
del titolo del mio ultimo libro, ben inquadrato dalle telecamere.
Un po' di pubblicit non guasta mai, penso.
Mi pento subito di averlo pensato: sono cos cinico?
Salemi, sono il capitano Mendolia. Le passo Lamanna.
Tot, tutto fatto. Adesso puoi uscire.
Prima voglio vederlo in televisione.
Cosa dice? chiede il capitano.
Vuole vedersi in televisione.
Me lo passi. Salemi, chiudiamola subito. Sta arrivando
il magistrato e le cose poi si complicano.
Mi faccia parlare con Piccionello.
Cosa dice? chiedo al capitano.
Adesso vuole parlare con Piccionello.
Faccio segno a Piccionello di avvicinarsi. E appoggiato
alla macchina, a testa bassa.
Vuole parlare con te.
Tot, che succede?.
Perch non venite dentro tu e Lamanna? Cos
aspettiamo il telegiornale.
Cosa dice? chiede il capitano.
Dice se andiamo dentro io e Lamanna, cos aspettiamo
il telegiornale.
Non se ne parla. Non posso autorizzare scuote la
testa il capitano Mendolia.
Il gruppo di giornalisti sbanda all'arrivo di una Lancia
Thema blu. E arrivato il magistrato da Trapani.
Minchia, adesso cominciano i guai. Il capitano si
toglie il berretto e si passa una mano fra i capelli.
Il magistrato avr s e no trent'anni, jeans e maglietta
Lacoste color lilla.
Non vi muovete fa il capitano e gli va incontro.
Guardo negli occhi Peppe Piccionello. Ci siamo capiti.
Dieci passi e siamo davanti al container.
Tot, apri. Sono io con Lamanna dice Peppe.
La porta si apre, entriamo dentro. Sento la voce del
capitano che grida:
Fermi, non siete autorizzati.
Ma ormai la porta si  richiusa alle nostre spalle. Qui
si sta freschi, c' pure l'aria condizionata.
Tot Salemi sorride. Abbraccia Piccionello, abbraccia
me.
Cavaliere Noce, i miei amici Piccionello e Lamanna.
Come le dicevo, cavaliere, questo  un grande scrittore.
Ci presentiamo con la solennit e il sussiego dei soci
del Rotary Club.
Il cavaliere Noce  anziano, avr quasi ottant'anni.
Seduto alla sua scrivania ha la smorfia di chi sta perdendo
tempo.
Tutto bene, cavaliere? chiedo.
Benissimo, non lo vede? Vediamo di chiudere questa
storia, io alle cinque ho il battesimo della figlia di
mia nipote.
Il cavaliere  diventato bisnonno dice Salemi.
Prendo Tot da parte, gli sussurro all'orecchio:
Pensavo che l'avevi legato alla sedia.
Macch, il cavaliere mi conosce da quando ero ragazzino.
 un gran cornuto, per capisce la situazione.
E poi che doveva fare? Non lo vedi quant'? Un
soffio e vola via.
La televisione accesa, mancano tre quarti d'ora al tg
locale.
Che vogliamo fare? dice Piccionello.
Cavaliere, ce l'ha un mazzo di carte? fa Tot Salemi.
Mi pare di s.
Ci facciamo una briscola in quattro. Cavaliere, io
e lei facciamo coppia contro Piccionello e Lamanna.
Sbircio fuori da sotto le tendine abbassate. Il capitano
Mendolia parla fitto con il magistrato, gli indica
il container. Il ragazzotto si gratta il mento, forse gli
hanno spiegato che i pubblici ministeri devono essere
gravi e pensosi.
Briscola a coppe fa Tot Salemi.
Alla prima mano ci stracciano, il cavaliere e Salemi
si intendono con un battito di ciglia. Alla seconda riusciamo
faticosamente a recuperare qualche punto.
 l'ora dice il cavaliere.
Piccionello aumenta il volume della tv.
Tarat tarata tarata.
Buongiorno a tutti i nostri ascoltatori. Ore drammatiche
a Custonaci dove un uomo, Salvatore Salemi,
operaio disoccupato, ha preso in ostaggio tre persone
negli uffici della cava di marmo della ditta Noce. Ma
sentiamo in diretta la nostra inviata.
Anche noi due siamo ostaggi? mi chiede Piccionello.
A quanto pare lo siamo diventati.
Silenzio fa il cavaliere Noce.
La giornalista ci spiega chi  Tot Salemi, chi  il cavaliere
Noce, chi siamo io e Piccionello, ci racconta la crisi
del settore marmifero, la disperazione dell'operaio disoccupato,
il gesto insano, il raptus di follia, il pericolo immanente,
il rischio crescente, la paura, l'ansia, l'allarme
e, soprattutto, il mistero. Non si sa se Salemi sia armato.
Tot Salemi mi indica con un sorriso il quaderno nero
sulla scrivania.
Il noto scrittore Saverio Lamanna, prima di entrare
negli uffici della Marmi e Graniti, ha rilasciato una
dichiarazione per conto del sequestratore. Se la regia
pu far partire il contributo.
Hai sentito? Sequestratore dico a Salemi.
Ecco, sono in onda. Dovevo darmi una sistemata ai
capelli, hanno una forma strana.
Bene, adesso possiamo andare via? Devo ancora
cambiarmi per il battesimo di mia nipote fa il cavaliere
Noce, sempre pi incazzato.
Che dici, Tot, la chiudiamo qua? gli faccio.
Secondo voi la mandano in onda anche stasera?.
Sicuro, questa  la notizia del giorno confermo.
Allora, prima esce il cavaliere Noce, poi noi due e
tu stai in mezzo fa Piccionello a Salemi.
Prima di uscire, voi due date dieci euro a me e a
Tot dice il cavaliere Noce.
Perch?.
A briscola avete perso.
Cavaliere, ma le sembra il momento?.
I piccioli sono piccioli. Non mi interessa niente.
Fuori gracchia un megafono.
Ssa, ssa, prova, prova. Salemi, sono il sostituto procuratore
Tallarito, ho preso il controllo delle operazioni, so
che mi sta ascoltando, esca fuori con le braccia in alto.
Sbircio dalla finestra. Quello l  convinto di stare
in un film americano. Ha fatto disporre i carabinieri
armati in prima linea. Si  immedesimato nell'ispettore
Callaghan. Il capitano Mendolia, accanto a lui, si passa
una mano sulla faccia.
Salemi, le faccio presente che lei incorre nella fattispecie
prevista dall'articolo 605 del codice penale, punibile
con la reclusione fino a 8 anni, senza tenere conto
delle aggravanti specifiche.
Scherza? fa Salemi.
No, Tot. Secondo me questo non scherza gli dico.
Cavaliere, glielo spiega lei, vero? dice Salemi.
Tot, se mi fai perdere il battesimo di mia nipote
ti faccio finire in galera per vent'anni.
La voce al megafono, ancora:
Salemi, non ha alcuna possibilit di farla franca. Rilasci
gli ostaggi, si arrenda, altrimenti sar costretto a
fare irruzione con le forze dell'ordine.
Questo  matto, meglio che veniamo fuori subito
dice Piccionello.
Peppe ha ragione, meglio che usciamo subito. Cavaliere
Noce, vada avanti lei annuisco.
Finalmente e il cavaliere Noce esce fuori.
Dai, Tot, andiamo dico.
Le telecamere puntano il cavaliere Noce che cammina
sullo sterrato tirandosi su i pantaloni. Gli si avvicina un'infermiera,
immagino gli chieda come sta, ma il cavaliere
Noce la manda a quel paese. Pensa solo al battesimo.
Salemi, non faccia pazzie. Non le faremo del male
dice ancora il sostituto Tallarito al megafono.
Non mi fido mormora Salemi.
Dai, Tot, andiamo Piccionello gli mette una mano
sotto braccio.
Salemi  un po' intronato, adesso. Prende il quaderno
nero.
Questo  per vossia. Scriva tutto, bene bene.
Certo, Tot, andiamo gli dico.
Apriamo la porta, usciamo piano, tenendo Tot Salemi
sotto braccio.
Le telecamere sono puntate su noi tre. Il capitano
Mendolia tira un sospiro. E andata. Ora il sostituto Tallarito
deve solo stare zitto per un po'. Invece:
Salemi, abbandoni l'arma, abbandoni l'arma,  un
ordine, apro il fuoco, apro il fuoco. Fuoco.
Pam.
Un colpo di pistola. Secco, rimbalza l'eco sulle pareti
della cava.
Mi abbasso d'istinto, le mani sulla testa.
Qualche cretino ha sparato in aria.
Tot Salemi si divincola, sento il suo braccio scivolare
via, scappa dietro il container, scompare.
Il capitano Mendolia strappa quel cazzo di megafono
all'ispettore Scimunito Callaghan.
Ma che cazzo fa? grida Mendolia.
Era armato, era armato, aveva qualcosa in mano
strepita il genio dei sequestri.
Era un quaderno.
Un quaderno?.
S, un cazzo di quaderno dove non c' scritto niente.
Secondo me  un'arma.
Dottore, con tutto il rispetto, secondo me lei  un
cretino.
Come si permette?.
Lamanna, cosa tiene in mano Salemi?.
Un quaderno.
Le telecamere puntano in alto, verso la parete della
cava. Come ha fatto Salemi ad arrivare fin lass?
Tot, scendi, non ti succede niente grido.
Tot, non fare minchiate grida Piccionello.
Salemi, stia tranquillo, adesso la veniamo a prendere,
non le succeder niente grida il capitano Mendolia al megafono.
Il sostituto procuratore Tallarito si gratta il mento.
Sembrava un'arma, per.
La voce di Tot Salemi arriva piano.
Non ci voglio andare.
Cosa? gridiamo tutti.
Non ci voglio andare in galera. Ho due figli.
Non ci vai in galera, Salemi. Parola d'onore grida
il capitano Mendolia.
Non  vero, non ci credo urla Salemi, e mi sembra
di sentirlo piangere.
Lo vedo. Lo vediamo. Lo vedono le telecamere. Lo
vedo io. E lo vede Piccionello. E i giornalisti. E i ragazzi
che fanno il video con i telefonini. E il capitano
Mendolia.
Non c' rumore. E una scena muta. Salemi  sul ciglio
del blocco di marmo.
Si lascia cadere gi.
Lo vedo volare, le braccia un po' distanti dal corpo.
Un oggetto nero si stacca da lui, volteggia nell'aria,
uno sfoglio, un gioco di pagine bianche nel vento, plana
piano. Tot Salemi deve essere gi arrivato a terra,
ma da qui non riusciamo pi a vedere niente. Niente.
Chi ?.
Sono io, posso entrare?.
Peppe, non fare il cretino. Entra.
Piccionello ha la faccia bianca di cera. Scuote la testa.
Posa un quaderno impolverato sul tavolo.
Me l'ha dato il capitano Mendolia. Per te.
Passo una mano sulla copertina del quaderno, la polvere
mi resta sui polpastrelli.
Il cavaliere Noce pagher i funerali. E anche gli
arretrati degli stipendi alla moglie di Tot dice Piccionello.
Almeno la soddisfazione di avergli rovinato il battesimo
della nipote.
Suleima prende fra le mani il quaderno. Ha gli occhi
rossi.
Ho bisogno di bere qualcosa fa Piccionello.
Sul frigo c' la bottiglia di Havana 7.
Questi toscani sono tuoi? chiede Peppe.
No, sono di Tot Salemi. Portali qui che fumiamo.
Torna al tavolo con la bottiglia di rum e i toscani.
Non avevi smesso di fumare? dice Piccionello.
Ho cambiato idea.
Accendo un toscano, dalla radio We are th Champions
dei Queen.
C' poco da dire. Beviamo Havana 7, nel fumo del
toscano di Tot Salemi.
Non riesco a crederci dice Suleima.
Il fatto viene dopo dice Peppe Piccionello.
Che minchia significa? chiedo.
Lo diceva sempre un mio amico. Il fatto viene dopo.
Non capisco.
Significa che il fatto non conta, ma conta quando
te ne rendi conto.
E allora?.
Abbiamo visto cadere Tot Salemi, ma solo ora ci
stiamo accorgendo che  morto.
Mi sembra una minchiata dico, e mi verso un altro
bicchiere di rum.
Ha ragione Peppe, il fatto viene quando lo sai, non
mentre accade commenta Suleima.
Spiegatemelo, perch io continuo a non capire intigno.
Pensa alla moglie di Tot Salemi dice Suleima. Per
cinque ore non sono riusciti a trovarla perch era andata
a Trapani al centro commerciale, non sapeva niente,
anche se il fatto era gi successo. Il fatto  venuto dopo,
quando tornando a casa ha trovato i carabinieri.
Ecco, il fatto viene dopo fa Piccionello.
Gli soffio una boccata di fumo addosso.
Sei fatto filosofo, adesso?.
Ma ce l'hai con me?.
No, perch? Ti sei fatto convincere da Tot Salemi,
gli hai fatto credere che ero un grande scrittore e che
un libro gli avrebbe risolto i guai. Invece di dirgli: Tot,
questa tua pensata  una gran minchiata, gli hai dato ragione.
E quello, mischino, si  persuaso. Risultato: Tot
Salemi  morto e noi ci fumiamo i suoi sigari. In effetti
hai ragione: perch dovrei avercela con te?.
Saverio, non  colpa mia o tua dice Piccionello.
Non  colpa di nessuno. E colpa della crisi, dei cinesi,
del magistrato, del capitano, della malasorte, delle
scarpe scivolose, dell'enciclica papale.
Non fare cos, Saverio dice Suleima, poggiando una
mano sulla mia.
Non faccio cos. Non  colpa tua, non  colpa mia.
E colpa del giornalismo, del sistema, di Adam Smith,
del capitalismo, dell'euro, del libero mercato, del comunismo,
del buddismo, dello scontro di civilt, di internet,
ma non  mai colpa nostra. Tot Salemi  morto,
succede,  successo, succeder.  la lunga strada verso
il progresso, vero? Qualcuno muore e qualcuno
campa, as usual. Noi che c'entriamo?.
Vabb, io vado a casa fa Piccionello.
Bravo. Vai a casetta, aspetta il tuo televisore in regalo,
prepara le polpette di sarde e campa sereno.
Saverio, Tot Salemi era mio amico da sempre.
Sono stato al suo matrimonio, ho visto nascere le sue
figlie, gli ho prestato soldi quando era in difficolt,
forse sono pi addolorato di te. Non venirmi a fare
la morale.
Saverio, Piccionello ha ragione.
Avete tutti ragione. Avete ragione tutti. Per Tot
Salemi  morto e noi beviamo rum. Vado a farmi una
doccia, buonanotte.
Piccionello e Suleima si scambiano un'occhiata di compassione.
Mi infilo sotto la doccia. Sar l'acqua sulla faccia, ma
mi viene da piangere. Il fatto viene dopo,  vero.
Entra luce dalla finestra. Mi sveglio. Sono le sette.
Suleima mormora nel sonno, dice qualcosa che non
capisco, come forte o morte.
Un messaggio sul telefonino.  di Serena.
Novit?.
Fin troppe. Mi preparo un caff. Guardo fuori, il mare
 piatto, Monte Cofano ammagliato di foschia. Oggi
far caldo.
Accendo l'iPad.
Buenas dias.
No, Teresita, non  la giornata giusta. Spegniti.
iEstds triste?
Quanto basta, grazie.
Apro Repubblica.it. La notizia della morte di
Tot Salemi  in fondo alla home page, mischiata con
altre. Sicilia, operaio disoccupato suicida. Brescia,
imprenditore si d fuoco. Il Corriere.it nemmeno
la riporta. Su LiveSicilia l'hanno messo fra le prime
cinque, accompagnata da una dichiarazione del presidente
regionale di Confindustria: La crisi ormai  un
disastro sociale. C' anche il video della mia dichiarazione:
Lo scrittore Lamanna: la tragedia di Salemi
nel mio prossimo libro. Grazie Tot, ora s che sono
veramente un grande scrittore.
Passo su Facebook. Messaggio privato. Un giornalista
di Milano: Ti ho visto al tg, ti ricordi di me?. A
questo l'amicizia non la do, quando l'ho conosciuto era
uno stronzo, non credo che su Facebook possa migliorare.
Rileggo il messaggio di Serena. Ora le rispondo che
va tutto male.
Richiesta di amicizia: Fabrizio Iron.
Iron?
C' la foto. Ho capito, il figlio di Antonia Aimondi.
Amicizia accettata, scartabello un po' sulla sua pagina,
tanto per capire chi .
Qualche video di cantanti hip hop, femmine nude, forza
Palermo, meglio un giorno da Borsellino che mille da
Ciancimino, la foto di una brunetta con qualche migliaio
di cuoricini, la squola  finita, stasera ci vediamo a Mondello,
ciao Fabri sei megghio di Mike Tyson.
Che c'entra Mike Tyson?
Facciamoci una carrettata di cazzi altrui.
Vado a curiosare nell'album delle foto. E spunta Fabrizio
Iron De Gregorio con guantoni, paradenti e casco
di protezione sul ring di una palestra. Scarico la foto,
la allargo: sullo sfondo c' un cartello. Superboxe
Palermo.
Aspetta aspetta. Guarda guarda.
Vado su Google. Scrivo: Superboxe Palermo.
Chiudo gli occhi, li riapro.
Superboxe, scuola di pugilato, kick boxing, free fight,
via del Bersagliere, 90146 Palermo.
L'altro giorno mi ha lasciato proprio l, all'angolo di
via del Bersagliere.
Hai capito il buon Fabrizio Iron? Fa a botte ogni giorno,
ma appena prende una sventola da un ragazzetto
si fa spaccare il naso.
Rispondo al messaggio di Serena.
Forse novit.
Mi vesto, bacio Suleima mentre dorme.
Che ore sono? chiede.
Le otto.
Di mattina?.
S.
Perch sei sveglio a quest'ora? Dimmelo.
Cosa?.
Dimmi che sei gravemente malato.
Sono gravemente malato.
Dove vai?.
A Palermo.
A fare cosa?.
Cure specialistiche.
Non  contagiosa?.
No, puoi continuare a dormire. Ci vediamo pi tardi.
Guarirai?.
S, domani mi sveglio alle undici. Te lo prometto.
Saverio, sono triste.
Anch'io.  normale.
La scrivi davvero la storia di Tot Salemi?.
Non credo, le storie vere finiscono sempre male.
Avevi promesso.
Non avevo promesso niente.
Fallo adesso.
Ci penser.
Granita e brioscia al Bar Sicilia. Ho tempo per la mia
colazione, sono scivolato dentro Palermo veloce veloce,
il traffico di fine luglio  leggero.
Non sono ancora le nove e mezzo del mattino. Arrivo
a piedi in via del Bersagliere. La Superboxe  nel
seminterrato di un palazzo.
Desidera? chiede uno che sta alzando la saracinesca.
Lei  il proprietario?.
A lei che ci interessa?.
Volevo dare un'occhiata, vorrei iscrivermi.
Guardi che fra due giorni noi chiudiamo per tutto
agosto.
Io vorrei iscrivermi a settembre, ma siccome passavo
da qui.
Prego, si accomodi.
La palestra  al buio. Al centro il ring, i sacchi appesi
al soffitto, i manifesti alle pareti, i pesi in fila sulle
rastrelliere.
Vuole vedere anche gli spogliatoi? mi chiede il tizio.
S.
Ecco, qui ci sono le docce. Sono state rifatte nuove
due mesi fa.
Bene.
Lei che sport vuole fare?.
Boxe.
Boxe?. Il tizio mi studia con una smorfia.
Qualcosa che non va?.
 faticoso, lei lo sa?.
Immagino.
Io sono l'allenatore di boxe.
Piacere, Lamanna.
Venturino.
Mi stritola una mano, vuol farmi capire chi  il pi
forte. E infatti capisco.
Ma a lei chi ce lo porta qui?.
Me l'ha consigliato Fabrizio.
Fabrizio chi? chiede, mentre torniamo verso il ring.
Fabrizio De Gregorio.
Ho capito, Iron.
Esatto, lo chiamano cos.
No,  lui che si fa chiamare cos. E solo un ragazzino,
la prima volta che gli hanno spaccato il naso non
 pi voluto entrare nel quadrato.
Gli hanno spaccato il naso, perci?.
Prima o poi succede, per questo alcuni se lo fanno rompere
prima, ma questo vale solo per i professionisti.
Eravamo in allenamento, sar stato una mesata fa, ha incassato
male un destro, non mi ascolta mai quel ragazzo, e
patapummete  caduto a terra con il naso rotto.
 grave?.
Ma che grave? Prima o poi succede. Solo che si 
spaventato,  scappato via e ora si dedica solo ai pesi.
 ancora convinto di fare boxe?.
Ha detto un mese fa?.
S, pi o meno. Ma a lei che ci interessa?.
Mi ricordo di averlo visto in quei giorni con la faccia
gonfia cos.
Sar stato il 10 giugno, perch quella sera abbiamo
fatto la cena di fine corso con tutti gli allievi e lui non
 venuto.
Va bene, allora ci rivediamo a settembre ma evito
di stringergli la mano per salutarlo.
Ci pensi bene.
Non le sembro adatto per la boxe?.
Vuole la verit?.
S.
Qua vicino, alla Favorita, c' un campo da golf. Perch
non prova l?.
Grazie della stima.
Di niente.
Seduto sugli scalini della statua della Libert, dal lato
in ombra, mi accorgo che non ci avevo mai messo
piede prima di oggi. E non ci ho mai visto nessuno. Ci
sono piazze che nascono deserte, secondo me c'entra
De Chirico.
Accendo un altro Antico Toscano dal pacchetto abbandonato
da Tot Salemi, appoggio le spalle al granito,
butto il fumo contro il cielo.
Mi era gi successo un'altra volta. Avevo vent'anni
e prima di partire per Barcellona con l'Erasmus,
collaborai per sei mesi al giornale L'Ora. Mi occupavo
della movida palermitana, era il periodo in
cui i palermitani scoprivano le gioie della citt by night,
scrivevo minchiate sulle feste, i locali, chi c'era e chi
non c'era. Una sera inciampai in una notizia: all'Arenella
c'era stata una rissa, una ventina di ragazzi
si presero a legnate nemmeno ricordo per quale motivo,
quando arriv la polizia fermarono uno con un
coltello a serramanico, era il figlio di un consigliere
comunale che un giorno s e un giorno sempre tuonava
contro la deriva delle notti palermitane, contrarie
alla decenza e all'ordine pubblico (immagino
credesse confusamente che Palermo fosse una piccola
Lugano).
Prima di portare la notizia al giornale girai per due ore
in citt, mi avvicinavo alla redazione e poi cambiavo strada.
Ero l'unico a sapere quel retroscena - me l'aveva confidato
un poliziotto figlio di un vicino di casa -, mi eccitava
custodirlo. Detenere un segreto, malgrado non fosse
la verit sul disastro di Ustica, dava quasi la vertigine.
E mi pareva un peccato portare la notizia al giornale,
farla diventare cosa di tutti. Purtroppo, quando decisi
di presentarmi in redazione per scrivere, il giornale
fece ammuffire le mie trenta righe in un cassetto, fin quando
il Giornale di Sicilia non pubblic la cosa senza fare
nomi e non facendo capire niente. Almeno mi rest
a lungo il ricordo di quelle ore in cui solo io sapevo.
La stessa cosa mi capita adesso.
Tiro un'altra boccata dal sigaro, penso a Tot Salemi.
Il fatto viene dopo. Forse ho capito.
Chiamo Serena.
Ciao, sono Saverio. Tuo figlio ha litigato con quel
ragazzo verso il 10 giugno?.
La sera dell'11 giugno. Perch?.
Niente, una mia idea. Ci sentiamo pi tardi.
Un'auto della polizia municipale si ferma ai bordi della
piazza, scende un vigile e si avvicina sistemandosi il
berretto in testa.
Buongiorno, si sente male?.
No, perch?.
Siccome abbiamo visto che era seduto qui ci siamo
insospettiti e indica il suo collega rimasto in auto.
Questa  la statua della Libert. C' libert di sedersi,
dunque.
La libert c', ma non lo fa mai nessuno.
Perch la gente non sa che c' la libert.
O forse non gli interessa.
E allora che libert ?.
Libert inutile.
Me ne vado, allora.
No, se vuole pu restare. Ma non c' nessuno, vede?.
Ha ragione. La libert  una cosa troppo vuota.
Plin plon. L'ascensore all'ultimo piano.
Antonia  gi sulla porta, dopo lo stupore al citofono.
Ancora tu?.
Ma non dovevamo vederci pi?.
Ti ho perdonato, basta che non mi parli di quella
l. Entra.
Gira con un caffettano di lino, mi pare che sotto non
porti niente.
Vuoi bere qualcosa?.
Un goccio di Havana 7?.
Forse s, aspettami e va l dentro.
Il Depero da trentamila euro  sulla stessa pagina che
avevo aperto io. Non  un libro dalla trama irresistibile.
Ghiaccio? grida Antonia dall'altra stanza.
S, grazie.
Torna con il bicchiere.
Non  un po' presto per il rum? mi fa.
A Cuba lo bevono a colazione.
Ma non siamo a Cuba. Accomodati. Cosa c'?.
Antonia, lascia perdere.
Sei tornato per rompere le palle?.
No, sono tornato per darti un consiglio da amico.
E sarebbe?.
A tuo figlio il naso lo hanno rotto in palestra.
Che stai dicendo?.
Ho i testimoni. Ti dico anche la data: 10 giugno,
se non sbaglio era un marted.
L'hanno visto tutti che il figlio di quella l ha spinto
Fabrizio e lo ha fatto cadere.
Certo, lo hanno visto cadere. Ma il naso ce l'aveva
gi rotto, magari questo non lo hanno visto o se lo
sono dimenticati. Sono ragazzi, sai.
Ho il referto medico.
Sicuro. Perch l'indomani, appena hai capito la cosa,
lo hai portato al pronto soccorso. E hai pensato di
approfittarne.
Antonia si alza, il caffettano le scopre le gambe.
Non mi lasciano mai indifferente, nemmeno adesso.
Dimmi solo una cosa, Antonia. Tuo figlio la sa
questa cosa o hai organizzato tutto tu?.
Lascia stare Fabrizio, lui non c'entra. E minorenne.
Ma tu sei maggiorenne.
Hai una sigaretta?.
No, solo toscani.
Si avvicina alla porta aperta sulla terrazza, nel controluce
ricevo conferma: sotto il vestito niente.
La legge  legge. Non posso fare altro dice, guardando
fuori.
Puoi ritirare la denuncia.
Per fare un piacere a te o alla tua amichetta?.
Antonia, questa storia non regge.
Le cose non sono andate come dici tu.
Ti ricordi cosa mi hai detto quella volta a Capo
Gallo?.
Che c'entra adesso?.
Mi hai detto che non mi avresti mentito mai. Il bugiardo
sono io, tu sei la ragazza che dice sempre la verit.
Resta in silenzio. Guarda fuori. Col dito scrive qualcosa
sul vetro. Una sirena passa lontano, da qualche parte
in citt.
Saverio, non capisci. Quei soldi mi servono. Ci
servono.
Scoppio a ridere.
Vi servono? Settantamila euro? Ma se solo in questa
stanza ci sono duecentomila euro.
 tutto pignorato, Saverio.
Che dici?.
La casa, i mobili, i conti, i quadri, pure questo cazzo
di libro  pignorato addita il Depero.
Ma se tuo marito  il principe dei commercialisti.
Ma li leggi i giornali, Saverio? Non ci sono pi soldi,
non paga pi nessuno. Mio marito da anni deve ricevere
soldi dalla Regione, dai Comuni, dalla Asl, da
tutti. E nessuno paga. Non ci sono pi soldi, dicono.
L'altro giorno un suo cliente gli ha portato una gallina
scannata per sdebitarsi. Capisci? Una gallina! Come
un secolo fa.
E pensavi di rifarti su quella poveraccia di Serena.
Solo la gente onesta paga ancora, Saverio. Serena
paga, a costo di vendersi la casa. Ma i clienti di mio
marito sono enti pubblici ed evasori fiscali. I primi non
hanno pi soldi, e gli evasori dicono di non averne mai
avuti. Risultato: puff, tutto sparito.
Vendete tutto, allora.
Stanno gi vendendo tutto. Le banche ci stanno vendendo
le sedie da sotto il culo. Non so come campare,
Saverio. Non pago la cameriera da sei mesi, infatti quella
stronza ormai vive qui come una signora, a tipo albergo.
Va e viene quando le pare.
Speriamo che non pianga. Speriamo che non pianga,
penso. Piange, invece.
La abbraccio, mi bagna di lacrime la camicia.
Scusami, Saverio.
Non ti preoccupare, Antonia. Forse  meglio che
vado via.
S,  meglio e mi lascia un bacio sulla guancia.
Mi accompagna alla porta.
Non dirlo a nessuno, per mi dice.
No.
Nemmeno a Serena. La chiudiamo qui.
Ciao.
Scendo gi in strada. Passo dal ristorantino di Gigi
Mangia. Ordino per tre: ravioli di capesante in rag di
gamberoni, aragostine grigliate, semifreddo d'arancia
e due bottiglie di Inzolia.
Gigi, puoi mandare tutto a casa del dottor De Gregorio,
quello che abita qua vicino?.
Certo, fanno centotrentasette euro, per te centotrenta.
Grazie, sei sempre un amico.
Devo dire qualcosa al dottor De Gregorio?.
Buon appetito.
Alla curva del belvedere di Castellammare del Golfo
sento la fame. Mi fermo al furgoncino: pane, panelle
e cazzilli con birra Moretti Baffo d'Oro.
Vado a sedere sul bordo del parapetto.
Com' finita?. Serena al telefono.
Bene, Antonia ritira la denuncia.
Come hai fatto a convincerla?.
Non ha mai smesso d'amarmi.
Neanche io.
Non siete le sole.
Cretino sento che ride.
Adesso devo lasciarti, ho molti impegni.
Ti aspetto a Favignana. Anche con la tua ragazza,
se non  gelosa.
Non mischiamo le carte.
Fai come vuoi. Cretino.
Anche io ti voglio bene.
Al centro del golfo di Castellammare c' una barca
a vela, sembra immobile.
Da qualche parte arriva un canto di cicale.
Mio padre si fermava sempre qui, scendeva dalla 128
verde, mentre mia madre si lamentava perch perdevamo
tempo: pap portava me e mia sorella al parapetto
e respirava il mare del golfo. Non diceva niente, solo il gesto di chi mostra un quadro.
Avr avuto nove o dieci anni. Giro la testa per vedere
se c' la 128 verde con mia madre che si fa aria col
ventaglio, ma trovo due ciclisti che riprendono fiato.
Finisco il panino. Ottimo: panelle e cazzilli sono buoni
solo se fritti con olio di motore e polvere di strada.
Mi domando per quanto tempo ancora quei due ragazzi,
Guglielmo e Fabrizio, si ricorderanno del loro
litigio a Mondello, mi chiedo se sapranno mai di essere
pi vicini di quanto credono nel gioco degli incontri
e degli addii.
Mi scolo la Moretti.
Cerco nella giacca i fazzolettini per ripulirmi le mani
dall'unto. Nella tasca della giacca trovo un quaderno.
Il quaderno di Tot Salemi.
Lo apro. Al centro della prima pagina c' scritto
qualcosa in stampatello. Riconosco la grafia di Suleima.
Il fatto viene dopo.
Questa storia la devo scrivere. Per Tot Salemi. Per
Suleima. E pure per me.

FRANCESCO RECAMI, CHI HA PANE NON HA DENTI, CHI HA DENTI NON HA PANE.

Il signor Claudio Giorgi viveva in una casa-famiglia
in via Cirenei, non lontano dalla metro Gorla, insieme
ad altre otto persone di cui quella che stava meglio
era una signora che veniva regolarmente bastonata dal
marito e che adesso era ospitata nell'anonimato in questo
luogo, a scopo di protezione. Ciascuno aveva i suoi
problemi, nel caso del Giorgi era in corso il suo trattamento
di detossificazione (detox) dall'alcol. La prima
parte della terapia, svoltasi nel reparto di Gastroenterologia
nell'ospedale Niguarda, con flebo e tutto,
durata dieci giorni, era terminata. Nella fase in corso
al Giorgi veniva somministrato quotidianamente l'Antabuse,
il quale  un antagonista dell'alcol, chi lo assume
se beve anche un goccio di alcol si sente malissimo,
una specie di antidoto alla rovescia. Comunque il Giorgi
aveva deciso di andare avanti e tutti i giorni doveva
recarsi all'ambulatorio del SERT per assumere il farmaco
sotto gli occhi di un addetto. Due volte la settimana
aveva gli incontri coi terapeuti del centro alcologico.
A parte questi impegni la giornata del Giorgi
era piuttosto vuota: nella casa-famiglia aveva da dormire
e da mangiare e poteva guardare la televisione. In
un centro di volontariato seguiva un corso di ceramica
che non gli dava tutte queste soddisfazioni. Poteva
uscire, fare delle passeggiate, volendo anche andare al
cinema. Nella casa-famiglia teneva il suo computer
portatile chiuso nell'armadietto, temendo che glielo
rubassero, ipotesi non del tutto remota. Quando aveva
del tempo libero, cio sempre, si metteva davanti
al computer e ci passava le ore, in una specie di trance.
Se a fine giornata gli avessero chiesto cosa avesse
fatto, quali siti aveva visitato, non avrebbe saputo dirlo.In fondo il computer era stato il suo lavoro per tanti
anni, come consulente informatico, per una ditta di
spedizioni. Nella sua lunga storia di alcolismo aveva perso
e riacquistato il lavoro molte volte, ma in questa occasione
le sue possibilit di ricominciare ammontavano
a zero. Non ne avrebbe avuto neanche la testa.
Era abulico e assente, il suo colorito dava sul grigiastro,
era anche dimagrito, gli abiti stazzonati gli cadevano
addosso.
L'unico spiraglio nelle sue tristi settimane erano le
visite alla sua (ex) famiglia, vale a dire i suoi figli Gianmarco
e Margherita, anni 11 e 8, che abitavano con
la madre nella casa di ringhiera di via ***. Era l'appartamento
dove prima risiedeva anche lui finch, dopo
le sue ultime bravate e intemperanze, il giudice non
aveva stabilito che in quella casa non potesse mettere
pi piede. Ma adesso che Claudio stava seguendo
con impegno il trattamento di detox gli erano concesse
due visite settimanali alla famiglia, della durata di
circa un'ora. In realt lui di visite ne faceva di pi,
alla moglie Donatella andava bene, non aveva sollevato
problemi.
I suoi figli erano contenti, anche se il vederlo in quelle
condizioni li lasciava un po' male: era silenzioso, cercava
di mostrare un po' di calore ma non ci riusciva,
e soprattutto quando se ne andava sembrava avere la
morte nel cuore.
Fra l'altro non  che la situazione della madre fosse
idilliaca. L'avevano licenziata dal suo posto di segretaria
amministrativa in una ditta di alimentari all'ingrosso
che aveva dichiarato fallimento. Adesso la
ditta si chiamava in un altro modo, era una falsa cooperativa
e al posto suo lavorava una stagista a costo
zero. Il titolare era sempre lo stesso stronzo, anche
se il suo nome ufficialmente non compariva pi, e Donatella
quando pensava a lui si immaginava torture
medievali.
L'unico lavoro che era riuscita a trovare era la sostituzione
di una sua conoscente, incinta, come inserviente
in un bar tabacchi, che sul retro serviva dei pasti caldi
a mezzogiorno, otto euro un primo, contorno e
caff, oppure insalatona e caff. Un lavoro part time
di quattro ore al giorno, dalle undici del mattino alle
tre del pomeriggio come tuttofare, dal servizio ai tavoli
alle pulizie, al nero, che le rendeva poco pi di 400
euro al mese. E questo era quanto.
Se pensava ai tempi felici, qualche anno prima,
quando suo marito portava a casa 1.650 euro al mese
e la tredicesima, e lei arrivava quasi a mille, le sembravano
la cuccagna: s, c'era il mutuo da pagare, ma
ci rientrava tutto (anche i libri scolastici). Adesso il
mutuo era estinto, ma come vivere con quattrocento
euro in tre?
Per questo Donatella aveva cercato un sistema per
integrare. Dopo vari e frustranti tentativi non le era
rimasto che fare le pulizie negli appartamenti di alcuni
suoi coinquilini della casa di ringhiera, vale a dire il
signor Consonni Amedeo, sessantaseienne ex tappezziere,
e la dottoressa Mattioli Angela, qualche anno in
meno, ex professoressa, che fra l'altro del Consonni era
ufficialmente la fidanzata.
A nove euro l'ora questi due incarichi le portavano
altri 280 euro al mese. Donatella di fare le pulizie un
pochino si vergognava. Non voleva che si sapesse in giro,
e tantomeno che lo sapessero i figli, che in realt
lo sapevano benissimo ma facevano finta di no.
Ma che rimbambito che sono!. Amedeo Consonni,
occupante l'appartamento 8, ce l'aveva con se stesso. Era
convinto che nel barattolo con scritto sopra Caff ci
fossero qualcosa come 120 euro, forse poco pi, forse poco
meno, invece ce n'erano 70, e quando arriv il garzone
del ferramenta, che gli consegn vari pesantissimi
secchi di metallo, contenenti prodotti per il trattamento
del parquet, non aveva abbastanza soldi per pagarlo.
Era costernato, si scus infinite volte, gli disse che
potevano andare subito al bancomat dietro l'angolo,
che... Il garzone gli disse di non preoccuparsi, prese i
settanta euro e rassicur il Consonni.
Il resto me lo d pi tardi, non si preoccupi.
Ah, che testa che ho, rimuginava l'Amedeo, dove andremo
a finire?
Usc e al bancomat ritir 250 euro. Ne avrebbe trattenuti
cento nel portafoglio e gli altri li avrebbe messi
nel barattolo, come faceva da tanti anni, ancora prima
di diventare vedovo. Due pezzi da cinquanta, due
da venti e uno da dieci.
Da diversi giorni Luigi De Angelis, detto Luis, l'ottuagenario
inquilino dell'appartamento 5, era di umore
pessimo, per usare un eufemismo. In realt era adirato
profondamente. Tutto per colpa di un cagnetto e
delle sue abitudini.
Costui non aveva la pi pallida idea di stare facendo
qualcosa di illegale o che semplicemente potesse urtare
la sensibilit di qualcuno. Amava pisciare sulle ruote
della BMW Z3 3.2 24 valvole di De Angelis, ma non
lo faceva per dispetto.
Prima di tutto non poteva sapere cosa significasse la
BMW per l'anziano proprietario. Era tutta la sua vita e
ad essa dedicava la maggior parte delle sue risorse, in
termini di tempo, energie e denari. Lui, ex taxista, godeva
di una pensione di media entit che, se non fosse
stato per la BMW e le saltuarie richieste da parte di
sua sorella Ernestina in favore di quel debosciato del
nipote Daniel, gli sarebbe stata pi che sufficiente a
mantenere un tenore di vita decente. Invece no, lui alla
sua BMW roadster, un modello speciale, non rinunciava,
e una macchina cos, una 3.2 24 valvole, costa
parecchi soldi, dal bollo alla manutenzione, dai prodotti
per la carrozzeria metallizzata all'assicurazione. Ma
la voce principale era la benzina. Negli ultimi tempi il
De Angelis cercava di stare pi attento al chilometraggio
e alla velocit media, il che per lui rappresentava
un sacrificio: se hai un'auto che fa i 250 all'ora che senso
ha andare a 130? L'auto gli costava comunque alcune
migliaia di euro l'anno.
E doveva anche subire le critiche di chi vedeva quel
vecchietto alla guida di quel bolide: Vecchio rincoglionito,
attento che vai a sbattere!, Chi ha pane non ha
denti e chi ha denti non ha pane, Con la crisi che c',
Pensionati di merda, per voi la crisi non esiste, voi vi
incassate la vostra pensione che paghiamo noi, per un
lavoro da miseria. De Angelis non raccoglieva. Aveva
lavorato quarant'anni e non gli pareva di rubare niente
a nessuno, e ognuno i suoi soldi li spende come vuole.
Comunque temeva che quei facinorosi nullafacenti gli
vandalizzassero l'auto, per esempio squarciandogli la cappotta.
E lui alla perfetta manutenzione delle parti meccaniche
e della carrozzeria non poteva rinunciare. Ma l'ingenuo
cagnetto non lo sapeva e dunque non aveva nessuna
remora a orinare sulla BMW.
Infatti lo faceva sotto gli occhi di tutti, meglio, non
proprio sotto gli occhi di tutti, lo faceva la mattina molto
presto quando il suo proprietario lo portava a fare
una passeggiata, cio la pip.
De Angelis era indignato: quel padrone - un signore
abbastanza ben vestito che fumava la pipa - sapeva
benissimo che il cane andava a pisciare dentro la corte
della casa di ringhiera, si pu dire che ce lo portasse
apposta, certamente non lo trascinava fino ai giardinetti,
o in un'area idonea per i bisogni dei cani. Ma
negli ultimi tempi quell'uomo non si prendeva il disturbo
nemmeno di accompagnarlo, il cane, lo faceva uscire
di casa, quello trotterellava da solo fino a destinazione,
faceva i suoi bisogni e se ne tornava a casa tranquillo,
dedicando magari qualche minuto a fugaci esplorazioni
dei marciapiedi e di altri cancelli e portoni.
E il padrone doveva saperlo per forza che la faceva
l, perch la bestia nel resto della giornata non aveva
pi bisogno di uscire.
Dunque il cane la mattina verso le sette arrivava nella
corte, annusava pneumatici e cerchioni e scaricava
il suo regalino. De Angelis l'aveva osservato attentamente,
per diversi giorni; appostato dietro una colonna
sul ballatoio, rimuginava tentando di escogitare un
modo per impedire all'animale di continuare a pisciargli
sui cerchioni in lega leggera, che lui lustrava quotidianamente
con costosissimi prodotti specifici, e per stabilire
le modalit di una vendetta.
Anche quella mattina il cane aveva fatto i suoi bisogni
con calma e se ne era andato scodinzolante, De Angelis
aveva cercato di raggiungerlo per lanciargli dietro
qualcosa, una scarpa, un sasso, le cose che si tirano ai
cani, ma non aveva fatto in tempo.
Adesso era l che ispezionava addolorato la ruota anteriore
sinistra del suo gioiello, un'auto di valore, pur
se con qualche anno sulle spalle, portati benissimo. Ma
questa volta c'era una novit.
Ah, no, questa poi no! Cane di merda! Perch non
vai a farla nel letto del tuo riverito padrone? Ah, no,
questo  troppo.
Il De Angelis osservava sconsolato una cagata semiliquida
eseguita proprio in prossimit della ruota posteriore
destra: e si sa quanto l'acidit degli escrementi
possa danneggiare i cerchioni e i pneumatici stessi.
Ma non era finita! Sulla ruota posteriore sinistra c'era
un'altra freschissima pisciata, che andava a corrodere
la lega leggera. Ah, quel cane, gli passer la voglia
di sporcare la mia auto.
Cerc di pulire alla bell'e meglio la lordura. Parlava
alla BMW: Non ti preoccupare, tutto si rimedia, non
ti preoccupare. E quel maiale la pagher cara, non trovi
che sia giusto?.
L'auto era immobile e indifferente, ma al De Angelis
parve di udire un lievissimo mugolio di assenso.
Le cose non potevano andare avanti cos, la misura
era colma, e il Luis cominci a definire il piano.
La signorina Mattei-Ferri, dell'appartamento 12,
stava cercando qualcosa sopra l'armadio, rimuginando
malevolenze contro qualcuno che le aveva chiesto di recuperare
un vecchio documento riguardante la sua invalidit,
una paraplegia dovuta a un danno alle vertebre
lombari, che se le garantiva una cospicua pensione,
non le impediva di montare spericolatamente sullo scaleo, un vecchio, schifoso e tentennante scaleo che
rappresentava un pericolo solo a guardarlo.
La Mattei-Ferri si sbilanci, cercando di raggiungere
un punto lontano. Ma c'era un inferno di polvere,
e un cumulo di oggetti altrettanto polverosi. Mentre
cercava di spostare quelle schifezze la signorina perse
l'equilibrio, e vol di sotto dallo scaleo, picchiando violentemente
la schiena. Si ritrov a terra, immobile e
afflitta da un dolore lancinante, non riusciva a muoversi.
Questa  LIO, pensava terrorizzata, pur mostrando
una discreta capacit nella diagnosi ortopedica.
E adesso come faccio?
In primo luogo si trascin vicino al comodino, riusc
ad afferrare due pasticche di ossicodone e le inghiott
senza neanche bisogno di un po' d'acqua.
Poi si impose di riflettere con calma, perch era in
un bel guaio. Lei che per gli uffici ASL risultava paraplegica
da vent'anni, non poteva mica dire che era caduta
dallo scaleo e che adesso non si muoveva pi, dato
che era previsto che non si muovesse affatto.
Lentamente l'ossicodone cominci a fare effetto.
Mi verr la stitichezza, imprecava la Mattei-Ferri, che
pure nel frattempo aveva elaborato una linea di condotta.
Riusc ad agguantare l'apparecchio telefonico, sempre
sul comodino, e chiam la signora Angela Mattioli,
dell'appartamento 2.
Angela corse dalla Mattei-Ferri e la trov sdraiata sul
letto, accusava dolori tremendi alle gambe e alla schiena.
Ma come, ma non era semiparalizzata? E come aveva
fatto a cadere?
Volevo farmi il bagno e sono caduta cercando di entrare
nella vasca dalla sedia, ecco qua, e lei mi deve portare
immediatamente a Lugano, alla clinica del professor
Lindert. Quelli sono gente seria, qui non capisce
niente nessuno.
Ma lei  fuori di s, io chiamo l'ambulanza!.
S, se vuole la chiami, ma di quelle a pagamento,
chieda quanto costa essere portati fino a Lugano, e lei
mi deve accompagnare, che vuole, io non ho nessuno!.
Ossignore, signorina Mattei, ma ne  sicura? Perch
non contatta l'ospedale, il medico che l'ha curata,
quello che la ha in cura....
Ah, io da quel delinquente non ci torno, mi fido solo del professor Lindert.
Tanto insistette la Mattei-Ferri che Angela, stravolta,
fece tutto quello che c'era da fare. Trov un'ambulanza
che a carissimo prezzo sarebbe venuta a prendere
la signorina per condurla alla clinica svizzera dove,
a prezzo altrettanto caro, si sarebbero fatti gli accertamenti
del caso, cio in primo luogo una risonanza
magnetica.
In tarda mattinata arriv l'ambulanza, alle 15,30 la
risonanza era gi pronta, puntualit svizzera.
Che le dicevo, signora Mattioli? Quando mai in Italia
sarebbe successa una cosa del genere? Certo qui si
fanno pagare, ma perch, da noi no?.
La situazione non era gravissima: si trattava di una
incrinatura a livello di LIO (l'avevo detto io!), era
escluso un intervento chirurgico, tutto sarebbe tornato
a posto, ma la signorina avrebbe dovuto portare il
busto per un bel po', e tornare periodicamente per i controlli,
costosissimi anche quelli. Di questo lei non sembrava
preoccuparsi: nel corso degli anni, a spese dello
Stato, aveva messo da parte una discreta cifra.
Sarebbe stata dimessa il giorno dopo.
Angela nel pomeriggio prese un treno per Milano, l'indomani
sarebbe tornata a recuperare l'infortunata.
Ma posso venire in macchina?.
S, non c' bisogno dell'ambulanza, basta che non
si faccia tamponare.
Angela fu di ritorno alla casa di ringhiera in serata,
assai provata. Per fortuna il Consonni le aveva preparato
una cenetta a base di polpette di lesso in salsa di
pomodoro. Era previsto che Angela quella sera si trattenesse
a dormire dal Consonni, in teoria era la sera
della pasticca. Consonni, non molto convinto, chiese:
Che dici, la prendo la pillola?.
No, Amedeo, non te ne avere a male, ma sono veramente
stanca.
Come vuoi tu rispose il Consonni, in cuor suo sollevato.
Donatella la sera leggeva sempre libri gialli, anzi libri
horror, dove c'erano maciullatori di bambini e serial
killer. Li prendeva in prestito in biblioteca, non aveva
certo soldi da buttar via per comprarli. Queste letture
la tranquillizzavano, a loro modo. Ma certo, io in
confronto sono fortunata, ho una casa, uno straccio di
lavoro, due bei bambini in salute, un sacco di problemi,
cio praticamente a campare non ce la faccio, ma
quando leggo di questi qui che ammazzano la gente, poi
magari la fanno a pezzi e se la mangiano e chiss quali
altre cose, allora mi tranquillizzo perch so che a me
queste cose qui mica succedono. Sono cose che capitano
in America, o in Norvegia o a Napoli, o da qualche
altra parte. O magari neanche capitano, per a me
piacciono. Io se volessi stasera potrei uscire, non ho mica
paura che qualcuno mi tagli la gola.
Pi problematica era la situazione di Donatella, e pi forte
doveva essere la carica del libro per riuscire a dormire.
Quella sera prese sonno con una storia di bambine
squartate, i cui pezzi venivano inscatolati e recapitati
alla polizia.
La mattina seguente De Angelis aveva deciso di passare
all'azione. Si era gi organizzato: aveva comprato
dei biscotti per cani, i migliori, i pi gustosi, i pi
cari. Alle sette e mezzo stazionava ostentando indifferenza
nei pressi della sua macchina, simulava di
eseguire un sommario controllo della pulizia del parabrezza.
Il cagnetto arriv baldanzoso, non aveva idea di essere
in fallo, n motivo di essere diffidente, un cane
socievole con tutti: si lasci attrarre dall'esca, che De
Angelis gli mostr con una smorfia che doveva sembrare
amichevole.
Vieni cagnetto, vieni con il Luis che ha qualcosa per te.
Gli lanci un biscotto e gliene promise altri.
Dopo aver provveduto a pisciare sul solito cerchione
il cane lo segu scodinzolando. Il Luis si guard in
giro, assicurandosi che nessuno potesse vederlo.
In pochi attimi condusse il cane in un locale abbandonato,
nel seminterrato della casa di ringhiera, al quale si
accedeva tramite una porticina verde tutta sgangherata.
Si trattava di ambienti di servizio di una vecchia macelleria,
ormai fatiscenti: in fondo alle scale c'era niente di
meno che una cella frigorifera, a tenuta stagna. La porta
blindata funzionava ancora...
Vieni bello, vieni col Luis....
In breve il cane ci entr, e slam, il Luis ce lo chiuse
dentro.
Vai tranquillo, infame cagnetto, l dentro potrai fare
tutti i bisogni che vuoi, non saresti il primo. La cella
in effetti era stata in passato frequentata da chiss
chi, ed era piena di ogni genere di immondizia, macerie
e deiezioni. Vediamo se questa nuova situazione
ti far passare la voglia di fare i tuoi bisogni sulla mia
macchina. Ora te ne starai qui per un po'.
De Angelis torn nella corte, dedicandosi immediatamente
a ripulire il cerchione oltraggiato.
Dopo una ventina di minuti arriv un signore con la
pipa in bocca, spenta, che dopo aver fatto tutto il giro
della corte, sbirciando in ogni angolo, si rivolse al Luis
che lustrava i fascioni:
Buongiorno, non  che ha visto un cane di media
taglia? Bianco e marrone, mica l'ha visto?.
Un cane, qui? No, qui non ci sono cani, e non vedo
che cosa potrebbe venirci a fare un cane, qui.
Ma, sa, si deve essere perso, so che di solito....
Di solito cosa?.
No, sa, di solito lo porto in giro, ma oggi mi  sparito
di sotto gli occhi, pensavo che si fosse infilato qui
dentro....
No, mi dispiace, qui non ho mai visto nessun cane,
ma se lo incontro glielo dico, mi lasci il numero di
telefono.
Il padrone del cane non ci vedeva chiaro, lo sapeva
benissimo che il suo cane entrava e usciva dall'androne
della casa di ringhiera tutte le mattine, dopo le sette:
prima no, perch il portone grande era chiuso. E
ora questo ti veniva a dire che non aveva mai visto nessun
cane, mmhh, possibile?
Ma era solo un vago dubbio: in quel signore, tal Mario
Gori, di evidenti origini toscane, prevaleva la preoccupazione
per il suo cane, che gi gli mancava. Oddio,
dove si sar cacciato?
Nel frattempo De Angelis cominci a rendersi conto
che aveva agito d'istinto, senza un'idea precisa di
come potesse evolversi la faccenda: per quanto avrebbe
tenuto prigioniero il cane? Avrebbe chiesto un riscatto?
E se quello comincia ad abbaiare? No, no, c'era
da stare tranquilli, nessuno avrebbe potuto sentirlo
perch la cella frigo era perfettamente isolata.
Alle dieci del mattino Angela sal sulla sua Dobl e
part alla volta di Lugano. Gli infermieri gentilmente
la aiutarono a caricare la Mattei-Ferri sul sedile posteriore.
All'ora di pranzo erano gi a casa. Angela si fece
aiutare dal Consonni a portare la signorina in camera,
e la depositarono sul suo letto. E adesso? Chi
avrebbe badato a quella poveretta? Angela si offr di
dare una mano, e riusc a coinvolgere anche Consonni,
questo solo in virt della seria relazione sentimentale
che li teneva uniti.
Nel pomeriggio l'intero vicinato fu tappezzato di piccoli
manifesti realizzati con stampante domestica, che
raffiguravano il cane, che di nome faceva Moka, definito
meticcio di media taglia, socievole e ben educato.
Ricompensa a chi ci aiuta a ritrovarlo.
Ah, adesso i bastardi si chiamano meticci, pens il De
Angelis quando si trov di fronte la foto di Moka, che
aveva un'espressione fra il ruffiano e il dispettoso.
Ben educato poi....
Ma in lui cominci a montare la preoccupazione.
E se mi beccano?.
Il signor Gori si aggirava instancabile per il quartiere,
e periodicamente tornava nella casa di ringhiera. Gli
suon addirittura alla porta, forse per sbirciare all'interno.
Ha mica novit sul mio Moka? Per caso qualche altro
inquilino....
Lo chieda a loro, io non so niente borbott il De
Angelis senza lasciarlo entrare. Ma il Gori non si arrendeva.
Ah, che storia! Il Moka da solo non si allontana mai,
e sa tornare benissimo a casa, non vorrei che qualche
malintenzionato... qualche delinquente....
Be'?.
S, insomma, che lo abbiano rapito, no? Che me lo
abbiano portato via?.
Ah, chi vuole che lo abbia rapito, un bastardino cos,
cosa lo rapivano a fare....
Gori fiss uno sguardo acceso e inquisitivo negli occhi
del De Angelis, che guardava da un'altra parte.
Lo sa che c' una proposta di legge per equiparare
il sequestro di animale a quello di persona? Lo sa che
 un reato gravissimo?.
Cosa?.
Il sequestro di persona....
Non ho visto nessun cane, e ho da fare tagli corto
il De Angelis, sbattendo la porta.
Ma una volta solo fu preso da un senso di inquietudine.
Fra l'altro aveva comprato alcuni barattoli di cibo
per cani, mica voleva farlo morire di fame. Solo a
sera inoltrata, col favore dell'oscurit, si decise ad andare
gi nella cella frigo, a portare da bere e da mangiare
a Moka, che lo accolse scodinzolando.
Be', di sicuro un cane non parla fu la sua misera
consolazione.
Il Gori fece il giro di tutti gli inquilini della casa di
ringhiera. Per ultimo visit il Consonni, che non seppe
essere di molto aiuto, e rimase un po' infastidito dal fatto
che quel signore cercasse di buttare l'occhio dentro
l'appartamento, per sincerarsi che il cane non fosse l.
Ma si sa, i proprietari di cani spesso perdono completamente
il senso della realt. Fra l'altro arriv il garzone
del ferramenta, e Consonni tagli corto col Gori.
Riapr il barattolo. Sald il conto consegnando i 40
euro che doveva, ma qualcosa non tornava: adesso nel
barattolo erano rimasti 80 euro: 150 meno quaranta a
casa mia fa 110, e allora perch ce ne sono 80? Mi pareva
di avercene lasciati 150, ma mi posso sbagliare, sar
l'Alzheimer che arriva? Non  che ho nascosto altri soldi
da qualche parte e non me ne ricordo? Oppure non
mi ricordo bene quanto ci ho lasciato nel barattolo?
Cos Consonni prese un appunto su un foglietto,
oggi ***, ore *** euro 80. E se mi scordo anche del
foglietto? Oddio, ci saranno delle pasticche per la memoria?
Bisogna che senta il dottore.
Donatella aveva terminato la sua giornata lavorativa.
Rientr in casa, tutto tranquillo, i bambini erano
in camera che giocavano animatamente. Mise a scaldare
l'acqua per la pasta, poi tir fuori dal cassetto della
credenza tutte le bollette e i conti vari. Fra luce, mensa
scolastica, gas e altre voci era sotto di 800 euro. Per
non parlare dei libri di testo, era novembre e Gianmarco
non ne aveva neanche uno. Si chiese se fosse il caso
di ricorrere ancora una volta a suo fratello. Ma come
faccio? Anche lui non  che sia messo tanto bene.
Dopo cena i bambini se ne andarono a letto. Lei si
serv un bicchierino di vino dolce e si sedette in cucina,
distrutta. Da che aveva rivisto suo marito, cos umile,
malmesso, grigio, le era preso il magone. Che fare
adesso? Riaccoglierlo in casa? Ma quante volte era gi
successo, quante volte lui aveva simulato di essersi rimesso
in carreggiata, e dopo un giorno o due aveva ripreso
a bere, a maltrattare tutti, a perdere il controllo?
Donatella purtroppo doveva essere realistica, le
disintossicazioni non funzionano, e anzi dopo  peggio
ancora. E poi con che soldi lo mantengo? Almeno alla
casa-famiglia gli danno da mangiare.
Si chiedeva anche che impressione potevano avere i
bambini, vedere loro padre ridotto a niente, senza alcun
futuro e possibilit.
Alle dieci si spogli e si butt sul letto. Riprese il suo
horror e si addorment mentre un killer spietato uccideva
un bambino di due anni perch voleva vendicare
la morte di sua figlia rimasta uccisa anni prima a opera
di un chirurgo sbadato, per l'appunto il padre del
bambino.
Il problema di Consonni fu che anche nei giorni successivi
si verificarono degli ammanchi, nel suo barattolo.
Dopo che lui ci aveva aggiunto 30 euro, fino ad
arrivare a quota 110, registrando il movimento sul foglietto,
ne trov 80. In quel momento realizz che non
era lui che aveva perso la testa, ma che qualcuno attingeva
alle sue riserve per le spese correnti.
Ladri? Ma che ladri sono che prendono solo un po'
dei soldi? Perch ne lasciano una parte, sempre pi grande
di quella che portano via?
Consonni cominci a ragionare. Evidentemente si
tratta di qualcuno che si introduce in casa in mia assenza,
e attinge al barattolo. Qualcuno che ha la
chiave di casa. Ma chi pu essere? In effetti di copie
della porta di ingresso del suo appartamento ce
n'erano diverse in circolazione. Una l'aveva Angela:
che fosse lei a rubargli i soldi? A che scopo? L'unica
cosa che gli veniva in mente  che lo facesse per
confermare che lui si stava rincoglionendo. Ma no,
Angela non era il tipo da fare scherzi cos cattivi.
Un'altra copia l'aveva sua figlia Caterina. Ma gli pareva
impossibile che quella gli prendesse qualche decina
di euro alla volta.  vero, Caterina dal punto di
vista finanziario non  che stesse attraversando un
gran momento. Lavorava per un'agenzia immobiliare
e si sa, con la crisi, il livello delle compravendite
era precipitato verso il basso, e siccome Caterina
guadagnava a percentuale... Ma no, Caterina non si
era mai fatta un problema di chiedere soldi al padre,
al bisogno. E non si trattava di 50 o 100 euro, ma
di cifre assai pi consistenti.
E se fosse stato Enrico? Enrico era il suo nipotino
adorato, figlio di Caterina, ma lui aveva quattro anni,
a stento sapeva che cosa fossero i soldi. E in ogni caso
i soldi sparivano proprio nel pomeriggio, quando Enrico
era fuori col nonno.
Un'altra chiave l'aveva Donatella, che veniva a fare
le pulizie quando Consonni non c'era. Be', il caso
Giorgi era noto a tutti, Donatella viveva nell'indigenza
ma era persona orgogliosissima. Angela si era offerta
pi volte di aiutarla economicamente, anche a
fondo perduto. Non aveva accettato neanche un prestito.
Faceva le pulizie la sera, e quando toccava alla
casa di Consonni lui si trasferiva da Angela, per la notte.
Per gli ammanchi non si verificavano la mattina
dopo, ma nel corso della giornata. D'accordo, Donatella,
in possesso delle chiavi, avrebbe potuto reintrodursi
nell'appartamento quando voleva, ma non gli pareva possibile.
C'era un'altra persona, il Giorgi, il marito di Donatella,
che negli ultimi tempi, dopo la disintossicazione,
si era rivisto nella casa di ringhiera. E lui, qualche settimana
prima, quando era stato ospite di Consonni in
tristi frangenti, perch non sapeva dove altro andare,
aveva a disposizione una chiave. Che l'avesse ancora
e la usasse per procurarsi qualche spicciolo?
In tempi normali avrebbe potuto chiedere alla signorina
Mattei-Ferri se aveva notato, per caso, qualche
movimento attorno alla sua porta. Lei non avrebbe
mancato di registrarlo, stava sempre appostata alla
sua finestrina a spiare tutto ci che accadeva nella
casa di ringhiera, non le sfuggiva niente. Ma adesso,
dopo l'infortunio, la Mattei-Ferri non poteva neanche
stare seduta sulla sedia a rotelle, era allettata, e
con suo grande dispiacere non poteva dedicarsi alle
sue sedute di osservazione. Comunque Consonni era
certo che se interrogata sulla questione la Mattei-
Ferri avrebbe dato la colpa ai peruviani dell'appartamento
senza numero. Secondo lei i peruviani erano
tutti ladri, borseggiatori, taccheggiatori. Per affermare
che erano stati loro non avrebbe avuto bisogno di
osservazione diretta.
Non era mica escluso che i responsabili fossero loro,
anche senza essere in possesso delle chiavi, sicuramente,
almeno secondo la Mattei-Ferri, erano abilissimi scassinatori,
una porta la aprivano in men che non si dica.
Ma perch allora rubare solo una parte?
Mah. Consonni non sapeva che pensare. Per prima cosa
smise di mettere i soldi nel barattolo, li lasci nel portafoglio.
E poi avrebbe tenuto gli occhi aperti.
Negli stessi giorni il signor Gori viveva momenti di
disperazione: Moka non si era ritrovato. Nessuno gli levava
dalla testa che quel vecchio bisbetico e antianimalista,
per giunta in possesso di un'auto sportiva, avesse
a che fare con la sparizione del cane. Per cui il Gori aveva
sorvegliato di nascosto le mosse del De Angelis, anche
alla sera, e aveva notato che puntualmente il vecchio,
cercando di non farsi vedere da nessuno, penetrava in
certi locali abbandonati con un sacchetto in mano, dentro
il quale sicuramente celava la scatoletta di cibo per
cani e forse un po' d'acqua. Nel giro di pochi minuti se
ne usciva di l, circospetto, e rientrava in casa. Ma la prova
definitiva venne grazie all'aiuto di Roby, un bassotto
dotato di ottimo fiuto. Il Gori era riuscito a condurlo
nottetempo dentro la corte della casa di ringhiera, gli
aveva fatto annusare l'orsacchiotto di Moka. Il bassotto
aveva puntato senza esitazione verso il portoncino verde
sbiadito. Scendere gi e liberare il cane rapito? No,
il proprietario voleva che la liberazione coincidesse con
un atto di accusa, e che quel vecchio bilioso pagasse il
suo debito con la giustizia.
Il De Angelis, a sua volta, si sentiva circondato, temeva
di essere scoperto e messo alla gogna o in carcere.
Una sera decise che la mattina successiva, di buonora,
avrebbe preso Moka, lo avrebbe infilato in un sacco
di iuta di quelli che si usano per le patate e lo avrebbe
cacciato nella bauliera, pur esigua, del suo roadster,
per portarlo lontano, chi lo sa, magari nel Lodigiano o
in Lomellina. Il cane sarebbe stato ritrovato, con ogni
probabilit, e riportato al padrone, sicuramente aveva
il timbro o il chip. Ma nessuno avrebbe potuto dimostrare
che lui era coinvolto nella faccenda, il cane si era
perso e basta. In occasione di quella che doveva essere
l'ultima volta che dava da mangiare al cane, si assicur
di eliminare ogni prova dalla scena del delitto. Raccolse
le scatole vuote di cibo per cani e qualsiasi altra
traccia, dopo che Moka ebbe finito di mangiare. Le deiezioni,
quelle no, non le raccolse, d'altronde nella cella
frigo ce n'erano numerose altre, meno fresche, di natura
animale e anche umana.
Angela buss alla porta di Consonni, abbastanza
agitata.
Amedeo, c' bisogno di te,  il tuo turno.
Il turno di che?.
Il turno con la Mattei-Ferri, non ti ricordi?.
In effetti Consonni aveva dato la sua disponibilit a
passare qualche ora con la povera Mattei-Ferri, accudirla
per quanto possibile, magari cucinarle qualcosa da mangiare,
rassettare la cucina, sistemare il bagno. Era un po'
terrorizzato all'idea di doverla accompagnare alla toilette,
un'operazione abbastanza complicata tecnicamente,
e che inoltre prevedeva una confidenza, e anche una certa
attitudine infermieristica, delle quali Consonni non
disponeva. Per fortuna aveva gi fatto tutto Angela, che
aveva aiutato la signorina a lavarsi e a rivestirsi. La trov
pulita e profumata, supina sul letto, che inveiva contro
tutto e tutti.
Consonni cerc di mostrare un'espressione di cordialit
e di ottimismo, aspetti per il momento mancanti
nell'umore della signorina, che avrebbe dovuto sopportare
quella vita per qualche mese.
Ci vuole tanta pazienza, signorina Mattei-Ferri,
tanta pazienza.
Mi aiuti a tirarmi un po' su, mi metta un altro cuscino
sotto la schiena, che sta aspettando?.
Consonni esegu, cerc di avviare una conversazione
sul tempo o sulla prossima riunione di condominio,
ma la Mattei-Ferri non era dell'umore, bofonchiava
fra s lanciando invettive contro la ASL, la
categoria dei medici nel suo insieme, il destino e i
peruviani.
Era evidente che la signorina per un certo periodo
aveva bisogno di una persona che si occupasse di
lei, magari non per 24 ore al giorno, ma sicuramente
un paio d'ore al mattino e almeno altrettante nel
pomeriggio, occorreva una badante part-time, ed era
chiaro che questo compito poteva essere assolto da
Angela e dal Consonni solo provvisoriamente. D'altronde
la signorina non aveva parenti. Ad Angela era
venuto naturale suggerire alla Mattei-Ferri di chiedere
ai peruviani dell'appartamento in alto, quello senza
numero. Era una comunit multifamiliare, e le donne
lavoravano quasi tutte come badanti o simili. Forse
ce n'era una disponibile, per una cifra modesta, al
nero.
La Mattei-Ferri aveva allocato non pi di 350 euro,
per un monte ore di circa 100 mensili, prendere o lasciare.
Tuttavia dei peruviani non ne voleva nemmeno
sentire parlare. Quelle donne rubano tutto e passano
il tempo a sentire la musica e a telefonare alle loro
amiche. Dovrei pagarle per questo?
La questione non era semplice da risolvere. Chiedere
a Donatella? Va bene avere problemi di soldi, ma lavorare
per 3,50 euro l'ora, e dover sopportare il pessimo carattere
della esigentissima Mattei-Ferri, no, non era accettabile.
E poi non ne avrebbe avuto il tempo.
La signorina nel frattempo si era appisolata, e Consonni
si sedette sulla sedia davanti alla finestra di cucina,
la tradizionale postazione di vedetta dove di solito
l'invalida passava le sue ore, a spiare. Pareva un
osservatorio, da l si teneva sotto controllo quasi tutta
la casa di ringhiera. Si vedeva molto bene anche l'ingresso
dell'appartamento del Consonni, lui ne approfitt
per dare un'occhiata.
Il pomeriggio era grigio e umido, un po' brumoso,
per la visibilit era ottima. Era un'ora morta. Dalla
camera della Mattei-Ferri giungeva il suono regolare della
russata, bene, che si riposasse tranquilla e che non
rompesse le balle.
Due ombre di bassa statura comparvero sulla ringhiera,
una, quella pi piccola, si ferm all'angolo fra i due
ballatoi perpendicolari, davanti all'uscita della rampa
di scale, come qualcuno che deve fare il palo. L'altra
sgattaiol verso la porta dell'appartamento del Consonni
e la apr, con le chiavi.
Ah, disse Consonni fra s e s, ma pensa te.
In serata Consonni raccont ad Angela che aveva scoperto
chi erano i responsabili dei piccoli furti nel suo
barattolo dei soldi.
Angela ne fu sorpresa e anche amareggiata.
Sono sicura che la madre non ne sa nulla, e anzi se
lo venisse a sapere li metterebbe in punizione per tre
mesi. Figuriamoci....
Eh, si vede che loro lo fanno di nascosto per mettere
via qualche soldo, d'altronde lo sai che vivono con
neanche 700 euro al mese?.
Guarda, io con lei le ho provate di tutte, le ho
detto che se aveva bisogno le potevo prestare qualcosa,
senza interessi, me li poteva rendere quando
voleva, quando le cose si sarebbero un po' sistemate,
ma non c' stato verso, dice che non vuole la carit
di nessuno... e il marito, l'hai visto... sembra
uno zombie, un fantasma... poverini... e i bambini
poi....
Be', ci fosse il sistema di fare qualche cosa....
Ci hanno scoperto disse con terrore Gianmarco a
Margherita.
Come fai a dirlo?.
Nel barattolo non c'erano pi i soldi, ma un biglietto.
E che c'era scritto?.
Furfantelli c'era scritto. Sa che siamo noi.
E adesso che facciamo?.
Bisogna liberarsi della refurtiva, verranno in camera
nostra a cercarla. Bisogna disfarsene.
Ma sei scemo? Tutti quei soldi li vuoi buttare
via?.
Se li trovano la mamma ci ammazza di botte, e poi
ci mettono in prigione.
Nascondiamoli in un posto segreto.
E dove?.
Te la ricordi la cella frigorifera?.
Certo che me la ricordo.
 il posto che fa per noi. E poi anche se un giorno
qualcuno ce li trova, i soldi, come fanno a sapere che
ce li abbiamo messi proprio io e te?.
Intorno alle nove di sera, nel buio, raccolsero la refurtiva
- 125 euro - e la infilarono in una busta. Si fornirono
di una torcia elettrica e scesero gi nello scantinato
abbandonato. Che paura! Ma era un posto che
conoscevano bene, un tempo ci andavano a giocare ai
mostri.
E poi ci avevano portato loro padre, quella volta che...
Aprirono la porta di acciaio e si infilarono dentro.
Gianmarco ebbe come la sensazione che qualcosa o qualcuno
gli sfiorasse il polpaccio, o, che schifo, sar stato
un ratto gigante. Gli pareva che tutta quella porcheria
di rifiuti, macerie, materassi marci eccetera brulicasse
di sorci, pronti a mangiarsi lui e sua sorella. Nascosero
la scatoletta di ferro dove avevano inserito il
malloppo sotto alcuni mattoni rotti. L dentro i topi non
sarebbero riusciti ad arrivare.
Andiamocene, questo posto non mi piace.
C' qualcosa che si muove.
Scapparono via, dopo aver richiuso il portellone.
Alle sette e un quarto del mattino successivo De Angelis
era pronto. Aveva con s il sacco di iuta e qualche
biscotto per attrarre l'animale. Ma quando scese nella
corte ebbe una sorpresa. C'era una macchina della polizia
cinofila, un paio di agenti e il signor Gori che tese
il braccio indicando il De Angelis in modo imperativo.
 lui, questo  il signore che ha rapito il mio cane,
e lo tiene segregato esattamente l! afferm indicando
il portoncino verde.
De Angelis si vide in trappola, ma tent di svicolare
in qualche modo.
Che volete da me, io non so niente, io non ho mai
messo piede laggi, avete un mandato? Qual  il capo
d'accusa?.
L'agente della polizia cinofila era assai pi conciliante.
Nessuno l'accusa di niente, signore, dobbiamo soltanto
verificare che il cane del signor Gori qui presente
non sia inavvertitamente rimasto chiuso in certi locali
che ci ha indicato il proprietario del cane. Potrebbe
essere finito l dentro e non esser pi capace di uscire
fuori. Andiamo a dare un'occhiata, tanto pi che l'abbiamo
chiesto alla attuale proprietaria di questi fondi
abbandonati e inutilizzati, la signora Xing, e lei ci ha
detto di fare quello che ritenevamo necessario.
De Angelis era livido, gli mancava il respiro. Proprio
ora che stava per liberarsi di quel merdosissimo cagnetto.
E adesso? Cercava disperatamente una via d'uscita.
Ah, fate pure, io non c'entro niente.
Il signor Gori era di altro avviso.
Ho le prove che il signore qui presente ha sequestrato
il mio cane, probabilmente a scopo di estorsione.
Ho le prove. Perch costui nei giorni scorsi ha acquistato
nel negozio di fronte numerosi barattoli di cibo
per cani? Eh? Ho tre testimoni pronti a giurarlo.
Be', che c'entra, li ho comprati per me, sa, c' la
crisi, bisogna adattarsi, costano poco ed  tutta roba
genuina e controllata.
La polizia cinofila si avvicin al portoncino verde.
De Angelis perse la testa: Voi non potete entrare,
non potete entrare, andate a procurarvi un mandato.
Si pose davanti al portoncino, a ultimo baluardo.
Ma signore, stiamo solo cercando un cane che si 
perso, su, che le prende?.
Mentre De Angelis si accasciava al suolo, ormai convinto
di essere rovinato, gli agenti entrarono in quei
locali fatiscenti e raggiunsero la cella frigo. Aprirono
la porta di acciaio e si misero a cercare.
Dopo una decina di minuti uscirono fuori. Signor Gori,
il suo cane non  qui. In quello scantinato c' di tutto,
ogni tipo di schifezza, evidentemente alcune persone usano
quel posto come latrina o peggio, ma di cani non ce n'.
Il suo cane si deve esser perso da qualche altra parte.
De Angelis era sbalordito. Ma come? Possibile? Il
cane era riuscito a scappare?
La stessa mattina Claudio pass in visita a trovare i
bambini, li avrebbe accompagnati a scuola. Questi gli
raccontarono delle ultime novit, per esempio che la
Mattei-Ferri si era fatta male e doveva portare un busto
enorme.
Dopo aver salutato i figli Claudio torn indietro e
suon alla porta della Mattei-Ferri. Gli apr Angela che
colse la palla al balzo.
Signor Claudio, visto che  qui, potrebbe trattenersi
dalla signorina una mezzoretta? Devo andare a casa
mia per....
Va benissimo, signora Angela, faccia con comodo,
ho tutto il tempo del mondo.
Claudio e Angela sul ballatoio si intrattennero a parlare
per qualche minuto. Poi Claudio entr, e si mise
a sedere vicino al letto della Mattei-Ferri.
La signorina, immobilizzata, guatava il Giorgi con diffidenza
e disprezzo. Conosceva i trascorsi.
Allora, signorina, come sta?. Claudio cercava di
rompere il ghiaccio.
Eh, come sto, non lo vede? Peggio non potrei
stare.
Claudio cerc di parlare del pi e del meno ma la signorina
sembrava non raccogliere, era di pessimo umore.
Pertanto rimase sorpresa dall'affermazione del Giorgi.
Signorina Mattei-Ferri, sono qui per il posto di lavoro.
Quale posto di lavoro?.
So che sta cercando un aiuto temporaneo, e io mi
propongo come candidato per il lavoro.
Lei? Ma sa di che cosa si tratta? E sa quanto sono
disposta a spendere?.
Non si preoccupi, negli ultimi tempi ne ho viste parecchie,
e so come si sta dietro alle persone. Per la cifra
mi va bene quella che stabilisce lei. Per sappia che
io le posso dedicare massimo quattro-cinque ore al
giorno, e non posso passare la notte qui.
Passare la notte con me? Ma lei  matto? Io di notte
dormo, poi la mattina lei mi porta in bagno e mi aiuta
a fare la toeletta, per me maschio o femmina  lo stesso,
io non mi faccio delle fisime.
Nemmeno io, glielo posso assicurare.
Bene, per me si pu iniziare oggi stesso. La prendo
in prova per una settimana. Se tutto andr bene...
Ahi! La mia schiena!.
Claudio aiut la Mattei a cambiare posizione.
Mi dia una di quelle pasticche....
Dopo dieci minuti la signorina sembr riprendersi,
la Mattioli non tornava.
Signor Claudio, non perdiamo tempo, c' da fare
la spesa, prenda una penna che le detto la lista. Vada
al supermercato Lidl che  pi economico.
Ma  lontano, non faccio prima a....
Non la pago perch lei faccia i suoi comodi, e mi
raccomando lo scontrino, non facciamo poi che si va
con gli arrotondamenti....
Certamente.
Ecco i soldi. Naturalmente il tempo che sta fuori
a fare la spesa io non glielo pago, per cui non le
conviene metterci tanto. Ah, lo so bene come va a
finire.
Non si preoccupi, signorina Mattei-Ferri.
A proposito, lo sa che io sono una che parla schietto.
Sul lavoro non si beve.
Guardi signorina, non lo potrei fare neanche se volessi.
Angela si aggirava per la corte, stava aspettando
qualcuno. Finalmente vide arrivare Donatella con un
sacchetto di plastica riciclabile della spesa.
Ah, signora Donatella, cercavo proprio lei!.
Me? Cercava me? Cosa  successo adesso?.
S, ho bisogno di lei. Mi  capitata una cosa stranissima.
Pareva un po' eccitata. Donatella non era dello spirito
di stare ad ascoltare le cose stranissime dell'Angela,
aveva premura perch doveva correre al lavoro,
ma quella continu:
Avanti, mi dia due euro e mezzo!.
Due euro e mezzo? Ma cos', un gioco? Le servono
per il carrello del supermercato? Per il posteggio?.
Si infil una mano in tasca alla ricerca delle monete.
No, sa, lei mi prender per matta, ma  per un sogno
che ho fatto, una cosa veramente... stranissima. Sa,
io a queste cose non ci credo, ma per due euro e mezzo....
Donatella aveva fretta di andarsene. Consegn ad Angela
due monete da 50 centesimi, sei da 20 e tre da 10.
Va bene lo stesso?.
S, s, certamente, ma non se ne vada, le devo raccontare
del sogno... aspetti... insomma, stamattina,
prima di svegliarmi, che  il momento in cui si fanno
i sogni premonitori, ho sognato mia zia Lorena, che ci
ha lasciato tanti anni fa. Ecco, lo sa cosa mi diceva?
Mi diceva: compra una scheda del Gratta e Vinci. Ma
non la devi comprare da sola, la devi prendere insieme
a qualcun altro e ti dico anche chi: la signora Donatella,
la madre di Gianmarco e Margherita. Cos ha
detto! Mi raccomando, compratela a met, dividete le
spese, se no non vincerai.
Donatella guardava quella spiritata come se fosse
una scema, e forse lo pensava anche.
Bene, signora Angela, sa, nemmeno io a queste cose
ci credo. Comunque ormai gli spiccioli glieli ho dati,
non li rivoglio indietro, ci faccia quello che le pare.
Lei non mi sembrava il tipo che....
Corro a comprare il Gratta e Vinci, corro. Oddio,
ma la zia non mi ha detto di quale tipo... non si sa mai,
no? E poi per cinque euro. Che vuole, io alla zia ci ero
cos affezionata... E mi ha dato delle indicazioni cos
precise. Corro al tabacchino a comprare la scheda. A
dopo.
Donatella entr mestamente in casa. Ci mancava
anche il Gratta e Vinci. Nel bar dove lavorava ne vendevano
a tonnellate, da ogni cifra. C'erano delle persone,
soprattutto anziani, che ci spendevano tutto
quello che avevano nel portafoglio. Magari vincevano
10 euro,  la mia giornata, pensavano, prendevano
altre due schede e le buttavano. I cestini dell'immondizia
erano pieni di Gratta e Vinci di ogni tipo,
gettati con scorno. Che tristezza. Be', una volta, a
dirla tutta, ci aveva provato anche lei, e ci aveva rimesso
15 euro, quello che guadagnava in due ore e
mezzo di lavoro.
Nel pomeriggio il signor Gori fece ritorno nella corte
della casa di ringhiera. Doveva rimuovere tutti i
manifestini che aveva attaccato, quelli relativi al
Moka. Evidentemente il cane era stato ritrovato, ma
dove? Be', era tornato a casa da solo. Il suo padrone,
in lacrime per la felicit, aveva cercato di farlo
parlare: Dimmelo Moka, dov' che eri? Chi  che
ti ha tenuto prigioniero? Portamici, dai, fammelo vedere.
I cani sono abituati a che la gente parli loro
come fossero dei cristiani. Moka qualcosa capiva, capiva
che il suo padrone era contento, capiva che gli
faceva le feste, ma non molto di pi. Forse perch
era solo un cane, forse per omert, non denunci il
De Angelis, il quale intravedendo dalla finestra il Gori
che toglieva i volantini tir un sospiro di sollievo.
Ma per due giorni non sarebbe uscito di casa, temendo
rappresaglie. Di conseguenza la sua BMW
sarebbe rimasta senza cure. Povera bestiola, pensava il Luis.
Bambini, io i soldi per i libri scolastici non li ho,
quindi bisogner arrangiarsi in un altro modo.
Mamma, non ti preoccupare, non ce ne facciamo
niente dei libri scolastici, ci arrangiamo, facciamo le fotocopie
a scuola delle pagine che ci servono.
Mi dispiace molto, ma purtroppo proprio non li abbiamo.
Donatella, pensierosa, butt un occhio fuori dalla finestra,
e si sorprese nel vedere suo marito che entrava
con due sacchetti della spesa dentro l'appartamento
della Mattei-Ferri. Ma che sta facendo?
In quel momento arriv la signora Angela, che buss
alla porta come una furia. Donatella usc sul ballatoio.
Signora Donatella! Signora Donatella! E successa
una cosa stranissima, una cosa incredibile!.
Oddio, che ha sognato adesso? pens Donatella,
scuotendo la testa.
Si ricorda il mio sogno del Gratta e Vinci?.
Eccoci, lo sapevo.
Io la scheda l'ho comprata. L'ho comprata! E indovini
un po'?.
Donatella cominciava a non poterne pi di quella signora,
che aveva un sacco di tempo da perdere.
Abbiamo vinto! Abbiamo vinto! Mia zia aveva ragione!.
Abbiamo vinto? E quant' che abbiamo vinto?.
Provi a indovinare.
Donatella non si pu dire che fosse scontenta, ma aveva
paura di farsi delle illusioni, magari addirittura 100
euro.
Dieci?.
Acqua, di pi.
Venti?.
Ancora acqua.
Cento euro?. A Donatella tremavano le gambe.
No, no, cento no.
Ci aveva sperato.
Allora cinquanta?.
No, Donatella, abbiamo vinto cinquemila euro,
cinquemila tondi tondi, duemilacinquecento a testa!.
Donatella ebbe un mezzo svenimento, dovette sedersi
sul primo scalino della rampa. Le ci volle qualche minuto
per riprendersi.
2.500 euro, ma non  che mi prende in giro, vero?
Lo sa che non sto bene, lo sa in che situazione siamo...
io sono al limite di....
Nessuno scherzo, ma le pare....
Mi faccia vedere la scheda.
Ah no, quella  al sicuro. Domani vado a incassare.
Una vincita cos grossa non la liquidano al tabacchino,
devo farmela accreditare. Dobbiamo festeggiare!.
Duemilacinquecento euro... la cifra risuonava nella
mente di Donatella, sei mesi di lavoro, un bel po' di
ossigeno, e per i ragazzi avrebbe potuto... Ma subito,
tenendo presente gli ultimi anni della sua vita, temeva
che fosse impossibile, che quell'idiota si fosse sbagliata,
che sotto ci fosse ancora una volta una trappola
che il destino le riservava. 2.500 euro?
Adesso devo andare cinguett la Mattioli ma mi
raccomando, non lo dica a nessuno. Dev'essere un segreto
fra me e lei! A dopo, a domani!. Si allontan trotterellando
per le scale, buss alla porta del Consonni.
Lui le apr, si guard intorno circospetto.
Tutto a posto Amedeo, dopo le do la sua parte, non
vorrei farla aspettare troppo,  cos fragile che nel frattempo
potrebbe struggersi.
Amedeo annu ed estrasse dal portafoglio 1.250 euro,
freschi freschi, appena prelevati in banca.
Nell'appartamento numero 12 Claudio stava preparando
il minestrone per la sera.
Signorina, senta che buon odorino. Le sto cucinando
un minestrone con i fiocchi.
La Mattei-Ferri rispose dal bagno: Non si faccia illusioni,
nel suo servizio non  compreso il vitto. Non
la pago perch lei stia qui a sbafare una cena. Comunque
venga qua, che ho fatto.
Ha fatto cosa?.
Quella grossa, venga qua.
Dica pure, signorina.
Non c' niente da dire, deve ripulire e farmi il bidet,
prenda quella bacinella di Moplen che c' l.
Il bidet? Io?.
E chi, Ges Bambino?.
Cos Claudio si dispose a fare il bidet alla signorina,
operazione difficile di per s. Ma insomma, tutto si fa,
per lavorare.
Alle sette di sera Claudio si incammin alla volta della
casa-famiglia. Si sentiva in tasca 14 euro, cifra che negli
ultimi tempi non aveva mai posseduto. Pensava di non
spenderne nemmeno uno, e di consegnarli interamente
a Donatella. 350 euro, almeno per due o tre mesi...
Quei soldi dobbiamo restituirli, se no finiamo nei guai.
E chi te lo ha detto? Se li restituiamo dichiariamo
la nostra colpevolezza.
 vero, ma allora come facciamo?.
Ho un'idea, ne rendiamo una parte, cos non li riconoscono,
e gli altri li spendiamo subito, cos non ce
li trovano addosso.
Mmhh, potrebbe andare, ma come facciamo? E
quanto ci teniamo?.
Io direi, gli riportiamo in una busta anonima 65 euro
e gli altri 60 ce li dividiamo, a patto di spenderli subito,
se no fanno la somma e capiscono tutto.
D'accordo. Tu che ti compri?.
Non te lo dico,  una sorpresa.
Perch, mi fai un regalo?.
Nient'affatto,  una sorpresa per me.
Ah.
E tu che ti compri?.
Boh, forse il libro di matematica,  l'unico che serve.
Ok, quando viene buio prendi questa busta e la infili
sotto la porta.
Ok.
Donatella prima di andare a letto maneggiava le 25
banconote da 100 euro, le disponeva in mucchietti separati,
come a individuare diverse destinazioni: questi
1.000 li metto da parte e sono intoccabili, questi 500
sono per i bambini, questi 800 per le bollette, questi
100 sono per me, questi... Alla fine cedette, ripose le
banconote nel cassetto e si prepar a coricarsi: come
se fosse iniziata una nuova vita si lav i denti, cosa che
di solito la sera non faceva mai, immagin la mattina
successiva di preparare un'abbondante colazione per i
bambini e per s. E magari anche per Claudio, che
avrebbe iniziato a pieno ritmo a lavorare per la Mattei-Ferri.
A letto riprese in mano il suo horror: il serial killer
questa volta aveva fatto prigioniera una bambina di buona
famiglia, e si accingeva a sezionarla da viva. Donatella
si disgust e chiuse il libro. Fra s e s pens: ma
vaffanculo.


NICOLA FANTINI LAURA PARIANI, OPERAZIONE RASKOL'NIKOV.

Quando finalmente suon la campanella dell'intervallo,
sospirando, Mirella Cossatti raccolse i fogli dei
compiti nella sua cartelletta, quindi usc di pressa dalla
classe. Oggi l'imperativo era tornare a casa al pi presto:
con suo marito interrogato in caserma...
Evit con cura la guardiola dove stava in agguato la
bidella Rampetti: quella perpetua ci prendeva gusto a
farle perdere tempo con una sfilza di circolari da leggere
e firmare... Con sollievo raggiunse un'uscita secondaria
e si precipit alla fermata dell'autobus che stava
giusto giusto arrivando.
Trov un posto sul fondo. Si sentiva addosso una
gran fiacca. Nell'ultimo anno le capitava spesso:
aveva ormai i suoi bei sessant'annetti calcati, in altri
tempi sarebbe gi stata in pensione da un pezzo,
invece con l'ultima riforma chiss per quanto tempo
ancora sarebbe rimasta inchiodata a sta malarbtta scuola. Ch
poi, adesso che ci si avviava verso la
fine dell'anno scolastico, Mirella aveva ancor pi i
nervi a fior di pelle.
Era mezzogiorno quando arriv a casa. Sal al quarto
piano con l'ascensore, perch i carabinieri avevano
sbarrato l'accesso alla rampa di scale dal pianterreno al
secondo. Forse dovevano completare i rilievi.
In casa si svest in fretta infilandosi poi la tuta da
ginnastica, per essere pi comoda. Dallo sgabuzzino sul
retro della cucina prese scopa straccio detersivi e spazzolone,
che aveva preparato la sera precedente: era pronta
per scendere. L'incaricata delle pulizie era in malattia
da due settimane e, finch non fosse rientrata, ogni
inquilino doveva contribuire a farsi carico della nettezza
degli ambienti comuni: cos stava scritto nell'avviso
che la signorina Galizi aveva affisso nell'ingresso,
a fianco delle cassette postali; con annesso l'elenco dei
turni, tra cui Isnaghi-Cossatti sabato. Inutile cercare
di far ragionare quella carampna: ch con quanto
era successo due giorni prima, sai a chi importava la
nettezza degli ambienti comuni!
Lupus in fabula, non appena Mirella cominci a
spazzare l'atrio, la Galizi si affacci dal suo appartamento
a pianterreno, con un'espressione da cancrbero,
a domandare se ci fossero novit.
A me lo chiede? ribatt seccamente Mirella.
Pensavo che suo marito fosse gi tornato dall'interrogatorio
in caserma rimand l'altra con aria zuccherosa.
Vipera falsarda. Stamattina chiss cosa non aveva ricamato
in commenti con la s lingua bifida. Ch il marito
di Mirella era andato in caserma a rendere la sua
testimonianza, perch era stato una delle ultime persone
a parlare con la Vedova... Non  ancora tornato
replic Mirella, che poi mont sull'ascensore
sbattendo la porta. Dalla ringhiera del secondo piano
si sporse per un'occhiata al pianerottolo inferiore. La
porta dell'appartamento della scira Fiumara - la Vedova,
come nel palazzo la chiamavano tutti - era
aperta e ne veniva un parlottare di voci confuse: evidentemente
i riga-russa erano ancora l dentro. Certo
c'era stato un gran clamore quando gioved l'amministratore,
che veniva a farle la s relazioncina come
ogni mezzogiorno, l'era restaa basito scoprendo non solo che la donna era morta - fulminata da un infarto,
all'apparenza - ma pure che erano spariti 10.000 euro...
Col corollario di un insoffribile vaevieni di uomini
in divisa e la lunga litania di domande per ciascun
inquilino. Per quel che la riguardava, Mirella non aveva
saputo dire granch. Certo conosceva la Fiumara,
che era la tutrice di un suo alunno di Terza A, ma la
vedeva giusto nel giorno di colloquio-parenti in sala professori:
una balena cinquantenne fasciata di nero, che
le tendeva una manona molle e sudaticcia. Nel condominio
si faceva vedere raramente: sempre blindata nel
suo appartamento, stravaccata sul divano che gemeva
sotto il suo peso. Una spilorcia che - vox populi - oltre
a essere proprietaria dell'adiacente laboratorio di confezioni
con una trentina di dipendenti, nonch di parecchi
appartamenti nel quartiere, prestava soldi a
strozzo... Tito Moscardelli del primo piano aveva commentato
spietatamente: L'era una carogna. Che la vada
all'inferno! Una sfruttatrice in meno a sto mnd!...
Ma lui ci aveva il dente avvelenato a causa dell'incidente
a sua figlia Palmira: un occhio perso per un
frammento di ago sparato fuori da una tagliacuci qualche
mese prima... Eggi, non si poteva proprio dire che
la morte di quella arpia avesse strappato lagrime a
qualcuno... A Mirella dispiaceva solo per Richi, il suo
alunno: adesso che la zia non c'era pi, che ne sarebbe
stato di quel sedicenne solo al mondo?
Di fronte all'appartamento della defunta, la porta
dell'1B era chiusa. Probabilmente il vecchio Moscardelli
era in cantina a trusciare e sua figlia dormiva: l'incidente
le aveva lasciato una forte depressione, per cui
si rimpinzava di sonniferi.
Basta, Mirella, finisci sto maledetto pianerottolo del
secondo piano... Silenzio alla porta dei Perniconi.
Guardando il loro tappetino con la scritta Welcome,
provava un certo disagio: sempre a litigare quei
due da quando lui era in cassintegrazione... Silenzio anche
dirimpetto, dalla peruviana: giovane con un gran
giro di amici maschi il sabato sera, quando dall'appartamento
veniva musica a palla... Pass nervosamente
lo straccio umido sul pianerottolo.
Terzo piano: forza, Mirella, che te ghe la feet!... La
porta di destra era socchiusa. Se ne affacci Ginetta
Fudani coi bigodini in testa: madre nubile quarantenne
di due gemelle, era parecchio chiacchierata. Dal grembiule
non del tutto bottolfato le spuntava il ventre
gonfio. Doveva mancare poco al parto... Mirella le fece
un cenno di saluto e si volt verso la porta spalancata
del 3B dove, come sempre a quell'ora, la vecchia
Sibilia veniva preparata per la passeggiata giornaliera
da un'infermierona imperiosa e robusta.
Quarto piano. Dalla porta del 4A usc il ragionier
Contini, l'amministratore dello stabile, che le borbott
un saluto boccastorta. Mirella scroll la testa: il Contini
doveva avere la stessa et di suo marito Beppe, ma
si pennellava alla grande, perfino i baffetti e le sopracciglia.
Cos vanitoso: appena scorse Mirella, si sistem
i capelli con la mano, cercando di mascherare la zona
in cui erano radi... Vissuto per tutta la vita con la mamma,
da un paio di mesi aveva seppellito la bonnima e
inaugurato la convivenza con una trentenne. Da allora
per il ragioniere niente pi cravatte e giacche scure
spolverate di forfora, ma solo camicie colorate. Ah, sti
ometti!...
Apr la porta del proprio appartamento, ritir secchio
e spazzolone, poi si cambi la maglia sudata: per essere
aprile, faceva proprio caldo... Bn, ora che i lavori erano
finiti, Mirella poteva concedersi mezza giornata di
riposo: la correzione dei compiti l'avrebbe lasciata per
la domenica pomeriggio. Questo di sette  il pi gradito
giorno... recit tra s entrando in cucina, accompagnata
dalla gatta Sophia in allerta perch era l'ora della man-
giativa. Speriamo che Beppe torni presto, si augur.
Al suo rientro, Beppe trov la Galizi a stopparlo. Chiss
da quanto tempo l'era di vedetta, si capiva che non
stava nella pelle dalla curiosit: C' qualcosa di nuovo,
dottor Isnaghi?.
No replic lui secco secco.
Ma quando ci sar qualcosa di nuovo, me lo dir,
vero? prov a insistere la sanguisuga.
Col fischio che gliel'avrebbe detto.
In cucina lo accolse sua moglie. Cos' sta faccia da
funerale? Stai bene? Ti va un bicchiere del tuo kvas?
gli chiese Mirella. Ch lei sapeva benissimo che lo
kvas, elaborato personalmente da Beppe facendo fermentare
pane di segale secondo un'antica ricetta russa,
era la sua bevanda preferita: ce n'era sempre un bottiglione
pronto in frigorifero.
Beppe per scroll le spalle, tanto sapeva che non poteva
nasconderle niente: Sarebbe meglio un fernet. Anzi,
se mi fai compagnia, anche due dita di pastis vanno
bene. Come lo prendi tu. Le fu comunque grato
che non insistesse con ulteriori domande: pareva addirittura
che Mirella cercasse di sdrammatizzare. Eh
dai! disse infatti sua moglie in tono paziente, recuperando
la bottiglia e due bicchieri. Sei stato in caserma,
e allora? Ti hanno forse accusato di qualcosa? Ti
hanno minacciato con un mandato di perquisizione?.
Lui sospir. Ma no, l' che... si interruppe come
distratto dal tintinnio dei due cubetti di ghiaccio che
cadevano nel bicchiere.
Te lo dico io cosa ci hai incalz Mirella. Secondo
me, non sei pi abituato a metterti elegante, dall'epoca
in cui andavi in giro per le campagne della Bassa a fare
comizi per il Partito e scoppi a ridere. Stamattina
quando sei uscito, parevi vestito da sposo! Neanche al
nostro matrimonio ti sei messo cos in tiro!.
C'era poco da ridere: per andare dai caramba bisogna
curare l'aspetto, senn si rischia di trovarsi in una
condizione di inferiorit, non si pu mai sapere con quei
tignosi, un interrogatorio l' mica come giocare a
cicciorlnda-chi-domanda... Beppe agit un paio di volte
il bicchiere e bevve il pastis d'un fiato. Mi cambio,
sto un momento al computer e poi scendo in cantina
annunci con solennit, cercando di mostrarsi insensibile
alle punzecchiature di Mirella.
Fantascienza? chiese lei, anche se certo non aveva
bisogno di domandarglielo: quando Beppe era di
quell'umore, poteva tranquillizzarlo solo la lettura di uno
dei vecchi romanzi di fantascienza che teneva nello
scantinato.
S, ce l'ho gi in mente. Con la morte della Vedova
e il casino che  scoppiato nel palazzo, mi rileggo
Condominium di Ballard, cos almeno mi consolo col fatto
che ci potrebbe andare molto peggio! dichiar.
Nel suo studiolo Beppe apr il computer portatile,
era contento di potersi imbozzolare di nuovo nei propri
ritmi. Osserv per un minuto buono lo schermo nero,
ma poi lo richiuse lentamente con un sospiro. Per
oggi meglio non collegarsi in rete. Si stropicci le palpebre
stanche senza levarsi gli occhiali da vista, poi inizi
a lisciarsi i baffoni con la meticolosit che riservava
alle decisioni difficili. Il testo del suo intervento per
la videoconferenza domenicale coi compagni del CSOVIA
era stampato di fresco, l accanto al computer - cinquanta
paginette dal titolo Verso Pietrogrado: i passeggeri
del vagone piombato - e aspettava solo una
veloce revisione; tuttavia, per la prima volta dopo anni,
Beppe era incerto se partecipare. Eh, vacca boja,
forse si stava preoccupando inutilmente: il collegamento
criptato era affidabile. Eppoi, tutto considerato,
perch mai doveva aspettarsi una strettissima sorveglianza
da parte di pultti, riga-russa, polizia postale
e magari anche del SISDE? Per essersi presentato spontaneamente
in caserma a rilasciare dichiarazioni? La
sua era una prova di assoluta disponibilit a collaborare.
Perch mai dovevano sospettare che lo scopo del
suo zelo collaborativo avesse come unico fine tenere
i caramba fuori da casa sua? Era stato molto peggio
gioved pomeriggio, quando gli avevano posto un paio
di domande sul pianerottolo, con la porta socchiusa e
lui sullo zerbino a fare da barricata. A ripensarci gli
veniva la pelle d'oca ancora adesso. E a niente valeva
ripetersi che il maresciallo sembrava una persona gentile
e comprensiva - Una pura formalit gli aveva
spiegato - perch qualcuno al comando ci aveva pure
la testa fina, il giudice Porfirij Petrovic in Delitto e castigo
ne era la dimostrazione.
Basta. Beppe si alz di scatto, si tolse gli occhiali e
dal cassetto prese le chiavi della cantina.
Scesa in cortile a buttare le bottiglie vuote nella
campana del vetro, Mirella si accorse che dall'angolo
del laboratorio di confezioni non veniva il solito ronzio
delle macchine, nonostante che al sabato pomeriggio
normalmente si lavorasse a pieno ritmo. Forse il capannone
era chiuso per la morte della Vedova. C'era
comunque un crocchio di donne: poggiate al muro in
ombra, fumavano e parlottavano. Alzando gli occhi nel
sentire il rumore dei vetri che cadevano nella campana,
una di loro riconobbe Mirella e le fece cenno di avvicinarsi.
Si trov subito circondata dal gruppetto di operaie
vocianti. Le conosceva quasi tutte: lavoravano l da molti
anni e spesso lei le aveva incrociate in cortile. Un lavoro
pesante: nella bella stagione, quando anche le finestre
del laboratorio si aprivano per il soffoco, a Mirella
era pi volte capitato di buttare l'occhio su quella
trentina di donne chine sui tavoli tra il crepitio del
tessuto sintetico che passava nelle tagliacuci e il
titch-titch delle macchine; gesti sempre uguali, schiene che
si rialzavano solo una volta che le tute da ginnastica erano
pronte per passare sotto gli sbuffi di vapore della
pressa da stiro... Il caso poi aveva voluto che proprio
l'inverno precedente Mirella, mentre andava in garage,
avesse assistito a un incidente: un cortocircuito cos
impressionante che, pur attraverso il vetro opaco della
porta chiusa, lei dal cortile aveva avuto l'impressione
che una fiammata invadesse tutto il laboratorio. L'urlare
delle operaie l'aveva spinta a entrare. Dentro, nell'orribile
odore di bruciato, un'operaia anzianotta stesa
sul pavimento: viso livido, labbra violacee, corpo scosso
da spasmi. Mirella aveva preso in mano la situazione,
perlomeno tanti anni di esercitazioni di pronto
soccorso a scuola erano serviti a qualcosa: staccare la
corrente, provare il polso, chiamare l'ambulanza, ch
le altre donne stavano impietrite e quel faccia-de-palta
del sorvegliante, con tanto di maglietta con la scritta
Sicurezza, non faceva che ripetere che non era successo
niente di grave.
Dicono che non riaprir pi. Non ci sono pi soldi, l'ha
detto il Contini. Buono quello che per l'impostura l' il
numero uno. Figuriamoci se la Vedova non ci aveva soldi
in banca: con tutti gli appartamenti che possiede nel
quartiere, ce ne ha da impienire il gozzo. Ma no, i palazzi
l'eran mica suoi, sono di una societ vattelappesca,
lei sul conto non ci ha neanche una palnca, neppure i
soldi per il funerale ci sono. Poveretta. Poveretta un
cazz. Ma no. Ma s. Chiudono perch hanno un laboratorio
uguale a questo in Romania, che li fa guadagnare
cinque volte tanto, perch l le operaie sbassano la testa
di pi. E a noi una pedata in quel posto che anche Paperon
de' Paperoni fa vedere nudo quando va al cesso.
Mirella non le aveva mai sentite cos arrabbiate,
neppure per l'incidente dell'operaia folgorata, o quando
la Palmira aveva perso l'occhio... Chi lo sa, pens
Mirella: l'incidente per loro  la condizione umana a
cui non ci si pu sottrarre; ma farsi rubare d'un botto
la prospettiva dello stipendio mensile l' tutt'altra cosa:
la vita si sgretola. Quando l'acqua ti tocca il culo,
impari a nuotare.
D'improvviso il borbottare delle operaie si afflosci.
Dal retro del palazzo uscivano due persone dirette ai
garage: la figura tozza del Contini e quella slanciata della
sua morsa. L' la s... fidnza sussurr una delle
operaie. E in un silenzio torvo le donne restarono a
guardare i due mentre salivano sull'auto sportiva del
ragioniere e uscivano rombando dal cortile.
Vanno a cena a Portofino come ogni sabato. Eh, il
Contini deve saperla lunga sui soldi della Vedova: chiedetelo
alla Ginetta, ch la padrona la faceva lavorare
a gratis nel suo appartamento; e certe volte lei li ha sentiti
litigare per la fabbrica in Romania che mangiava i
capitali...
La gente sa un sacco di cose, spesso basta saperla ascoltare,
pens Mirella rientrando in casa. Sal al terzo piano
e suon al campanello del 3A. Dal pianerottolo sent
che le urla delle bambine venivano zittite. Un ciabattare
oltre la porta. Ginetta Fudani si affacci e sorrise:
Entri. Ho appena fatto la moka....
Sedute nel cucinino - in corridoio le gemelle avevano
ripreso i loro giochi rumorosi - le due donne bevvero
il caff. Dopo aver riferito quanto si diceva in cortile
sulla chiusura del laboratorio, Mirella butt l una
domanda sulla fabbrica in Romania.
Ginetta ammise che s, varie volte, mentre faceva le
pulizie a casa della Vedova, aveva visto arrivare il Contini
col computer: si sedeva con la padrona e facevano
i conti, soprattutto della fabbrica in Romania, si capiva
che parlavano di segrtt d'importanza... E, quasi scusandosi,
aggiunse che, siccome era addetta alle pulizie nel
laboratorio, quella taccagna della padrona la obbligava
a lavorare anche nel suo appartamento senza pagarla. Di
una che le han gi cantato il Miserere, non bisognerebbe
dir male, ma la Vedova l'era proprio una pacciamrda...
Perch Ginetta non si era rifiutata di fare lo straordinario
non pagato? Le pulizie erano faticose, alla fine
lei aveva la schiena rotta, d'accordo, ma essere senza lavoro
non sarebbe stato peggio? Poteva mica portare le
sue figlie per la strada, sotto i ponti. O surb o sciusci.
Mirella guard le mani gonfie della donna che le stava
seduta davanti, la pelle sciupata, le unghie rovinate
dai prodotti per la pulizia. Di certo ste mani non
raccontavano voglie di stakhanovismo, piuttosto la disgrazia
di essere una ragazza madre gravida un'altra
volta.
Da sotto il tavolo si sent miagolare. Mirella allung
il collo e intravide una gatta bianca con un pancione
spropositato.
Eh, s' fatta mettere incinta ancora. Come siamo
sceme noi femmine. Sceme e disgraziate comment
Ginetta che aveva seguito lo sguardo di Mirella. Mi
sa che le manca poco....
Quando Mirella prese congedo, la gatta ne profitt per
sgusciare fuori e fuggire balzelloni su per le scale. Ginetta
scroll la testa: Di sicuro  andata sul terrazzo:  l
che le altre volte si  infognata a fare i micetti....
La cantina degli Isnaghi-Cossatti era all'estremit del
corridoio, nel punto pi lontano dall'ascensore, quasi
sotto la finestrella di vetrocemento che riusciva appena
a intaccare l'oscurit. Sulla destra dell'ascensore, un
led rosso tremolante indicava un interruttore enorme
che a Beppe faceva pensare ai pulsanti dei caselli autostradali
per l'emissione del biglietto. Lo schiacci e
dopo qualche istante il corridoio si riemp di una luce
morticina. Su ogni lato si affacciavano quattro porte -
inchiavardate come se difendessero caveau bancari e non
miseri ripostigli stipati di barlafsi - ciascuna con una
piccola feritoia all'altezza degli occhi, accuratamente
chiusa dall'interno: tutte precauzioni che comunque non
bastavano a nascondere piccoli frammenti della vita privata
dei coinquilini. Il Perniconi, per sottrarsi ai litigi
con la moglie, si imboscava in cantina a imbottigliare -
o a bere? - vino, per cui davanti alla sua porta aleggiava
sempre un sentore pungente. Se si annusava con
attenzione davanti al ripostiglio della Galizi, si potevano
distinguere fragranze agrodolci di conserve e sciroppi,
probabilmente in una quantit sufficiente per superare
pi di un conflitto bellico. Il locale del Contini
sembrava invece un deposito di naftalina, segno che dopo
la morte della madre vi aveva sbaraccato vestiti, centrini
e coperte a uncinetto della pornima per far posto
negli armadi agli abitini della recente morsa. La
cantina della Fiumara era invece in uno stato di abbandono
catacombale, perch a causa della ciccia la proprietaria
qui non era mai scesa: la mole della Vedova
aveva sempre ricordato a Beppe quella del Barone
Harkonnen di Dune, solo che la Fiumara per muoversi
non aveva a disposizione i sospensori di Holtzman...
In fondo, poi, dirimpetto alla porta di Beppe, ristagnava
un perpetuo odore acre di solventi e pece, perch
Tito Moscardelli aveva praticamente trasformato il
suo locale in una bottega da bagatto. Beppe lo incontrava
spesso l sotto, e quasi ogni volta il vecchio gli
raccontava di come, durante la guerra, aiutasse sop a
fabbricare di nascosto scarponi per i partigiani. Anche
adesso lo sentiva trafficare all'interno della s cantina,
un frusciare di spazzole che si alternava a secchi colpetti
di martello.
Beppe impieg pochi minuti a rintracciare Condominium:
la B di Ballard era in tripla fila sul secondo scaffale
dall'alto. Nell'uscire, trov Tito che lo stava aspettando.
Il Moscardelli aveva un'espressione truce piuttosto
ridicola, perch quando serrava le labbra ricordava vagamente
Braccio di Ferro, curvo e incartapecorito ma
con energica ostinazione. Cosa ci avevano da chiederti
i riga-russa sulla Vedova? esord il vecchio senza
preamboli, in un tono che la diceva lunga su come la
pensava. Si pass le mani nodose sulla pettorina di cuoio,
come per pulirsele, fissando Beppe negli occhi; poi si
avvicin con fare cospiratorio: Dieci anni fa ci sarei
andato io a trovarla con un tcch de lgn... Quella stra!
disse con un sorrisetto maligno.
Eggi, il Moscardelli ce l'aveva a morte con la Vedova,
per l'incidente di sua figlia Palmira che aveva perso
un occhio a una delle macchine tagliacuci; e da quel
momento non era pi uscita di casa, rimbambita dai farmaci
antidepressivi. Beppe provava una gran pena per
lei, l'aveva perfino aiutata a stendere il ricorso per ottenere
un indennizzo, ma tutti i tentativi per smuovere
la Vedova erano falliti. Pure gioved, un'ora prima
che la Fiumara fosse trovata morta, lui era andato dalla
Vedova, ma solo per ricevere l'ennesimo No alla
richiesta di risarcimento.
Tito continu velenosamente: Non ce ne aveva mai a
basta di danee, quella l: doveva darli anche a strozzo!.
Beppe annu, a disagio: la cantina aveva la particolarit
di amplificare i rumori e quindi anche le conversazioni,
e il palazzo era pieno di orecchie lunghe: perci
meglio star schisci. Comunque adesso non c' pi
traccia dei soldi, m'ha riferito il Contini disse sbassando
la voce: ch Beppe aveva incrociato l'amministratore
in caserma, convocato pure lui perch aveva scoperto
cadavere e furto; mentre Beppe, a quanto pareva,
era l'ultimo a avere visto la Vedova viva solo un'ora
prima, quando era andato a parlarle per l'indennizzo
alla Palmira. Aveva ancora la scena davanti agli occhi:
lui che argomentava le ragioni dell'operaia insinuando
qualche visitina dell'ispettorato del lavoro, mentre
la Vedova lo squadrava con la sua perpetua espressione
tra l'insofferente e lo scocciato che riservava al
mondo intero e gli consegnava una lettera del suo avvocato,
in cui la colpa dell'incidente veniva ribaltata
sulla Palmira che non aveva controllato il meccanismo
di protezione salvaocchi... Eh, Tito, il Contini l'ha
messa gi spessa con la storia degli investimenti per avviare
un altro laboratorio in Romania: sembra che abbiano
prosciugato il capitale.
Ma cos'ha da dire quel leccapee! Che va tutto a
ramngo? Che sequestrano la fabbrica e che la m
Palmira non ci avr mai soddisfazione? La giustizia
crede che noi siamo tutti zifoltt-de-menta, compagno
Isnaghi? I soldi la Vedova ce li aveva: con tutti
gli appartamenti che le pagavano il fitto in questa
via!.
Eggi, affitti in nero, appartamenti intestati a prestanome,
chiss cosa c'era dietro sto marciume... Di sicuro
la polizia tributaria avrebbe fatto accertamenti e
qualcosa doveva pur saltar fuori, ma chiss quanto
tempo ci sarebbe voluto... Beppe arretr di un passo
verso l'ascensore.
Pensavo di averne gi viste di tutti i colori, compagno
Isnaghi... continu Tito, rabbioso. Che facce
de mal-de-vnter! Con tutti gli immobili che ci aveva
e i prestiti a strozzo, adesso voglion farci credere che
la Vedova l'era alla canna del gas! Che quelle bambalghe
di operaie la bevano, passi. Ma che ci creda tu, che
sei studiato e che hai sempre fatto il controllore dei conti
per il Partito, questo proprio non mi va gi!.
Beppe non se la sent di mettersi a discutere e
neanche di rabbonire il vecchio con qualche frase di
circostanza. Devo tornare di sopra gli disse semplicemente,
dirigendosi verso le scale, perch l'ascensore
era occupato. La lettura di Ballard era sempre pi
urgente.
Nell'atrio per cambi idea: usc dal portone e travers
la strada diretto al bar dei cinesi che sul marciapiedi
avevano piazzato due tavolinetti riparati dal passaggio
delle auto per mezzo di un paravento di plastica
rosa... Si sedette voltando le spalle al muro, guardando
verso il portone del condominio. Ordin un
caff e una grappa. Aveva bisogno di riordinare le idee
prima di parlare con Mirella.
Ch tutta quella faccenda gli rugava proprio. Innanzitutto
il non essere stato capace, quando la Fiumara
era in vita, di piantarle una grana per il laboratorio chiaramente
non a norma. Porco sciampn, chiss perch,
quando era riuscito a mandarle un controllo, gli ispettori
avevan trovato tutto in regola, i salvavita efficienti,
gli estintori pieni, perfino le scarpe di sicurezza per
le donne che adoperavano le presse... Tir fuori una
sigaretta dal pacchetto. Doveva fumare di meno. La rimise
via e si gratt il mento... Quanto alla Vedova, mai
che si fosse scollata dalla sua posizione: che guadagnare
sempre di pi era il s Vangelo; col sottinteso che
le operaie eran tutte fancazziste.
Una cinesina gli port il vassoio. Lui zuccher il
caff e cominci a trusare lentamente. Essi, gli rugava
eccome. Bevve un sorso. Un gusto amaro agli angoli delle
labbra. Ci mise un'altra bustina... In altri tempi la
sarebbe mica andda cos. In altri tempi quando le parole
lotta e sciopero avevano un senso. Roba distante
millanta anni. E adesso? La solidariet operaia fatta saltare
in aria dalla crisi.  una certezza, ormai: i vincitori
erano Lorsignri.
Frug di nuovo in tasca e riprese la sigaretta, decidendo
che per diminuire la razione giornaliera di fumo
non era il momento giusto. La scatoletta di cerini
che aveva trovato in cantina era un po' umida, ci vollero
tre tentativi prima di riuscire a accendere. Aspir
sorridendo, lasciando che il fumo gli riempisse la gola
e i polmoni. Aveva passato la vita a girare le sezioni
del Partito di tutta Italia, per individuare e tagliare le
mele marce. Un compito duro di castigamtt, cos
lo chiamavano ai tempi; adesso a quel lavoro avrebbero
dato nomi flautati del tipo controllore della trasparenza...
Finch negli anni Novanta il Partito l'aveva
messo alla porta. Con bei modi, una festa d'addio pr
forma. Ormai le mani erano pulite, nessuno aveva pi
bisogno di castigamtt... La grappa di cattiva qualit
gli bruci la gola. Cin cin al dinosauro Beppe Isnaghi.
Ultimo testimone di un mondo scomparso. Atlantide,
o gi di l.
Visto attraverso il paravento di plastica rosa, il portone
del condominio aveva un'aria irrealmente festosa,
la vie en rose, eppure l dentro... Ricapitol l'interrogatorio
di quel mattino. Boja d'on mnd. Primo,
lui era andato alle 11 nell'appartamento della Vedova,
 vero, ma convocato da lei per la faccenda dell'indennizzo.
Secondo, la Vedova sembrava aver fretta di
congedarlo, guardava di continuo l'orologio; eppoi,
mentre Beppe se ne stava andando via, gli aveva raccomandato
di accostare la porta senza chiuderla. Evidentemente
aspettava qualcuno, ma non certo il Contini,
che passava da lei solo a mezzogiorno, quando usciva
dall'ufficio. Non credeva possibile che la Vedova,
pur se pigra, lasciasse per mezz'ora la porta socchiusa.
Sapeva per - era la prima cosa accertata dalle indagini
dei carabinieri - che la telecamerina di sorveglianza
del portone non segnalava nessuna entrata nel palazzo
fino alle 12, quando il Contini aveva scoperto la
morta e il furto... Chi altri era andato dalla Vedova nel
frattempo? Qualcuno che non era passato dal portone.
Venuto dal retro?... Qualcuno che doveva per forza abitare
vicinissimo, perch tra l'uscita di Beppe e l'arrivo
del Contini era trascorsa al massimo mezz'ora.
Qualcuno la cui presenza sulle scale del palazzo passava
inosservata. Qualcuno che il condominio lo conosceva
bene o che addirittura ci abitava. Non poteva essere
che cos! Ragioniamo: uno bussa, non riceve risposta,
entra, trova la Fiumara che ha stirato il gambno...
Che farei io? Chiamerei aiuto. Invece no. Il tizio non
chiama i vicini, prende i soldi e scappa. Ma chi  cos
freddo e cinico da rubare sotto il naso di una morta?...
Pass in rassegna tutti i condmini: gli assenti il mattino
del gioved erano la peruviana dal parrucchiere, Mirella
a scuola, il Contini in ufficio, la Mary Perniconi
a fare il suo turno alla cassa del supermercato del quartiere.
Escluse la Siblia col suo Alzheimer e la badante
che non si scollava da lei. Esclusa anche la Galizi.
Beppe non ce la vedeva nella veste della ladra: primo,
avrebbe strillato come un'aquila se avesse inciampato
in un cadavere; secondo, i soldi non le mancavano, anche
se non si sa mai: a volte i pi insospettabili... Gli
altri presenti quel mattino tenevano tutti qualche buon
motivo di non rimanere impressionati dal trovarsi davanti
la Vedova schiattata, ma soprattutto ciascuno di
loro aveva un gran bisogno di danee: da Ginetta Fudani,
sempre in giro a chiedere prestiti, al Perniconi carico
di debiti perch in cassintegrazione da mesi; eppoi
i due Moscardelli, padre e figlia... No, la Palmira
no: l'era sotto psicofarmaci e per rubare ci vuole lucidit.
Tito invece s: il furto di 10.000 euro sarebbe stato
per lui un esproprio proletario alla Raskol'nikov. Eppure
nessuno di questo elenco gli sembrava un colpevole
credibile. Se avesse dovuto pensare seriamente a
un ladro, di pelle avrebbe accusato il Contini: un imbroglione,
oltretutto con una vita sopra le righe ultimamente,
per via della morsa... A proposito, anche
lei era in casa quel mattino: ai caramba aveva detto che
dormiva.
Vide rientrare suo marito con una cera corrucciata.
Cos'hai? gli chiese. E lui: Niente. Ma a Mirella
non la si dava a bere: si vedeva lontano le millanta miglia
che Beppe mentiva.
Ciacol leggera mentre preparava la cena: di sua sorella
Letizia che, mentre lui era in cantina, era passata
a salutarla col bambino: Il Valentino ha voluto salire
sul terrazzo per controllare se la micia della Ginetta
avesse gi fatto i gattini... Ne sono nati quattro: grigi,
col musino rosa da topini, gli occhietti ancora chiusi,
delle bocche enormi....
Attese dopo cena che Beppe spontaneamente parlasse
del suo colloquio con Tito. Te capsset, Mirella? Qui
si tratta di due rubere: il primo l' un furto di 10.000 euro
e l non sono affari miei; il secondo, l' la sparizione
del patrimonio della Vedova, che pare essersi volatilizzato...
E allora, se le operaie perdono il lavoro e la Palmira
resta senza indennizzo, la cosa mi ruga. E sentirmi dire
dal Tito che ci ho le fette di salame sugli occhi, o che addirittura
sto dalla parte di Lorsignri, questo non l'accetto.
Io non sono mai stato un coperchio che va bene per
tutti i caldr! E star qui a aspettare che i caramba la smettano
di indagare sul furto piccolo e si decidano a frugare
nel computer del Contini, mi fa dar fuori di matto!.
Sentiva amarezza nella voce di Beppe: capiva cosa provava,
quel gusto cos amaro in gola, quando non ci passa
pi niente, neanche il fumo della sigaretta. Il fatto
che lui fosse indignato non la sorprendeva pi di tanto:
l'aveva a volte creduto al riparo dai ritorni di fiamma
del passato. Evidentemente non era cos. Risent
nell'orecchio il motto longobardico che suo marito le
aveva ripetuto per anni: Mi, som della razza dei
poertt ma gnucchi!.
Hai le prove che il Contini abbia messo in piedi una
truffa? gli chiese.
Non ho le prove, ma ho delle certezze.
E allora, sta' mica l a roderti. Fa' qualcosa!.
Beppe si rinchiuse nello studiolo. Accese la lampada
sulla scrivania, abbass le tapparelle e per buona misura
chiuse anche le tende. La gatta Sophia, funambolicamente
incastrata fra le teche dei memorabilia d'epoca
sovietica, sollev la testa in allarme, poi si tranquillizz
non appena cap che lui aveva ben altro per
la testa che farla sloggiare.
L'umore era pessimo, ma le quattro parole scambiate
con Mirella gli avevan fatto bene. Adesso, accompagnato
dal senso di sicurezza che gli davano le pareti dello
studio - con gli scaffali di letteratura marxista che gli
ricordavano entusiasmi mai spenti - Beppe si convinse
che uno dei pi rigorosi castigamtt del Partito non poteva
farsi infinocchiare da un ragioniere bascia!
And a sedersi alla scrivania dove aveva lasciato il
romanzo di Ballard. Contempl per qualche minuto la
copertina di Karel Thole ripensando alle parole di Mirella:
Sta' mica l a roderti, fa' qualcosa!... Eggi, noi
controllori che un tempo il Partito sguinzagliava, adesso
siamo dei dinosauri! Ma Jurassic Park insegna pure
qualcosa!... L'immagine di un tirannosauro incazzato
lo riscosse definitivamente, strappandogli perfino un sorrisetto.
Lo Zarja da polso segnava le 21 e 02, doveva fare in
fretta. Prese dalla tasca dei pantaloni lo smartphone che
suo nipote Valentino quel pomeriggio aveva dimenticato
in cucina. Pos con cura l'aggeggio sulla scrivania.
Era acceso. Avrebbe dovuto prendere mille precauzioni,
ma non c'era tempo per andare per il sottile...
Browser, anonimizzatore, account di posta temporaneo
e poi il messaggio: Antennista kit completo. Subito.
Ecco, l'era fatta. Tracce informatiche minime. E
poi, mettersi a individuare lo smartphone di un ragazzino
era improbabile, roba da perversi, anche se era intestato
a sua cognata.
Sophia apr un occhio quando Beppe and a socchiudere
la porta dello studiolo, chinandosi leggermente come
se volesse origliare: Mirella doveva essersi messa a
letto con un libro... Forse avrebbe dovuto avvisarla di
quel che aveva intenzione di fare. Ma s'immaginava la
risposta di lei: un Preferirei di no, alla maniera di
Bartleby lo scrivano. Gliel'avrebbe detto a cose fatte...
Rest in attesa per un tempo che gli parve interminabile,
ma senza ripensamenti. Ormai la cospirazione
l'era partita. Pass una buona mezz'ora, finch il breve
ronzio del telefonino lo fece sussultare. L'SMS era
sintetico: Sun chi!... Beppe lo cancell, spense il cellulare
e and all'ingresso.
Fuori, sul pianerottolo, c'era un giovane in tuta nera,
berretto e scarpette di gomma dello stesso colore, mentre
nella mano destra reggeva una valigetta da elettrotecnico.
Ci volle qualche secondo per riconoscerlo: Art
Caromanico si era messo un parrucchino biondo e perfino
un naso posticcio di gomma. Lo fece entrare.
Sono passato dall'ingresso posteriore. Non mi ha visto
nessuno disse lo pseudoantennista, agitando con
l'altra mano qualcosa di simile a un grimaldello.
Nel suo studiolo Beppe gli riassunse brevemente la
situazione. Hai capito? Ci serve qualsiasi cosa che dimostri
la truffa del Contini e della Fiumara concluse.
Per non abbiamo molto tempo: in genere al sabato
il Contini e la s bella gigogn vanno a cenare in
Riviera e tornano verso le due.
L'altro annu pensieroso. Diede una grattatina sulla
fronte alla gatta rossa che si era avvicinata a annusarlo;
poi si rivolse a Beppe: Allora cosa vorresti fare?.
Mah, pi che a una perquisizione dell'appartamento
pensavo a un modo per ascoltare le sue conversazioni...
sugger Beppe, pur sapendo che Art Caromanico
non aveva affatto bisogno di idee altrui. Il pi giovane
compagno del CSOVIA era un tipo strano che aveva
gi dato prova di avere risorse insospettabili; agli altri
membri del CSOVIA non stava molto simpatico, anzi
qualcuno gli manifestava apertamente la propria diffidenza
perch nei suoi interventi domenicali in videoconferenza
serpeggiavano sempre delle pericolose influenze
stirneriane, inaccettabili per materialisti dialettici
assolutamente inflessibili.
C' un sistema d'allarme? chiese Art.
Beppe scosse la testa. L'ultima volta che ci sono entrato,
due mesi fa per il funerale della madre, non ce
n'erano.
Bene, allora  tutto pi facile! disse il giovane, chinandosi
a aprire la valigetta da cui estrasse dei guanti
e una piccola torcia elettrica.
Guarda che non siamo il KGB lo avvert Beppe, vedendolo
un po' troppo entusiasta. Dobbiamo semplicemente
dare un'occhiata in giro, senza che il Contini
si accorga di niente, capito? Non credo che sia cos
baggiano da tenere in casa roba compromettente...
Io mi limiterei a piazzare un aggeggino per ascoltare le
conversazioni.
Art lo guard sbuffando. Compagno Isnaghi replic
in un tono che sembrava preannunciare un'articolata
confutazione, se ti vedessero entrare o uscire
dall'appartamento, o se qualcuno dovesse capire che ci
sei stato, nel giro di qualche ora avresti la casa piena
di pilltti. Lascia fare a me, qui non mi conosce nessuno.
Leggiti un libro, fatti un cicchetto e poi va' a dormire.
Ci vediamo domani pomeriggio sul tardi, al solito
posto.
Beppe apr la bocca per replicare, ma l'altro se n'era
gi andato.
Pass le due ore successive con l'orecchio teso. Niente
di anormale dal palazzo, solo a tratti la musica a tutto
volume dal terrazzo della peruviana.
A mezzanotte Mirella stava ancora leggendo, quando
Beppe entr in camera da letto. Si sdrai accanto
a lei. Ho fatto mettere una cimice nell'appartamento
del Contini le disse in un mezzo sussurro.
Cimice, in che senso? domand Mirella mentre si
toglieva gli occhiali, facendo sbattere le stanghette e infilandoli
poi nel taschino del pigiama.
Tipo Watergate Hotel, in entrata e uscita.
Cosa?. Mirella sobbalz lasciando cadere il libro.
Ho capito bene?.
Domani ti spiego tutto, spegni la luce per favore:
ho la testa che mi scoppia.
Lei obbed limitandosi a dire: Potevi anche avvisarmi.
Non c'era alcun tono di rimprovero nella sua voce.
Ti ricordi quella volta a Palermo?.
Riandarono indietro nel tempo, sorprendendosi a
rievocare compagni incontrati in altre epoche in citt
lontane, nomi quasi dimenticati. Come se ognuno dei
due conoscesse perfettamente le strade della memoria
dell'altro. Lui per il Partito aveva girato in lungo e in
largo l'Italia; e lei l'aveva seguito dovunque, facendo
i salti mortali con il figlio Adriano ancora piccolo, dimostrando
una bravura quasi ginnica nel fare le valigie
velocemente e traslocare.
 l'ultima volta che mi fai una sorpresina come questa
mormor Mirella.
Lo sai che non potevo restarmene con le mani in
mano. Non era giusto, per la Palmira, il Tito, le operaie
gi in cortile....
Lei canticchi al buio sottovoce: Se acab la diversin,
lleg el Comandante y mand a parar....
A Beppe sembr che in un certo senso la canzone parlasse
anche di loro due, del quartiere, del mondo. Si
addorment un attimo prima di inoltrarsi nel rischioso
terreno della metafisica.
Mattinata domenicale tranquilla. Il quartiere sonnecchiava.
Tornando a piedi dal supermercato, da lontano
Mirella vide Richi Fiumara seduto davanti al baretto
dei cinesi. Travers per andarlo a salutare, ch negli
ultimi due giorni a scuola non era venuto. Il ragazzo
leggeva una rivista e fumava. Gli si avvicin e pos
la borsa della spesa sulla sedia.
Lui alz gli occhi e salt in piedi: Mi ha spaventato,
prof!.
Addirittura! ribatt Mirella sedendosi. La faceva
sorridere l'agitazione dello studente scoperto a fumare
dalla propria prof. Strano mondo l'adolescenza, o come
diavolo si chiamava quell'inquietudine di piedi e di
anima che dimostravano tutti i suoi alunni... Mirella
ordin un caff. Allora come va?. Parola va parola
viene, si ferm con lui per un quarto d'ora.
Chiss perch l'ascensore non funzionava. Risal a piedi
ripensando a quello che Richi le aveva contato. Non
sembrava affranto dal dolore e neppure preoccupato di
passare sotto la tutela di qualcun altro. Come aveva definito
la zia? Una vecchia taccagna. Vecchia? Avr
avuto al massimo cinquant'anni. Ma per uno sbarbato,
siamo tutti bacucchi... Spilorcia, quello s, anche se
la ricchezza la Fiumara non se la godeva: lo si vedeva
sia nel guardaroba abbastanza dimesso sia nell'appartamento
condominiale senza particolari segni di agiatezza.
Una vera Elna Ivanovna, se a descriverla fosse
stato Dostoevskij... Il particolare che pi l'aveva colpita
nelle parole di Richi, era il fatto che la zia ultimamente
fosse molto nervosa. Non faceva che litigare
di brutto col Contini per la faccenda del laboratorio in
Romania: invece dei facili guadagni che lei si era aspettata,
pare che quella dannata fabbrica ingoiasse solo soldi.
Epperci voleva liquidare tutto.... Se si fosse contentata,
invece di volere a tutti i costi fare danee, la
Fiumara non sarebbe schiattata, concluse Mirella; ch
di infarto si era trattato: l'autopsia lo confermava, le
aveva riferito Richi.
In casa trov il nipotino in salotto con Beppe. Zia,
sono venuto per il telefonino che ho dimenticato qui
ieri spieg Valentino. La mamma passa a prendermi
a mezzogiorno.
And a sistemare la spesa in frigo. Dalla cucina teneva
d'occhio tutti e due. Avevano inventato un gioco:
il bambino sceglieva un anno e Beppe recitava la
Gassifica del campionato di calcio russo.
CSKA, che era un tempo la squadra dell'Armata
Rossa, poi Spartak, Lokomotiv, Zenit-San Pietroburgo,
Rubin-Kazan' rispose Beppe, come se declamasse
un elenco di eroi.
Valentino controll sul suo smartphone che la risposta
fosse corretta e approv annuendo. Adesso il 2001.
Spartak, Lokomotiv, Zenit-San Pietroburgo, il
quarto posto non me lo ricordo pi, lasciami pensare
un attimo....
Dimmi il 2006.
Mirella scosse la testa: il club dei maschietti a volte
aveva degli entusiasmi che lei non capiva... Non aveva
ancora finito di sistemare tutta la spesa, che risuon
la voce trionfante di Beppe: Al quarto posto Torpedo
Moskva!. Lo sent poi raccontare a Valentino la
storia di Strel'cov. Capocannoniere a sedici anni.
Pel bianco lo chiamavano: lo volevano altre squadre
ma lui non lasci mai la Torpedo, che ai suoi tempi
apparteneva alla Zil che produceva camion... Vieni
che ti faccio vedere: ne ho un modellino nello studio.
Beppe si sentiva di buonumore. Forse era l'atmosfera
domenicale del circolo fatta di vecchi giocatori di scopa
e scala 40, discussioni di teoria e prassi concernenti
la formazione milanista nell'imminente posticipo di
campionato, oppure le catartiche filippiche contro il governo.
Lo sfarfallio di un neon d'angolo, l'odore del barbera
nelle brocche e la prosperosa scira Pina che ancheggiava
tra i tavoli davano un piacevole senso di familiarit
all'ambiente. Mancava solo la nuvola di fumo
di Alfa o Nazionali esportazione, per completare il
dj-vu. Una specie di Jurassic Park proletario, consider
Beppe con un mezzosorriso. La videoconferenza
del primo pomeriggio gli aveva dato una bella soddisfazione,
quando i compagni del CSOVIA avevano mostrato
pi di una lacuna sull'argomento, in particolare
sui tre menscevichi che stavano con Vladimir Il'ic nel
vagone piombato.
Uno scoppio di imprecazioni lo distrasse: da un tavolo
sul fondo si era scatenata un'accesa discussione se
il sette di fiori fosse stato meglio giocarlo o tenerlo. Proprio
in quel momento dalla porta di alluminio dell'ingresso
entr Art Caromanico. Beppe lo vide traversare
il salone con le mani ficcate nel giubbottino di finta
renna, trovando strano che non salutasse nessuno,
pur essendo un habitu del circolo.
Il giovane si sedette e si compliment sfregandosi le
mani: Bell'intervento questo pomeriggio, compagno
Isnaghi.
Beppe pieg la testa in atteggiamento di modestia,
poi chiese: Ci sono novit?.
L'altro scroll le spalle mentre con lo sguardo cercava
la scira Pina. S e no rispose.
Beppe si innervos. Che vuol dire? Non ha funzionato?
Il Contini si  accorto di qualcosa? l'incalz.
Spero che tu non abbia messo sottosopra l'appartamento....
Il giovane sollev platealmente gli occhi al soffitto:
Sta' tranquillo,  filato tutto liscio. Si interruppe perch
di sua iniziativa la scira Pina arriv con un mezzo
di rosso e due bicchieri, salutando Art con un
Ciao, tesorino; il tono era quello di una vecchia zia
che si rivolge al nipote, ma a Beppe diede comunque
da pensare.
Caromanico vers da bere: Il Contini e la sua fidanza
sono rientrati alle due passate, sembravano un po'
alticci e con tutt'altra intenzione che mettersi a chiacchierare.
Sai come vanno ste cose, no? Gridolini finch
non si finisce a letto....
Beppe inarc le sopracciglia, ma rest zitto.
Ti risparmio i dettagli continu l'altro, con l'espressione
di chi avesse dovuto sorbirsi le peggiori depravazioni.
Morale: ho dovuto aspettare fino alle sei di
stamattina.
E allora?.
L'ho sentito andare in bagno....
Non farla brodosa! sbuff Beppe cominciando a
perder la pazienza.
S s, vengo al punto. Ha fatto una telefonata dal
fisso, quel pistola. Chiamava la Romania. Conversazione
in un inglese molto approssimativo, infarcito di italiano.
Parlava di una fabbrica nei pressi di Brasov, un
tal progetto Jasmine, eppoi di finanziamenti europei per
lo sviluppo, ricevuti per promuovere quell'attivit.
La famosa fabbrica rumena... Tra l'altro Jasmine l'
il nome della s morsa precis Beppe.
Caromanico annu, tirando fuori dalla tasca interna
del giubbino un piccolo lettore. Non ho idea con chi
parlasse, probabilmente qualcuno a cui il Contini si 
appoggiato per i finanziamenti UE. Gli mostr la
schermata di un documento il cui titolo a grandi caratteri
recitava: PROGETTO JASMINE. Questo me l'ha
procurato una compagna che lavora a Bruxelles, una tosta
a cui ci si pu rivolgere quando si ha bisogno di documenti
alla spicciativa. Riguarda la fabbrica impiantata
in Romania dalla Fiumara. Con sovvenzioni europee,
FSUS, Fondi di Sviluppo Urbano Sostenibile. Basta
installare un'impresa in una di quelle zone che la
normativa europea definisce periferia svantaggiata e
ci si vede aprire i rubinetti dei finanziamenti. La fabbrica
risulta aperta da due anni: qui c' una relazione
con rendiconti, numero delle operaie, fatture... A
Bruxelles  tutto documentato.
Roba in regola, quindi....
Cos sembrerebbe a prima vista.
Beppe si scur in volto, presentendo complicazioni:
In che senso?.
Chi cerca trova! Appena la compagna di Bruxelles
mi ha confermato la possibilit di controllare la documentazione,
mi sono fatto un giretto in rete. Ho trovato
qualche foto della cosiddetta fabbrica. Gli mostr
l'immagine di un capannone dall'aria abbandonata
e di un cartello appeso alla recinzione: vi si leggeva
con chiarezza Fabric Jasmine, e pi sotto la sigla
FSUS. Caromanico vuot il bicchiere cercando di nuovo
con lo sguardo la scira Pina. Come vedi, non sembra
un modello di efficienza... Mi sa che si tratta di una
fabbrica inesistente. Ti ricordi due anni fa, il caso di
quel furbetto, bresciano o varesotto mi pare, che si era
preso delle belle sovvenzioni per aprire una fabbrica in
Polonia, ma poi si era dimenticato di costruirla? Mi
sa che scopriremo qualcosa di simile....
Orco bja!... I soldi del finanziamento UE probabilmente
erano stati dirottati su conti privati, forse la Fiumara
voleva imboscarseli per allargare il suo giro di strozzinaggio,
non certo per investirli nel vecchio laboratorio milanese...
Riemp di nuovo i bicchieri: Stando a quel che
dice il nipote, che  un alunno della Mirella, il Contini
e la Fiumara litigavano. Secondo me, lui ci marciava. Eh,
con il tenore di vita della morsa, i risparmi della madre
il Contini li ha spantegti in fretta ipotizz Beppe. La
Fiumara capisce che il suo contabile l'ha fregata e per la
rabbia gioved ci resta secca. Per combinazione il Contini
arriva, la trova stecchita e, siccome anche lui  uno
che di danee non ne ha mai a suffcio, non ci pensa due
volte a spazzolare i 10.000 euro di spiccioli che ci sono
in casa. Poi grida: Al ladro! Al ladro!.
Sul volto da ragazzino di Caromanico apparve una
smorfia di approvazione. Pu darsi comment.
Cosa consigli di fare?.
Per il furto dei 10.000 euro non possiamo incastrare
il Contini. Ma per la truffa UE, vediamo innanzitutto
se la compagna di Bruxelles pu accedere alla documentazione
completa. Poi magari riusciamo a scoprire
dove sono finiti i soldi del FSUS, e questo potrebbe bastare.
A quel punto togliamo la cimice e diamo la sveglia
ai caramba.
Beppe annu: E nel frattempo?.
Scommetto che in questo momento tua moglie sta
sacramentando sui compiti da correggere disse Art.
Mi sa che per cena trovi carne in scatola con un pomodoro.
Beppe si strinse nelle spalle senza riuscire a nascondere
l'espressione sconsolata.
L'altro ridacchi: Maccheroncini al rag e cotoletta
con patate fritte? Sta scritto sulla lavagna dietro al
bancone....
Passarono d'infilata nove giorni, finch un marted
mattina Beppe si svegli di soprassalto. Il debole chiarore
dell'alba che filtrava dalle tapparelle passava a intermittenza
dal bianco all'azzurrino, delineando ombre
surreali nella camera da letto, compresa la sagoma della
gatta Sophia in allerta sulla cassettiera. Al suo fianco
invece, Mirella dormiva sodo, decisa a sfruttare
ogni minuto del suo giorno di riposo... Non era stato
un brutto sogno a svegliarlo, ma i vaghi rumori che dall'atrio
della palazzina salivano fino al quarto piano: un
parlottare sommesso, poi un trepestio che lui aveva sentito
decine di volte dai tempi dell'universit, provocato
da anfibi che arrancano sui gradini.
Si alz piano per non svegliare Mirella e in pantofole
si precipit all'ingresso. Dallo spioncino vide che la
luce era accesa e l'ascensore in funzione, poi si scost
di scatto quando un gruppetto di riga-russa suon all'appartamento
del Contini. Questa volta per la presenza
delle uniformi non lo inquietava, perch era da
un paio di giorni che si aspettava l'irruzione dal dirimpettaio.
Quando riaccost l'occhio allo spioncino, il Contini
aveva aperto la porta: in canottiera e mutande, con l'espressione
stranita di chi ha appena fatto un salto nell'iperspazio.
Lo vide solo per qualche istante prima che
il gruppetto di uniformi lo sospingesse all'interno.
Eggi, stavolta il scir Contini lo blindavano a dovere,
si disse Beppe con un gran senso di sollievo: la
c' la provvidenza avrebbe detto un milanese doc di
altri tempi... Nei giorni precedenti Beppe aveva sentito
crescere dentro di s l'inquietudine fino ai livelli
di guardia: infatti, nei resoconti che Caromanico gli faceva
ogni sera, le telefonate del Contini all'amico rumeno
risultavano sempre troppo vaghe per costituire
una prova o almeno un indizio, come se il ragioniere
sospettasse di essere sorvegliato. Per fortuna Art aveva
avuto la pensata di inviare all'amministratore un'email
anonima dai toni vagamente minatori, del tipo io
so cos'hai fatto. Vedrai che adesso si sbottona aveva
scommesso Art. E in effetti la sera stessa il Contini
aveva intimato al rumeno di far sparire tutto, assicurandolo
poi che ai conti correnti in Liechtenstein
ci avrebbe pensato lui stesso al pi presto. A quel punto
Caromanico aveva trovato il modo di far avere ai caramba
i documenti che era riuscito a rastrellare a
Bruxelles. Non che fossero grandi prove a carico, d'accordo,
ma di sicuro bastavano per mettere in moto la
macchina della giustizia, e stavolta non per il furto di
10.000 euro. Recuperare i soldi del finanziamento UE
sarebbe stato un altro paio di maniche, ma non era impresa
impossibile. Magari sarebbero saltati fuori i danee
per rifinanziare il laboratorio di confezioni e salvare
i posti di lavoro, eppoi...
Beppe si riscosse: la sua immaginazione cominciava
a correre troppo. Diede un'altra occhiata allo spioncino
perch sulle scale era tornato il trambusto: i riga-russa
stavano portando via il Contini, e anche la morsa
lo seguiva scortata da due caramba femmine.
And alla finestra della cucina e scost appena la tenda:
tre auto uscivano dal cortile, avvicendandosi con
altre due della finanza. Speriamo borbott Beppe tra
s, non del tutto tranquillo. Caromanico l'aveva assicurato
di non aver lasciato tracce nell'appartamento,
anche quando tre giorni prima era tornato a riprendersi
le cimici, profittando del fatto che il Contini come
ogni sabato fosse fuori a cena. Se lo diceva lui, ci si poteva
fidare. Restava per la tormentosa consapevolezza
di aver calpestato un bel po' di leggi.
Tornando in camera da letto il cellulare segnalava un
nuovo messaggio criptato di Art. Il fatto che non accennasse
minimamente all'accaduto per un attimo lo rassicur.
Tema prossima videoconferenza: L'ideologia
in generale e in particolare l'ideologia tedesca.
Beppe si risdrai e chiuse gli occhi con la pelle d'oca.
Forse Caromanico scherzava...
Finite le chiacchiere sull'intervento dei caramba,
Mirella decise di fare un salto in tintoria. Sulle scale
per la blocc Ginetta Fudani: Ho bisogno di parlarle.
Sedettero in cucina, tra i giocattoli delle bambine e
il santino di Padre Pio con tanto di lumino acceso, naturalmente
commentando il fermo del Contini e della
s fidanza. Mirella si accorse che la vicina prendeva tempo;
attese comunque pazientemente che l'altra si decidesse
a parlare. Finch Ginetta, quasi singhiozzando,
spar quel che le stava sul gozzo: Il fatto  che sono
stata io... La colpa l' solo mia!.
Colpa di che? domand Mirella, attonita.
I 10.000 euro della Vedova. Li ho presi io... Quella
mattina sono scesa a far le pulizie nel s appartamento,
mancava poco a mezzogiorno. La scira era per terra,
l'ho chiamata, poi ho capito che l'era bell'e morta.
Son rimasta l imbalordita. C'era una cartelletta aperta
sul divano, dentro ci stava una mazzetta di soldi. L'ho
messa in tasca. Sono uscita. Risalita subito in casa...
So mica perch l'ho fatto.
Oh Signr di poertt, che qull di lter al gli'ha i
curntt. Mirella sospir: Quindi i soldi....
Ginetta annu. Stanno l nel cassetto della biancheria
disse indicando la stanza da letto la cui porta si
apriva sulla cucina. Si alz con la pesantezza del suo
pancione di sette mesi abbondanti, and al com, ne
trasse un involto che port in cucina: una calzetta di
nylon in cui si intravedeva un rotolo di biglietti da cinquanta
euro. Un mese fa ci avevo domandaa alla Vedova
un anticipo: la paga l' poca, comprende le pulizie
sia nel capannone sia nell'appartamento della scira.
Le bambine devono mettere l'apparecchio ai denti,
eppoi ci sono le scarpe da comprare: si sono tanto
slungte st'inverno, non gli va bene pi niente a quelle
due bsse... Epper la padrona mi ha detto di no...
Ma io come faccio? Tanto pi che tra un po'... singhiozz
di nuovo toccandosi il pancione.
E il padre? chiese Mirella, alludendo alla nuova
gravidanza.
Ci ho da contare come l' la storia?... A un certo
punto l' sparito, e io qui... rispose Ginetta in tono
sconsolato, battendo le nocche sulla frmica del tavolo,
poi si accese una sigaretta. Alzarmi alle sei, preparare
le gemelle che vadano a scuola, accompagnarle
al pulmino scolastico, passare dalla Vedova per la cucina,
i letti e il bagno, a volte anche la spesa... Salgo
in casa, mi faccio un caff con un biscotto, ridiscendo
dalla Fiumara a vedere se c' qualche lavoretto in cucina.
Poi viene il laboratorio: spazzare, sgombrare l'immondizia...
In un attimo sono le quattro del pomeriggio
e tornano le gemelle, preparo cena e scendo al capannone
per le pulizie serali: una polvere che mi resta
in gola per ore... Alle dieci son cotta stracotta. Tutti i
giorni tranne la domenica. E crede che abbia tempo di
sognarmi delle storie d'amore? scosse la testa con la
sigaretta in bocca. Magari qualche volta a qualcuno
ci ho anche voluto bene. Ma poi l' finda scroll le
spalle. S'era messa in piedi accanto alla finestra, voltando
la schiena, tentando di nascondere una lagrima
che le rigava la guancia. Ho sbagliato, lo so, a prendere
i soldi. E li vorrei pure restituire, mica sono una
ladra. Ma poi c' da parlare ai carabinieri... insomma
finora non ci ho avuto il coraggio. Per adesso che son
venuti a arrestare il Contini, non voglio che finiscano
in galera due innocenti!.
Mirella l'obblig a sedersi, rassicurandola che l'amministratore
e la s fidnza erano sicuramente stati fermati
per ben altro: un fior di truffa con conti milionari
all'estero.
Ginetta sgranava gli occhi incredula, continuando a
ripetere che doveva andare a denunciarsi e restituire i
soldi.
Per Mirella fu difficile convincerla a star calma e non
fare sciocchezze. Certo Ginetta poteva cercare di rimettersi
in pace con la coscienza con l'oscura illusione
di espiare, ma l'avrebbe pagata cara. Ch di sicuro
nessuno le avrebbe creduto: a ruba tant si fa carriera,
ma a rub pocch si va in galera... Se quei 10.000
euro non li voleva tenere come indennizzo dello sfruttamento
che aveva subito dalla Vedova - tanto pi che
adesso lei era senza lavoro e con un beb in arrivo -
bisognava escogitare con calma una maniera di restituirli
senza che ci fossero conseguenze legali. Mirella
promise di pensarci: una soluzione si sarebbe trovata.
L'importante era per nell'immediato non fare
altre cavolate.
Solo a cena Mirella trov il momento opportuno per
riferire al marito quanto le aveva confessato la Fudani:
Senti, Beppe....
Lui stette a ascoltarla sbigottito: gi si sentiva a disagio
per l'aiutino dato da Caromanico alle indagini,
ma adesso... Io e Art, violazione della privacy;
e tu: favoreggiamento, se non proprio istigazione a
delinquere sbott. Tra tutti abbiamo collezionato un
bel catalogo.
Ma se proprio tu da anni non fai che ripetermi che
la giustizia l' chi, l' sci, l' l, l' sott al pont de Gallaraa!.
Per tutta la cena Beppe le tenne il broncio. Solo dopo
la moka, quando si affacciarono alla finestra per il
solito rito dell'ultima sigaretta della giornata, lui si
ammorbid prendendo a raccontarle uno dei primi casi
a cui aveva assistito in tribunale: L'era un poveretto
che aveva rubato una stecca di sigarette... A un certo
punto il giudice gli chiede: Insomma, lei si dichiara
colpevole o innocente?. E lui porabstia gli fa: Come
vuole lei, scir giudice, e la gente nei banchi rideva.
Cos va spesso il mondo... voglio dire, cos andava
nel secolo decimo settimo.
Un mondo in cui chi lavora ci ha una camicia, e chi
non lavora ne ha due.
Eggi. Se poi rubi alla grande come il Contini e la
Fiumara, magari di camicie ne hai tre borbott Beppe
chiudendo la finestra.

 DOMINIQUE MANOTTI, LIBERA CONCORRENZA.

Aprile 2013
Quest'anno la primavera si annuncia sontuosa. Eccezionalmente
precoce. E dunque Francis Lamblin  di
ottimo umore quando, alle sette di mattina, scende dal
taxi davanti al Terminal 1 dell'aeroporto JFK, a New York.
Davanti a lui, otto ore di volo, un buon romanzo poliziesco
che ha nella tasca della giacca, cena quella sera a
Parigi in compagnia della bella Laurence, una notte di
scopate, e l'indomani riunione dei dirigenti della Bourgsmith,
in sede, a Parigi. Far un figurone, perch i risultati
della Bourgsmith Amriques da lui diretta sono
migliori di quelli della filiale Europe e della casa madre,
in sofferenza per il ristagno economico europeo.
Si dirige verso gli sportelli di registrazione dell'Air
France, business class, si avvicina al banco. Due poliziotti
in divisa lo affiancano, gli posano la mano sulla
spalla, un terzo prende la sua valigia, un quarto gli infila
le manette ai polsi. C' un flash che scatta.
Signor Lamblin?.
Lui annuisce, incapace di emettere suono.
Lei  in arresto, ci segua.
A questo punto, Lamblin reagisce.
Cos' questa commedia? Dove mi portate?.
Glielo diranno i superiori, noi eseguiamo gli ordini.
Viene spinto in uno stanzino cieco, dalla parte degli
uffici doganali. Due uomini in giacca e cravatta, sulla
quarantina e di bell'aspetto, seduti dietro un tavolo, lo
stanno visibilmente aspettando e gli fanno segno di sedersi.
Un agente gli toglie le manette. Lamblin si sorprende
a sfregarsi i polsi con gesto meccanico, come nei
telefilm polizieschi.
Potete dirmi cosa ci faccio, qui, che senso ha questa
pagliacciata? Perder l'aereo....
Ci presentiamo, signor Lamblin. Io sono l'agente
Morris, e il mio collega  l'agente Wolfram, dell'FBI.
Lei  accusato di corruzione nel quadro di
un'indagine avviata nel marzo scorso per dei contratti
stipulati dalla Bourgsmith in Indonesia, l'appalto
Taharan, per il quale la filiale da lei diretta avrebbe
fatto da intermediaria.
Assurdo, rocambolesco, non so niente di niente.
Non faccia il furbo con noi, signor Lamblin, non 
davvero nella posizione migliore. Lei  perfettamente
al corrente dell'apertura di questa indagine da parte della
giustizia americana, la sua direzione le ha inviato una
lettera informativa confidenziale in proposito, una settimana
fa.
Lamblin contrae i muscoli della schiena, del ventre,
per incassare il colpo.
Ignoro come vi siate procurati quella lettera. Se l'avete
letta sino in fondo - e immagino che l'abbiate fatto -,
avete visto che il nostro presidente ci raccomanda
il silenzio, in situazioni come questa. Dunque tacer.
Libero di farlo, signor Lamblin. Per il momento, le
chiedo soltanto di ascoltarmi. Potrei leggerle alcune delle
mail che lei ha scambiato con la casa madre, come questa
del 12 dicembre 2004, da cui cito: A proposito di Taharan,
gli elettricisti non si fidano del nostro vecchio amico.
Temono che, dopo il versamento della ricompensa, lasci a
loro soltanto gli spiccioli. Sembra opportuno sostituire, per
questa parte della trattativa, il nostro vecchio amico con il
signor Ginevra. Pagamento scaglionato su dodici mesi, 45%
al primo versamento. Cosa ne dite? Conosciamo il vostro
vecchio amico. Non molto contento di essere stato messo
da parte, ha accettato di testimoniare.
Morris tace, per permettere a Lamblin di ingoiare il
rospo. Lui cerca di mantenere la calma. Hanno intercettato
tutte le nostre mail. D'accordo,  un disastro. Ma
niente panico. Nessuna  stata inviata dal mio computer,
nessuna reca la mia firma... Morris riprende:
Ma ho di meglio da fare che intrattenerla con la lettura.
Lei si domander: Perch prendersela con me? La
corruzione  un fatto cos generalizzato, all'interno di
tutta l'azienda e su tutti i mercati, perch proprio
io...?.
L'agente Wolfram apre la cartellina che  posata sul
tavolo davanti a lui, tira fuori una serie di fotografie
in bianco e nero che fa scivolare verso Lamblin. Morris
continua:
Guardi queste fotografie, signor Lamblin, le guardi
bene. Certo, non sono eccellenti, sono riproduzioni
di fotogrammi, ma abbiamo tutto il film, girato
nel corso di quella serata intima. Si riconosce in
questa, dove sta tirando una pista di coca? E, in quest'altra,
la stessa sera, mentre ne prepara una per la
bionda spettacolare che se la sniffa come se non
avesse mai fatto altro nella vita? E che si aggroviglia
con lei sul divano nella foto successiva. Ricorda?
Brutta faccenda. La bionda spettacolare ha tredici
anni. Lo sapeva? Ingannano, eh, i capezzoli...
Se per i genitori sporgono denuncia, come hanno
intenzione di fare, e la convocano in tribunale, dove
la ragazzina si presenter in aula con i calzettoni
bianchi e un gonnellino a pieghe, l'effetto sar devastante....
Lamblin infila le mani nelle tasche dei calzoni, perch
Morris non veda che gli tremano. Tic nervoso all'angolo
dell'occhio sinistro.
E non ho ancora detto tutto. Lei  gi stato fermato
durante una serata di coca, una decina d'anni fa, e
per l'occasione  finito in tribunale, senza grandi conseguenze,
niente di molto grave. Adesso, per, lei  recidivo.
Conoscendo il suo grande capo, un tecnocrate
senza coglioni, come tutti i suoi congeneri, non appena
sapr quello che c' a suo carico - e lo sapr, non
ne dubito -, l'abbandoner al suo destino, e lei lo sa
perfettamente.
Lamblin crolla. La sua palpebra sinistra batte freneticamente.
Morris lo guarda per qualche istante, poi riprende:
Adesso possiamo discutere.
Luglio, a Parigi
La citt soffoca sotto una cappa d'aria calda e sporca.
Al tramonto, per, il cielo ha tinte bellissime e, al
calare del buio, l'aria rinfresca un po'.
Nella sede della Bourgsmith, nel quartiere della Dfense,
Mathieu Barrot gira in tondo nel suo ufficio. 
l'uomo di fiducia del presidente della Bourgsmith. Uomo
di fiducia ed eminenza grigia. Il suo principale gli
ha dato il compito di gestire il momento critico che si
profila con la giustizia americana. Lei  la persona pi
indicata per farlo gli ha detto, dato che ha gi messo
olio negli ingranaggi dei contratti asiatici. Olio negli
ingranaggi: l'espressione indica, nell'azienda, le bustarelle
distribuite per i suddetti contratti. E Mathieu
Barrot non pu fare a meno di pensare che, se le cose
si mettono male, si ritrover in prima linea. Lei ha gestito
i contratti asiatici: una minaccia appena velata.
Eminenza grigia oggi, capro espiatorio assicurato domani.
Bisogna stare in campana.
Ha dato appuntamento a due avvocati dell'azienda
per quella sera tardi, quando tutti hanno lasciato l'edificio:
inutile allarmare i funzionari della casa, ma, per
quanto cerchi di dominarsi,  preoccupato. Aspetta, va
avanti e indietro per la stanza, torna a fermarsi davanti
a un vecchio numero di USA Today posato sul tavolo,
aperto alla pagina in cui campeggia il dispaccio
dell'Agenzia Bloomberg che annuncia l'arresto di Lamblin
con questo titolo a caratteri cubitali: BOURGSMITH,
un'azienda francese implicata in un caso di CORRUZIONE.
Con una fotografia. Terrificante. Lamblin
fra due poliziotti, manette ai polsi, l'aria smarrita, sgomenta.
Come l'ultimo degli scippatori. Che paese  mai
quello, dove si ammanetta il dirigente di un'azienda quotata
in Borsa? Dove si pubblica la foto del suo arresto
sui grandi quotidiani? Lamblin, da anni un collaboratore
di fiducia: ci che capita a lui pu capitare a me. Questo
poi no, per niente al mondo.
Due colpi discreti alla porta. Barrot ha appena il tempo
di far sparire il giornale e la foto, entrano gli avvocati.
Appartengono al grande studio Bronson e Smith,
la cui sede  a New York e che d lavoro a pi di ventimila
avvocati in tutto il mondo. Quei due sono i
consulenti della Bourgsmith per i rapporti con le imprese
americane, sempre fra New York e Parigi. Barrot
ha lavorato molto con loro, che sanno come funziona
il mondo degli affari, e uno dei due, il dottor Burgess,
ha lavorato al dipartimento di Giustizia americano.
Loro troveranno una via d'uscita. Non c' dubbio.
Sono pagati per questo. A peso d'oro.
Breve scambio di convenevoli, poi i tre uomini si siedono
in comode poltrone attorno a un tavolino basso su
cui sono stati preparati tre ballon, una bottiglia di cognac
e una coppa piena di cioccolatini. Barrot conosce
i loro gusti. Il dottor Burgess estrae un fascicolo dalla
ventiquattrore di pelle nera, lo posa davanti a s; il dottor
Hoffmann, la sua spalla, prende due cioccolatini
e se li succhia con gusto. Barrot non perde tempo.
Signori, non vi nascondo che la direzione della
Bourgsmith  sui carboni ardenti. Non abbiamo notizie
di Lamblin, e questo silenzio ci preoccupa. Voi sapete
come stanno le cose?.
Burgess prende la parola:
Un avvocato del nostro studio di New York, il dottor
Matheson, si  informato sul caso. (Fa una pausa
a effetto, beve un sorso di cognac, gira e rigira in bocca
il liquore, Barrot dice a se stesso che forse il denaro
della ditta non viene speso invano). Oggi Lamblin
ha accettato di dichiararsi colpevole.
Barrot sente che un buco gli si sta aprendo all'altezza
dello stomaco.
Com' possibile? Gli ordini erano molto chiari,
tassativi. Non dire niente, non firmare niente, e soprattutto
nessuna confessione. Ci siamo assunti la sua difesa.
Non capisco.
I due avvocati si scambiano un'occhiata, Hoffmann
prende la parola:
Con le debite riserve, pare che Lamblin sia implicato
in una brutta faccenda d'immoralit e di droga con
una minorenne.
Barrot chiude gli occhi. Rivede la foto, il viso stravolto
di Lamblin. Si spiega tutto? Non cos in fretta.
 possibile che si tratti di una manipolazione delle
autorit americane?.
A priori, non possiamo escluderlo.
Ma questo non cambia niente s'intromette Burgess,
imperioso. Se le turpitudini reali o inventate di Lamblin
comparissero sui giornali newyorchesi, l'effetto sull'immagine
della Bourgsmith sarebbe disastroso. Lamblin
non  un passacarte qualsiasi,  il presidente di una
filiale americana. Bisogna tagliare il ramo marcio finch
si  ancora in tempo. E noi contiamo su di lei per
farlo capire al suo principale.
Barrot tace per qualche istante, gli occhi socchiusi,
le mani intrecciate, concentrato. Quella foto dell'uomo
ammanettato... Lamblin  messo male. Farne un capro
espiatorio credibile, se la faccenda degenera, e al tempo
stesso salvarmi la pelle, forse e una soluzione. Come
presentare la cosa? Tentare la sorte? No davvero. Sacrificare
un uomo per salvare la nave? Proponibile.
D'accordo. Parler in questo senso. Ma baster a
calmare le acque a New York?.
Hoffmann cerca di essere rassicurante:
Forse. E probabile. E un po' presto per dirlo con
certezza. Dipende da ci che ha in mano il procuratore.
Burgess, che nel duo fa la parte del cinico, riprende
la parola:
Non le domando se c' stata corruzione o no. Sono
avvocato d'affari e parliamo di un contratto in Indonesia.
Secondo il nostro collega newyorchese, il procuratore
avrebbe in mano tutti gli scambi epistolari interni
fra le vostre filiali e la sede in cui si fanno riferimenti
espliciti agli intermediari corruttori.  possibile?.
Barrot impallidisce:
Per quel che ne so, la nostra rete intranet  protetta
e codificata.
Intende dire che, in quella rete che immagina sicura,
lei ha effettivamente parlato, per iscritto e usando
i normali canali dell'azienda, dei suoi rapporti finanziari
con intermediari diversi?.
Barrot annuisce, d'improvviso consapevole del disastro
imminente. I due avvocati si guardano con aria affranta.
In questo campo, vige una sola regola, signor Barrot,
che non tollera eccezioni di sorta: niente per iscritto, niente
nell'ambito dell'azienda. O la sua corrispondenza interna
 stata intercettata via satellite - gli americani possono
farlo - o  stata piratata con la complicit di un impiegato
corrotto che ha introdotto un cavallo di Troia
nei suoi programmi. In entrambi i casi, oggi essa si trova
sulla scrivania del procuratore. Deve dunque aspettarsi
che la giustizia non si fermi qui.
Cosa significa?.
Probabilmente il procuratore estender l'inchiesta
ad altri paesi, ad altri mercati, per aumentare l'entit
dell'ammenda che comminer. E, se trova gli elementi
nella corrispondenza che probabilmente  gi in suo
possesso, chiamer in causa direttamente i dirigenti, e
far spiccare dei mandati contro di loro.
Il che significa?.
La Francia non concede estradizione per i suoi cittadini.
Siete relativamente al sicuro. La maggior parte
dei paesi con i quali avete rapporti d'affari, per, hanno
accordi di estradizione con gli Stati Uniti. Ci significa
che i funzionari pi alti in grado dell'azienda
non potranno pi lasciare il territorio francese.
Una situazione incresciosa. A cosa mira quel procuratore?.
Burgess fa il suo pi bel sorriso.
A farvi paura, signor Barrot, a lei e a tutta la squadra
della Bourgsmith. E, a quanto pare, ci riesce.
Hoffmann prende un ultimo cioccolatino.
Troveremo una via d'uscita pi che onorevole, signor
Barrot, pu starne certo. Ma non sar facile. Bisogna
che tutti gli assi siano in mano nostra. Forse occorrer
prendere una banca americana come consulente
per questa operazione. Una banca che abbia una buona
conoscenza del terreno americano e una certa influenza
dall'altra parte dell'Atlantico.
Noi abbiamo gi lavorato con la Northern American
Trade Bank Europe.
Lo sappiamo.
E ci siamo trovati bene.
La cosa non ci stupisce.
Proporr di riprendere i contatti.
Saggia decisione.
Ottobre
Nonostante la pressione degli avvocati, il presidente della
Bourgsmith non  molto entusiasta all'idea di coinvolgere
la Northern American Trade Bank in quella faccenda.
Teme che la mossa possa essere interpretata dal governo
come un primo passo verso la liquidazione dell'azienda.
Negli Stati Uniti, per, il fascicolo continua ad
appesantirsi. Una societ giapponese di servizi, associata
alla Bourgsmith nel contratto Taharan,  accusata a sua
volta, e decide di collaborare con la giustizia americana.
Nomi degli intermediari, dei destinatari, natura delle
transazioni, somme versate: sa tutto e spiattella tutto. Se
la cava con una piccola ammenda. La giustizia americana
estende le sue indagini ai contratti della Bourgsmith
in Cina, in India, prendendo di mira la maggior parte delle
attivit della Bourgsmith fuori dall'Europa.
A Parigi cresce la preoccupazione e, dopo lunghe discussioni
con Mathieu Barrot, il presidente prende la
decisione di chiedere i consigli degli esperti della
Northern American Trade Bank su quel caso.
La prima riunione di lavoro ha luogo una sera tardi,
nell'ufficio del presidente, che si  fatto accompagnare
dal suo consigliere Mathieu Barrot e dal direttore dell'ufficio
legale della Bourgsmith. Sono presenti anche i
dottori Burgess e Hoffmann, dello studio Bronson 
Smith. La Northern American Trade Bank ha mandato
il suo responsabile per la Francia, Villemont,
francoamericano, alto, magro, elegante, capelli e vestito grigi,
ben introdotto nel bel mondo dei tecnocrati, banchieri,
culturame e politici. Il presidente lo ha incrociato pi volte
in ogni sorta di salotti, e si danno del tu. Quella sera,
per, c' un ritorno al lei; si tratta di una riunione
di lavoro. Villemont  accompagnato dalla signora Sereni,
una stupenda quarantenne bionda dalla figura slanciata
che lui presenta come sua assistente. La donna saluta
Mathieu Barrot con un segno impercettibile del capo,
poi s'ingegna con successo a passare inosservata.
Nessun preambolo: tutti e sette si siedono intorno al
tavolo della riunione, tirano fuori i loro documenti. Il
dottor Hoffmann fa il punto sulla situazione giudiziaria, e
non nasconde la sua preoccupazione. Barrot tace, la Sereni
prende appunti e studia il comportamento dei partecipanti,
Villemont ascolta, concentratissimo. Non appena
l'avvocato ha finito, attacca lui: Lasciamo da parte
questi problemi, per il momento, ci torneremo sopra.
Parliamo di affari. E fa un quadro pi nero che grigio
della situazione della Bourgsmith. Il ristagno europeo 
destinato a durare. Colpisce l'azienda al cuore. Ci  tanto
pi grave in quanto la Bourgsmith ha delle debolezze
strutturali.  pi piccola delle sue concorrenti, il suo capitale
 meno solido, il suo principale azionista vuole vendere
le azioni che possiede. Se decide di farlo, sar un
disastro borsistico. L'eccellente padronanza delle tecnologie
che l'azienda vanta non baster a metterla al riparo
dalla congiuntura. Andr incontro a una crisi di liquidit,
che si protrarr nel tempo. La conclusione s'impone
da s: la Bourgsmith non ha i mezzi finanziari per affrontare
un processo rovinoso negli Stati Uniti.
La vostra idea di proclamarvi innocenti poteva essere
appoggiata fino a quando il procuratore fosse stato
privo di prove materiali. Adesso che ne ha, bisogna
collaborare con la giustizia americana al pi presto per
evitare l'escalation e ridurre al massimo i costi. Senza
parlare della minaccia, sempre incombente, di azioni
giudiziarie contro i dirigenti.
Le ultime parole del banchiere seminano il gelo. Il
presidente si rivolge agli avvocati:
Questa minaccia sparirebbe, se collaborassimo con
la giustizia americana?
Il dottor Burgess, laconico, risponde:
Forse.
Silenzio glaciale. Villemont riprende la parola.
Bisogna vedere le crisi come occasioni per raddoppiare
i profitti. Troveremo una scappatoia.
L'incontro si conclude, gli uni e gli altri hanno ripreso
i loro incartamenti. Villemont precisa, come di passata:
Quale che sia la decisione finale, conviene tenere i
giornali all'oscuro dell'aspetto giudiziario del caso. La
giustizia americana la prenderebbe come una pressione
intollerabile.
Burgess concorda con lui: tutto quell'aspetto, lo si
dimentica. Chiaro?
Chiarissimo.
Villemont lascia la stanza chiacchierando con il presidente
della Bourgsmith e il suo responsabile dell'ufficio
legale. I due avvocati si affrettano per prendere
l'ascensore con loro. Mathieu si ritrova in coda, solo
con la bella signora Sereni, che gli dice sottovoce:
Dobbiamo vederci, e presto.
Aprono le loro agende.
Novembre
L'appuntamento ha luogo pochi giorni dopo. Juliette
Sereni ha invitato Mathieu Barrot a cena al ristorante
Casa Bianca, in viale Matignon. Non pensare
che ci sia sotto qualche allusione politica gli ha detto
con un sorriso.  soltanto la mia mensa, il posto
dove mangio tutti i giorni.
Arrivano, a piedi, insieme. Ascensore, sesto piano,
la coppia entra in un grande spazio aperto, su due piani:
tutta la facciata  un'immensa lastra di vetro che
d direttamente sulla notte parigina di un nero profondo
punteggiato dalle luci dorate della cupola degli Invalides:
quest'ultima, sembra di poterla toccare con mano.
L'arredo mescola qualche tocco anni Trenta e uno
stile moderno in un insieme in cui predomina il bianco,
senza aggressivit. Quasi tutti i tavoli sono occupati.
Alcune coppie, ma soprattutto una clientela di uomini
d'affari, garbate mondanit dopo una giornata di
riunioni.
Vengono accolti dal maitre, che domanda:
Il solito tavolo, signora Sereni?.
E li guida verso alcune alcove ricavate sotto il soppalco,
completamente rivestite di pelle. Si siedono l'uno
di fronte all'altra. Di punto in bianco, il rumore della
sala arriva alle loro orecchie soltanto come un ronzio
sordo. Juliette sorride:
Come puoi constatare, non una parola di quanto diremo
uscir da questo bozzolo. E il colore del cuoio si
addice al biondo dei miei capelli. (Un pensiero attraversa
la mente di Barrot come un lampo: Bionda naturale..).
Champagne?.
Juliette alza la coppa alla luce della candela, le bollicine
scintillano come il rubino al suo dito.
Brindiamo, Mathieu. A noi e ai nostri sogni.
I bicchieri tintinnano, i due bevitori sorridono.
Il maitre prende velocemente le ordinazioni e si allontana.
Niente sotterfugi o giri di parole, Juliette va
subito al sodo:
Mathieu, siamo fra di noi, lontano dai capi, possiamo
parlare liberamente. Siamo stati avvicinati dalla UPC,
la vostra concorrente americana.  interessata a rilevare
la vostra filiale Energie.
Lo sospettavo fin dall'inizio di questa faccenda.
Quando mi hai invitato a cena con tanta discrezione,
ho pensato: ci siamo.
Ti ho invitato per il piacere di passare una serata
con te....
Ma certo. Piacere condiviso.
... e per farti questa domanda: come reagireste all'offerta
di acquisto della UPC?.
Non immagini quello che ti risponder?.
Guarda dove siamo.  tutto a posto. Niente di ufficiale
e nessun orecchio indiscreto. Soltanto tu e io.
Allora, da te a me: lo stato maggiore  febbrile e in
preda al panico. Non fanno altro che leggere e rileggere
la loro posta elettronica degli ultimi dieci anni, e scoprono
degli orrori. Si vedono gi in gattabuia con Lamblin.
Se alcuni ti mollano, potrebbe capitare anche a te.
Non rovinarmi la serata, ti prego.
Pausa: il sommelier serve un Saint-Estphe pi che discreto,
e il cameriere porta due fricassee di lumache su un
letto di passato di crescione. Barrot assaggia, prende un
secondo boccone che mastica lentamente, concedersi tutto
il tempo: rispetto. Sprofonda nella poltrona, gli occhi
socchiusi: benessere. Rivede la foto di Lamblin e risente
la frase di Juliette:... anche a te. La minaccia del carcere
come uno stimolante; un'esortazione a godersi l'attimo.
Adesso, so che c' pericolo, so quanto amo questa vita,
so che far tutto ci che va fatto per preservarla.
Juliette lo ha osservato, come sa fare lei. E il suo ruolo
nelle riunioni in cui opera in tandem con Villemont: individuare
la maglia debole. Mathieu  maturo. Lei riprende:
Dunque, un'offerta della UPC che garantisse di far
cadere le azioni giudiziarie a carico delle persone fisiche
non sarebbe vista come una liberazione?.
In un certo senso, s. Ma non sar possibile.
Perch?.
Siamo il numero uno al mondo per le turbine dei
reattori atomici, l'indipendenza nucleare della Francia
dipende da noi, il governo non permetter mai che la
Bourgsmith finisca negli Stati Uniti. Per il momento,
pare che nessuno sia al corrente, ma non durer, e ci
saranno dei blocchi. Con il Ministero della Ripresa Produttiva....
Lasciamo da parte questo aspetto. Il tuo ministro non
conta. Bisogna avere le giuste conoscenze ai posti giusti,
al Ministero delle Finanze e all'Eliseo. E noi le abbiamo.
Abbi fede in noi. Altra pausa: il cameriere serve
un arrosto di cervo e un filetto di manzo. Cervo: una
carne che si scioglie in bocca, un sapore che dura. Juliette
ordina una seconda bottiglia di Saint-Estphe per accompagnare
il suo filetto di manzo. La pausa  brevissima:
la conversazione  entrata nel vivo, lei ha fretta
di continuare, Mathieu sta per cedere.
Alla Bourgsmith siete troppo fifoni, Mathieu. La crisi
non  una tragedia,  una possibilit. Un'occasione
unica di creare un magnifico leader mondiale unendo
UPC e Bourgsmith. Ecco il sogno. Non  proprio il momento
di essere pavidi.
La crisi, una possibilit: cosa intendi dire con questo?.
Se fossimo in periodo di massima prosperit, una
vendita della Bourgsmith sarebbe vista dal governo e
dall'opinione pubblica come una liquidazione, un tradimento,
un attentato alla nazione. In periodo di crisi
 diverso. La Bourgsmith rischia di fallire....
Sai benissimo che non  vero.
Forse, ma in periodo di crisi ci diventa credibile, ed
 questo che a me importa. La UPC si presenta con la sua
offerta d'acquisto, promette la ricapitalizzazione dell'impresa,
il mantenimento dei posti di lavoro e appare come
una salvezza. Mantenimento del posto di lavoro, ci
pensi? Impossibile rifiutare. Perch, se la crisi tocca poco
la Bourgsmith,  per pi che tangibile in Francia. Non
si rifiuta un salvatore. La UPC gioca sul velluto.
Hai un'idea del contenuto dell'offerta della UPC?.
Non sono la pi indicata per parlarne, e poi  un
po' presto. Una certezza: alla UPC interessa soltanto la
filiale Energie....
Quella che va meglio.
La UPC non ha la vocazione di risanare le aziende in
crisi. C' un altro risvolto di cui voglio parlarti. In questa
faccenda, anche noi possiamo far soldi, molti soldi,
con un po' di tatto. Se le azioni della Bourgsmith crollano
prima che l'offerta della UPC sia resa pubblica....
Nuovo arrivo del matre, Juliette lascia la frase in sospeso.
Niente formaggio: tutti e due stanno attenti alla
linea. Dessert leggeri: fettine sottili di pera su caramello
per Juliette, millefoglie per Mathieu. E due coppe di
champagne: non c' niente di meglio con lo zucchero.
Mathieu ha ceduto,  lui a concludere la frase di
Juliette:
La sua offerta sembrer molto pi allettante. E
noi, noi compriamo delle azioni al minimo, le rivendiamo
alla UPC pochi giorni dopo al prezzo dell'offerta di
riacquisto e intaschiamo la differenza.  un argomento
che pu suscitare l'interesse di qualcuno che ha il
potere decisionale.
Juliette fa un gesto con entrambe le mani, per sottolineare
l'ovviet della manovra.
Mathieu si china verso Juliette, le fa posare sul tavolo
le mani intrecciate.
Ne parler. Se per la Bourgsmith accetta l'offerta
della UPC, tu non puoi lasciarmi allo sbando, senza
un posto ufficiale, in un'azienda in ristrutturazione. Mi
sento portato per le attivit finanziarie....
Juliette posa le mani sulle sue.
Sar un piacere lavorare con te alla Northern American
Trade Bank.
Dicembre
Il commissario Daquin arriva all'aeroporto di Rois-
sy, di ritorno dagli Stati Uniti, dove ha appena fatto
un giro d'incontri e di seminari. Da quando  andato
in pensione, due anni prima, insegna a Scienze Politiche,
la sua vecchia facolt. Argomento delle sue lezioni:
Il nuovo capitalismo criminale. E la tourne americana
verteva sul problema pi spinoso degli aspetti
fraudolenti delle compravendite ad alta frequenza sul
mercato finanziario. Stanco, ma contento di essere di
ritorno. Sa di essere atteso per cena alla birreria Fio,
il ristorante del Terminal 2. Atteso da Marc Jantot, il
suo compagno. Non si affretta, si gusta il piacere di
aspettare e di essere aspettato.
Marc  seduto in fondo alla sala della birreria, lo
sguardo fisso alla porta d'ingresso, beve una birra.
Scorge la figura di Daquin, alto, jeans neri stretti,
giubbottone foderato di pelliccia, lo stesso colpo al
cuore ogni volta che si ritrovano. Come il primo
giorno. Allora, Marc era giornalista, rubrica Cronaca.
Ha conosciuto Daquin in occasione di un fattaccio
di morti a ripetizione per overdose. E, quel giorno
come oggi, colpo al cuore. Quel calore animale,
quella violenza tenuta a bada, quel modo che aveva
Daquin di dominare e rispettare le persone che lo circondavano...
Lui aveva fatto di tutto per portarselo
a letto e continua a non pentirsene. Daquin  dimagrito
da quando  andato in pensione. E dice, sorridendo
soltanto a met: Gli ex giocatori di rugby hanno
la tendenza a mettere su pancia quando invecchiano:
devo stare attento, se voglio continuare ad amarti
degnamente. Sul suo volto squadrato, qualche ruga,
poco profonda, e capelli brizzolati. Ma ha sempre
quella forza d'attrazione inspiegabile che fa addensare
gli studenti a grappolo intorno alla sua scrivania,
alla fine di ogni lezione, pi per stargli vicino
che per parlargli. Con lui, Marc ha imparato molto,
a letto e nella professione. Oggi,  giornalista d'indagine
nel campo dell'economia e della finanza,  apprezzato
e il lavoro non manca. Daquin lo ha messo
sulla pista della Bourgsmith fin dall'arresto di Lam-
blin nell'aprile precedente. Gli ha detto: Non bisogna
mai sottovalutare la giustizia americana. Loro non
si muovono per niente.
Daquin si  appena seduto davanti a lui, sorride.
Mi sei mancato. Sono contento di essere qui, con te.
Le effusioni in pubblico non sono mai state il suo forte.
I due uomini ordinano due choucroute, delle birre
e, non appena sono stati serviti, Marc domanda:
Allora, hai assistito alla conferenza stampa del viceprocuratore
sul caso Bourgsmith?.
S, avevo un seminario che finiva proprio qualche
ora prima, ho dovuto fare la maratona, ma ci sono riuscito.
Ho preso degli appunti: te li dar.
Ho gi dato un'occhiata ai giornali americani.
E i giornali francesi?.
Non una parola.
Si sono persi qualcosa. E stato stupefacente. La
Bourgsmith ha annunciato che avrebbe collaborato
con la giustizia americana, ma la carica del viceprocuratore
 stata comunque di una violenza inaudita: sistema
di corruzione generalizzato e praticato da cima
a fondo in tutta la scala gerarchica.
Qual  il suo obiettivo?.
Gettare nel panico i proprietari della Bourgsmith,
e senza economia di mezzi.
Ma perch, cos'ha in mente?.
Daquin riflette per qualche secondo circa il modo in
cui formulare la risposta.
Ricordi quel che ti ho detto quando hanno arrestato
quel Lamblin a New York, qualche mese fa? Buttati
su questa storia, gatta ci cova.
Mi ricordo.
Oggi,  tutto chiaro. La Universal Power Company,
il solo concorrente americano della Bourgsmith, ha avviato le
grandi manovre per accaparrarsi quell'impresa.
Non  uscito niente in proposito, n sui media n
nell'entourage del governo. Sei sicuro di quello che
dici?.
S. La UPC ha gi acquisito tre o quattro volte delle
aziende che la giustizia americana aveva appena
messo in difficolt.  un metodo ben collaudato.
Parliamo chiaro. Mi stai dicendo che negli Stati
Uniti la giustizia  agli ordini del mondo imprenditoriale?.
No, non ti ho detto questo. E un gioco un po' pi
sottile. Il governo americano ritiene che sia suo dovere
sostenere l'espansione delle aziende americane. Dal
1977, ha messo al loro servizio un ufficio di collegamento
segreto, che si presenta sotto il nome assolutamente
insignificante di Office of Executive Support,
composto da uomini della CIA, della NSA e del
dipartimento del Commercio, con notevoli mezzi a disposizione:
quelli della NSA e della CIA. La UPC pu dunque
consegnare alla giustizia dei procedimenti giudiziari
chiavi in mano. I crimini sono reali, i procuratori
devono soltanto dimenticare come sono venuti
in possesso dei fascicoli e a cosa serviranno, e, questo,
loro sanno farlo con grande eleganza. Si tratta di procedimenti
bell'e pronti, senza rischi, che velocizzano
le carriere dei procuratori che se li accollano. Con in
premio, forse, quasi certamente, qualche bella e fruttuosa
riconversione.
Un momento. Guarda qui. Marc tira fuori il
portatile, cerca tra i file, mostra una foto, passa il computer
a Daquin. L'uomo  Mathieu Barrot, consigliere
personale del presidente della Bourgsmith, e la donna
 Julie Sereni, l'anima nera del presidente della
Northern American Trade Bank Europe. Una banca
che ha i piedi in molte staffe: consiglio di agenzie governative
francesi, consiglio della Bourgsmith e della
UPC.
Sulla foto, l'uomo e la donna sono giovani, belli, seduti
l'uno di faccia all'altra a un tavolo di ristorante,
e chini l'uno verso l'altra, le mani dell'uomo in quelle
della donna. Daquin sorride.
Odore di flirt molto professionale.
Ero in quel ristorante per caso, una settimana fa. Un
ristorante molto frequentato dagli uomini d'affari.
Non molto discreto.
S e no. In quell'ambiente, si crede alle virt dell'intimit.
Conosco bene tutt'e due. Dal momento che
seguo le vicende della Bourgsmith, ho scattato una foto
col portatile: non si pu mai sapere. Loro non mi hanno
visto. Magari ho assistito alla prima riunione di un
negoziato.
Continuerai a lavorare a questo caso?.
S, certamente.
Allora, ho un consiglio da darti, tieni d'occhio il corso
delle azioni della Bourgsmith in Borsa.
I dirigenti giocheranno al ribasso?.
S, se accettano di essere acquisiti dalla UPC. Per rendere
l'offerta della UPC pi allettante. Al rialzo se rifiutano.
Non dovremmo tardare a capire la strategia della
Bourgsmith.
La Bourgsmith coster cara. Sembra che la UPC
non abbia davvero problemi di liquidit.
Le imprese americane si sono organizzate in modo
molto professionale per aver accesso ai circuiti di riciclaggio
del denaro della criminalit e a quelli del denaro
nero che riescono a sottrarre ai controlli e ai prelievi
statali.
Secondo le ultime valutazioni degli esperti che ho
letto, 1.600 miliardi di dollari della cocaina riciclati ogni
anno e 71.000 miliardi di dollari di fondi neri. In totale,
il 25% della massa monetaria mondiale.  vero che
questo agevola la vita di coloro che hanno saputo insinuarsi
in quei flussi....
Gli Stati Uniti sono un paese sorprendente. Dagli
anni Cinquanta, perdono tutte le guerre ma vincono,
ovvero guadagnano, su tutti i mercati....
Daquin rimane in silenzio per un po'. Marc nota che
d'improvviso ha l'aria stanca. Adesso parla pi lentamente,
a occhi bassi:
Ho passato pi di trent'anni alla Narcotici. In tutti
quegli anni, ho sentito parlare di guerra alla droga.
Oggi, tirare le somme  molto semplice: la cocaina 
in continua crescita, non conosce crisi. Il lavaggio del
denaro della cocaina ha costruito le strutture, le tecniche,
le vie e i luoghi della gigantesca fuga di denaro nero
su scala planetaria che conosciamo oggi, e che ci lascia
esangui. Se parlassimo di una guerra, l'ha vinta la
cocaina.
Daquin finisce la birra, posa la mano su quella di Marc
e dice con voce roca:
Andiamo da me. Ho bisogno di te, del tuo corpo,
della tua pelle, del tuo calore, del tuo piacere. Andiamo
a casa.
Il 21 gennaio 2014, il presidente della Bourgsmith
riunisce alcuni giornalisti della stampa economica e
annuncia loro che l'impresa ha subito, nel secondo semestre
del 2013, una forte distruzione di cash, in altre
parole, l'impresa  a corto di liquido. Dichiarazione
tanto pi sorprendente in quanto le aziende rendono
pubblici i loro bilanci annuali soltanto nel mese di
maggio dell'anno successivo.
 un segno preoccupante. L'azione della Bourgsmith
crolla da 33 a 22 euro in meno di una settimana. L'agenzia
incaricata di sorvegliare i mercati finanziari non
batte ciglio. Durante tutto il mese di febbraio, sulla
stampa specializzata e anche su quella che lo  meno,
si succedono gli articoli sulle difficolt finanziarie della
Bourgsmith. Marc Jantot scrive da free-lance un
lungo articolo sui problemi della Bourgsmith con la giustizia
americana e le loro possibili conseguenze, articolo che per non trova acquirenti.
Il 24 aprile, un dispaccio dell'Agenzia di stampa
americana Bloomberg annuncia che il presidente della
Bourgsmith, il 23 aprile, ha assistito all'assemblea generale
degli azionisti della UPC e che si  trovato un accordo
fra UPC e Bourgsmith. Sorpresa a Parigi, conflitti
al governo, agitazioni di ogni genere.
Il 26 aprile, la UPC deposita ufficialmente la sua offerta
di acquisto della filiale Energie della Bourgsmith
a 35 euro per azione, quando questa vegeta da almeno
quattro mesi a quota 22 euro. E il 30 aprile, il consiglio
di amministrazione della Bourgsmith l'accetta.
La sera del 30 aprile, Marc va a cena da Daquin, nella
sua villetta della Villa des Artistes, nel quattordicesimo
arrondissement. Entra senza suonare. Uno stanzone
al pianterreno, sotto un'alta vetrata da studio di
artista, salotto, sala da pranzo, comfort, mobili in legno
e pelle. In fondo alla stanza, dietro un bancone di
legno, una cucina a vista. Marc attraversa la stanza, va
ad appoggiarsi al bancone, guarda per qualche minuto
Daquin che d gli ultimi tocchi a uno spezzatino di
agnello ai carciofi, e finisce col buttare l:
Il consiglio di amministrazione ha convalidato l'offerta
della UPC. La rottamazione del secolo. E io non
ho potuto dire o fare niente.
La decisione  irreversibile?.
S. Ci sar un po' di agitazione qui e l, niente di
serio.  andata.
Gli uomini d'affari americani hanno una padronanza
mirabile della tecnica della rapina.  vero che
hanno avuto buoni maestri. Per prima cosa, scegliere
il bersaglio: valutare il guadagno potenziale e la fattibilit.
La Bourgsmith in tempo di crisi: perfetto. Poi,
la preparazione, essere scrupolosi, pazienti, non avere
fretta: qui, dieci lunghi mesi, senza che niente trapeli.
I rapinatori da strapazzo dispongono di rado di
altrettanto tempo: fra questi ultimi, i tradimenti sono
pi frequenti. Far partire l'operazione al momento
giusto, quando gli avversari sono maturi, pronti a
mollare tutto. E allora, agire molto in fretta. Sei
giorni fra la decisione e la fine dell'esecuzione, un record.
Copertura delle spalle assicurata dalle complicit
mafiose nell'apparato statale, per garantirsi l'impunit.
Tanto di cappello. Adesso, non ti rimane altro
da fare che prendere nota delle persone che nei
prossimi giorni otterranno sostanziose gratifiche o prestigiosi
incarichi nel settore privato, per avere l'elenco
dei complici.
Basta. Chiudiamola qui. Ci penser domani. Dammi
da bere, qualsiasi cosa, qualcosa di forte.
In maggio, pochi giorni dopo la convalida dell'acquisizione
della Bourgsmith da parte del consiglio di
amministrazione, il bilancio dell'azienda venne finalmente
reso pubblico. Non vi si notava alcuna distruzione
di cash nel corso dell'anno 2013. Cosa che pass
del tutto inosservata. Come diceva il presidente
Mao: Non si pu costringere a bere un asino che non
ha sete.

La storia  frutto della mia fantasia, per il che fatti, nomi, persone,
luoghi e circostanze sono di pura invenzione. L'ispirazione
iniziale  venuta da una vicenda che nel 2014 ha riguardato un accordo
nel settore Energia tra il gruppo industriale francese Alstom
e la multinazionale statunitense General Electric. Il racconto, tuttavia,
si snoda indipendentemente dalla realt delle cose e con una
chiave di lettura del tutto personale.
D. M.

MARCO MALVALDI, NON SI BUTTA VIA NULLA.

... per i quantitativi, ci sono tre possibilit: la cassetta
grande, da sei chili, quella media, da quattro, e
quella piccola, da due. Cassette di verdura fresca, coltivata
senza pesticidi e senza fitofarmaci di sintesi in
campi certificati, che vengono recapitate a casa o in ufficio,
anche se abitate al decimo piano senza ascensore,
recita il sito. Senti ganzo. Pilade, potresti senti'
se t'assumano come fattorino. Cos butti gi que' tre
o quattro etti.
Di meno, di meno bofonchi il Del Tacca, rigirandosi
tra le mani il bicchiere ancora pieno di succo di
frutta (ananas, cento per cento naturale, senza zuccheri
aggiunti). Se mi fai fa' dieci piani di scale, perdo
esattamente ventun grammi.
Ventun grammi precisi?.
Garantiti. Pilade annu solenne, col mento che
affondava nel collo. Dice sia il peso dell'anima, l'ho
visto una volta ar cinema. Te fammi fa' dieci piani di
scale a piedi, vedrai il risultato  quello.
Perch, te vai anche ar cinema?. Ampelio butt
gi il giornale, e tir su le sopracciglia. Sempre a
piange' che con la pensione 'un ci si fa, che con que'
du' bicci che t'allunga lo Stato 'un ce la fai a vede' la
fin der mese, e poi vai ar cinema? Capace ci porti anche
la tu' moglie.
De',  lei che ci vuole andare ammise Pilade, dopo
una insipida sorsata. Perlomeno sta zitta un par
d'ore.
Ber discorzo. E un biglietto quanto costa?.
Un posto, dodici euri rispose Pilade con tono sepolcrale.
Alla grazia! E sicch te paghi trentasei euri per senti'
la tu' moglie che sta zitta?.
Casomai ventiquattro, Ampelio corresse Aldo.
Per te, s insist Ampelio. Ma per mette' a sede'
Pilade di poltroncine ce ne voglian due. Pi una per la
Vilma tre. Comunque, sempre un branco di vani. Un
tubetto di colla der bisonte costa sei euro, e col resto
ci vai a cena. Con trenta euro, sai quante verdure biologiche
ti ci compri?.
Mica tante si inser Aldo. La roba buona costa cara,
sai? Questi ragazzi qui, quelli degli orti, hanno avuto
veramente una bella idea. Se riescono a tenere i prezzi
che ci sono scritti, fanno veramente una gran cosa.
S, ma come fanno a tene' i prezzi cos bassi?.
Con la filiera corta. Aldo ruppe con gesto elegante
la bustina di zucchero e ne vers il contenuto nel
caff. E con la stagionalit. Sulla verdura che trovi
al supermercato, anche quella biologica, buona parte del
costo  dato da trasporto e stoccaggio. Se prendi roba
prodotta a trenta chilometri da te, senza bisogno di serre,
tutti questi costi non ce li hai. Se vuoi i finocchi
ad agosto,  chiaro che li devi pagare. Buongiorno, signorina.
Un sorriso appena accennato, subito dopo aver richiuso
la porta, fu tutto quello che ottenne Aldo in risposta
al proprio saluto galante, in prima battuta. Del resto,
ormai era noto, il vicequestore Alice Martelli non
era mai in forma smagliante di prima mattina.
S, buongiorno rispose con una puntina polemica
la commissaria, indicando col pollice al di fuori della
porta a vetri. Sta parlando di tre mesi fa, vero?.
Aldo, al di l del bancone, gir la mano che reggeva
il cucchiaino con il palmo verso l'alto, in un gesto
di rassegnazione. Dal cucchiaino, sul bancone, cadde
una goccia. Oltre la porta a vetri, nello stesso momento,
ne stavano cadendo qualche milione. E anche a
guardare un attimo prima, o un attimo dopo, non sarebbe
cambiato molto.
Perch a Pineta, come del resto nel resto d'Italia, sono
tre mesi che piove a dirotto.
Sono tre mesi che piove a dirotto ribad il concetto
la commissaria, ostinandosi a rimanere fuori dal bar
con lo sguardo, mentre il resto del corpo tentava di capire
se c'era modo di godersi l'interno caldo e asciutto
del locale. Non vedo il sole da talmente tanto tempo
che fra qualche giorno mi dimenticher che  cubico.
Di che parlavate, voi tre giovanottini tutti soli?.
Gi, tre. Perch, al momento dato, all'interno del bar
erano presenti solo Aldo, Ampelio e Pilade Del Tacca.
Se ci fosse stato il Rimediotti, con la sua postura curvetta,
probabilmente avrebbe fatto notare che signorina, veramente
il sole  tondo, Aldo avrebbe detto Rimediotti
guarda t' cascato il senso dell'umorismo,  l sul pavimento,
se ti pieghi altri due centimetri ci arrivi. Purtroppo,
il Rimediotti oggi non c': colpa di una congiura tra
l'umidit imperante e le ultime due vertebre lombari, che
hanno piegato ulteriormente il quarto arzillo rappresentante
dei giovani dell'altro ieri, costringendolo a letto con
un mal di schiena modello Executive.
Se ci fosse stato Massimo, avrebbe tentato di sedare
i conseguenti lanci di dentiera; disgraziatamente, oggi
pure Massimo marca visita. Anche qui colpa della
pioggia e del maltempo che, in efficace sinergia con il
vizio di Massimo di mettersi in maglietta per fare i lavori
di carico e scarico del magazzino perch tanto
muovendomi mi riscaldo, lo avevano scaldato a tal punto
da portargli la temperatura interna oltre la soglia dei
trentanove gradi, imponendogli qualche giorno di sosta
ai box.
Si parlava di finocchi d'agosto spieg Ampelio. Dice
Aldo che scarseggiano. Io qui n'ho sempre visti tanti.
Lei no?.
La commissaria scosse la testa, evidentemente presa
da altri pensieri. Se non fosse stato cos, non avrebbe
mancato l'occasione per dire ad Ampelio che finocchio
 un termine offensivo, cosa che faceva da ormai
sei mesi, senza che per questo il vegliardo modificasse
una singola sinapsi al riguardo.
Mah, a me sembra che in questo paese, pi che altro
abbondino gli stronzi disse, sempre guardando fuori
dalla finestra. Intendiamoci, dovunque vai ne trovi,
ma da queste parti non scarseggiano di sicuro.
Ampelio ridacchi il Del Tacca mi sa che il tu'
nipote s' comportato male.
Ampelio vir verso il porpora.
Massimo? Guardi, signorina, io glielo rido, 'un si
periti a dimmelo se quer testone fa quarcosa per ir verso
sbagliato. Che io son vecchio, ma questo vi  pi vecchio
ancora disse Ampelio, indicando il bastone di faggio
che gli fungeva da terza zampa. Per, ar contrario
di me, questo vi pi invecchia e pi diventa duro.
Vedrai se glielo ribadisco ner capo se n'accorge.
La commissaria rispose con il primo sorriso autentico
della giornata: quello che le ragazze di ogni latitudine
fanno quando pensano al proprio innamorato.
Perch, s, nel frattempo qualcosa  successo. Qualcosa
per cui Massimo e la commissaria passano gran parte
del loro tempo libero insieme. Ancora presto per dire
se prima o poi i due smetteranno di guardarsi negli
occhi per guardare insieme nella stessa direzione, ma
di sicuro ci sono gi varie scommesse in corso.
No, povero il mio catorcetto, figurati se ce l'ho con
lui. Ce l'ho con quei figli di puttana che stanotte hanno
ammazzato una ventina di maiali.
Una ventina di maiali?.
Mentre Aldo puliva il bancone con la massima solerzia
dalla gocciolina di caff di cui sopra, va bene che
Massimo  malato ma prima o poi al bar ci torner, e
per una macchiolina grossa come un batterio  capace
di farti due coglioni come mortadelle, Ampelio e Pilade
in coro avevano ripetuto le ultime parole della commissaria,
in tono sorpreso, pi che interrogativo.
Ventidue, per l'esattezza.
Cio, hanno sgozzato ventidue maiali?.
Alice si appoggi pesantemente allo sgabello levandosi
l'auricolare del cellulare dalle orecchie e liberandosi
simultaneamente della borsa a tracolla, gesto
che riusciva ad eseguire senza strangolarsi solo
quando era perfettamente calma. Ergo, i venti secondi
successivi trascorsero con un sottofondo di sbuffi:
quelli della macchina espresso, dato che Aldo si
era messo a preparare il cappuccino ufficiale delle dieci
per la commissaria, e quelli della commissaria stessa,
provenienti dal laocoontico viluppo di giacca,
borsa e fili dal quale presumibilmente la ragazza stava
tentando di liberarsi.
Dopo qualche ulteriore secondo Alice riemerse, mentre
la borsa crollava al suolo. La ragazza la guard con
disappunto.
Tanto, pi gi di l non vai. Ventidue, s. Ma non
li hanno sgozzati, le merde. Li hanno avvelenati.
E chi ce l'ha, i maiali, a Pineta?.
Il parco naturalistico, no?.
Il parco naturalistico?. Ampelio sollev le sopracciglia,
mandandole direttamente dentro al basco. L
c' sempre stato un maiale solo.
Vero conferm Aldo, poggiando il cappuccino di
fronte alla ragazza. Bastava guardare dietro la scrivania
del direttore.
La ragazza guard Pilade, che mosse lentamente il
capo in su e in gi, confermando quello che stavano dicendo
i suoi colleghi di livore.
Il parco naturalistico, ufficialmente noto come Oasi
Naturalistica del Golfo di Pineta, era uno dei tanti
parchi naturali destinati alla protezione della biodiversit
di cui la Toscana si pu fregiare, ed in teoria
avrebbe dovuto essere un vanto per la comunit
tutta. In realt, l'estensione del parco era enorme, e
il numero di guardaboschi (volontari inclusi) decisamente
esiguo, per cui la riserva era diventata con gli
anni una specie di paradiso del bracconiere. Il numero
di cacciatori di frodo che si recavano al parco muniti
di fucile, decisamente elevato, era fortunatamente
riequilibrato dal numero di visitatori annui, assolutamente
trascurabile. Questo in virt di una offerta
al visitatore decisamente scarsa, con alcune
aree del parco completamente inaccessibili e altre di
uno squallore desolante: come, ad esempio, il tristissimo
acquario interno, dove la descrizione di ogni specie
marina era puntualmente seguita da una valutazione
organolettica della sua appetibilit e, non di rado,
anche da alcune ricette selezionate con il pesce
in questione.
Questo non lo so disse Alice, dopo una sorsatina
esplorativa. Io so solo che all'interno del parco c' un
allevamento di maiali. O meglio, c'era. Perch stanotte
qualcuno  entrato nello stabulario e gli ha preparato
un pastone con qualche ingrediente extra. E stamani
alle sei e mezzo il direttore mi ha telefonato dicendomi
che aveva un cortile pieno di maiali morti. E a
me ora tocca trovare il matricida.
La ragazza, dopo aver intinto il cucchiaino nel cappuccino,
lo ritir su con un velo di liquido, mettendoselo
fra le labbra con circospezione. Aldo, che nel frattempo
aveva finito di pulire il bancone, si inform premuroso:
 troppo caldo?.
No no, il cappuccino va benissimo. Non  il cappuccino
che  troppo caldo. E l fuori che  troppo freddo.
La ragazza indic fuori dalla finestra, da cui si vedevano
cordami d'acqua venire gi dal cielo. Il tempo
ideale per una bella indagine all'aperto, no? Via, visto
che ci devo andare a parlare, ditemi un po' com',
questo direttore.
Ampelio e Aldo voltarono i bifocali verso Pilade, autorit
riconosciuta del bar per quanto riguardava la Cosa
Pubblica in quanto ex dipendente comunale.
Come sia questo, non lo so bene disse Pilade, fumoso,
come sempre quando ci sarebbe da parlar bene
di qualcuno. Io conoscevo quello prima, il Saviozzi,
che c' stato per vent'anni, e era una piaga d'Egitto.
Questo tipo che c' ora si chiama Falaschi.
Esatto conferm Alice. Marcello Falaschi.
 uno giovane, ma pare che sia un crostino, uno di
quelli seri. Dove  andato  andato, dice abbia sempre
fatto bene. E ora l'hanno mandato apposta per riqualificare
il parco. E uno decisionista, di polso, di quelli
che si fa come dico io, ma in una cosa cos sabbiosa
non ci s' mai trovato. O bene bene o male male.
Allora, speriamo bene bene.
Come si vede che  giovane anche lei, signorina.
Giovane. Dipende dai punti di vista. Per esempio il
neodirettore del parco, dottor Marcello Falaschi, era
stato etichettato da Pilade anche lui in quel modo, e
come tale Alice se lo era immaginato. Per cui il cinquantenne
in giacca e cravatta che si era ritrovato davanti,
con gli occhiali dalla montatura nera e le labbra inesistenti,
l'aveva spiazzata un pochino. Quel tizio, secondo
lei, giovane non lo era mai stato. C' gente che nasce
con la camicia: il dottor Marcello Falaschi doveva
essere nato direttamente con la cravatta.
Ventidue, esatto, signor vicequestore. Ventidue
esemplari di macchiaiola maremmana.
Macchiaiola maremmana?.
Esattamente. Una specie tipica del territorio, che
si credeva ormai completamente estinta, ma di cui sono
stati rintracciati dei riproduttori alle pendici dell'Amiata,
nel 2005. Detti maiali sono stati acquistati dal
parco su mia disposizione nell'ambito di un progetto
di riqualificazione del territorio tramite la ripopolazione
con specie autoctone dell'area faunistica.
S. Quindi....
Quindi, detti maiali erano stati destinati all'allevamento
in stato semibrado all'interno di una struttura
dedicata sita nel parco stesso, in localit Noccioleto, dove
sarebbero stati allevati e monitorati dal personale
del parco in stretta collaborazione con un gruppo di veterinari
dell'Universit di Pisa, al fine di verificare come
l'allevamento boschivo, oltre a permetterci di recuperare
una razza a rischio di estinzione, possa influire
sulla qualit dei prodotti carnei trasformati rispetto
alla procedura standard in stabulario.
All'aperto?.
De', ormai va di moda conferm il Bertelloni,
scartando un tre di mattoni. Sai, ir maiale  onnivoro,
vale a di' che mangia di tutto. Per ir maiale ti rid
quer che ni dai, 'un s'inventa mica nulla. A seconda di
quello che ni dai da mangia', viene in un modo o nell'artro.
Il Bertelloni, pescando, testeggi con autorevolezza
mentre i vecchietti ascoltavano concentrati, senza mai
tentare di interromperlo o quasi. Primo, perch chetare
il Bertelloni era pressoch impensabile: quel genere
di persona che tenta di discorrere anche sulla poltrona
del dentista. Secondo, perch in fondo era stato chiamato
a fare il quarto a briscola per quello, non certo
per la sua abilit come giocatore di carte.
Finch si rimaneva sul parlare, cio parecchio a lungo,
Evaristo Bertelloni vantava competenze impressionanti,
che andavano dalla strategia ideale per squadre
di Champions League alla gestione di fondi monetari
internazionali. Il motivo per cui una persona cos versatile
e dalle capacit cos impressionanti continuasse
a fare il macellaio in una modesta cittadina di provincia
era ignoto, e lo stesso Bertelloni, laddove interrogato
in proposito, cambiava discorso. Ad ogni modo se
Pilade, come ex impiegato, rappresentava la massima
autorit in fatto di pubblica amministrazione, quando
si parla di maiali ci vuole il macellaio.
Se lo tieni ner recinto, in du' metri quadri, e ni
dai granone e patate, viene bello grasso ma la carne
sa di po spieg l'uomo giocando un asso a fiori, ovvero
la carta meno adatta, ma d'altronde uno o parla
o gioca. Se lo tieni ner boschetto, e ni fai mangia'
la frutta e le nocciole, cresce magro e bello tirato.
E ir prosciutto  bello duro, saporito, e sa di frutta
e di nocciole.
E costa cento euro al chilo precis Aldo depredando
l'asso con un quattro di briscola.
To',  quer che ci vle disse il Bertelloni, appoggiandosi
sulla seggiola. Siamo in crisi. Ir che vale a dire
che la forbice  larga. C' un ottanta per cento di gente
che 'un arriva a fine mese, e un venti di gente che
vle l'aragosta a colazione. Guarda, se ora come ora vi
vende' la roba bona, deve esse' bona bona, e costa' tanto.
Se  bona e basta, 'un te la compra nessuno.
Ho capito disse Alice. E quindi lei, per riqualificare
il parco, ha scelto di aprire questa collaborazione
e di iniziare un allevamento di maiali allo stato semibrado.
Come mai ha scelto il maiale maremmano?.
Il direttore guard Alice, da sopra gli occhiali.
In che senso?.
Come mai non una razza autoctona della provincia,
come il mucco pisano, o....
Il direttore sorrise, e la sua somiglianza con un essere
umano aument considerevolmente.
Be', signor vicequestore, la scelta era praticamente
obbligata. In primo luogo, io qui gestisco un parco
di natura boschiva. Noccioli, querce, pini, roverelle.
L'habitat naturale ideale per il suino. Se mi avessero
assegnato a un parco in Alto Adige, pieno di colline e
di pascoli, un allevamento di bovini sarebbe stato perfetto.
Io per devo fare i conti con la realt. Ho un ambiente
ideale per il suino, quindi non vedo perch considerare
altre ipotesi. Inoltre, pur nell'obiettivo di
mantenere la biodiversit, non mi posso dimenticare che
io non sono qui a fare della beneficenza, ma devo guardare
anche all'efficienza. Detto in altri termini, l'allevamento
per il parco deve essere una fonte di guadagno,
oltre che un esperimento scientifico.
E il maiale rende pi del mucco?.
Il direttore allarg il sorriso.
Signor vicequestore, se non mi hanno informato male
lei  laureata in fisica, oltre che in economia, vero?.
Alice guard il direttore con aria stranita. Proprio vero
che tutti i dipendenti pubblici vanno al bar. Anche
i direttori di parchi naturali, evidentemente.
Ecco, vede, il maiale  il pi efficace mezzo animale
per convertire in carne l'energia che mangia. Un
maiale trasforma in massa edibile il trentacinque per
cento delle calorie che assume. Rispetto al sei per cento
dei bovini, non  male. Un vitello deve mangiare cinque
chili di foraggio per aumentare di mezzo chilo il
proprio peso, a un maiale ne bastano due. Poi c' la questione
riproduttiva, e anche qui il maiale  superiore.
Una vacca partorisce un vitello ogni nove mesi, e ce ne
vorranno quattro o cinque perch il vitello arrivi a
duecento chili; una scrofa, invece, pu partorire da sei
a otto porcellini ogni quattro mesi. In capo a sei mesi,
ognuno di questi porcellini peser duecento chili circa.
Non c' confronto.
Per disse Aldo. E sicch piano piano stanno diventando
tutti allevatori di maiali, via.
Conviene ammise il Bertelloni, annusando l'amaro.
Ma mica solo per la roba di lusso. Anche l'allevamenti
industriali li stanno riconvertendo. Da bovini passan
tutti a suini, piano piano. Perch ir maiale  onnivoro.
Ir maiale mangia di tutto. Cosa ni dai, butta gi.
Rende.  la bestia che rende di pi.
Ho capito replic Ampelio. Ma allora a questo
modo la ciccia far onco. Lo dicevi te che ir maiale ti
rid quer che ni dai. Se ni dai l'olio de' motori, ir prosciutto
sa di spinterogeno.
See, i prosciutti.... Il Bertelloni ridacchi.
Questi son maiali da battaglia. Ci fanno i mescoloni.
Sarcicce, porpette, ciccioli, di tutto. Pancetta, di
vlia che va nelle robe precotte. Cosa credi, che nelle
buste di pasta surgelata da scarda' in padella ci mettano
ir Patallegra? E ci mettano ma questa roba vi.
Te l'ho detto,  crisi. La forbice  larga. O vendi la
roba bona bona, o vendi i troiai. Questa gente vi fa
i troiai. Ner parco volevano fa' la roba bona. Allo stato
brado, a mangia' le ghiande.
Scusa, eh, ma se le metti allo stato brado poi come
le ripigli?.
Ma 'un le mandano ma a razzola' in tutto ir parco
chiar il macellaio. Stato brado vor d che c''r
bosco, no che le liberano cor paracadute. Le portavano
in una zona fatta apposta, ar Noccioleto.
Ma dove? Dove ci fu l'incendio doloso?.
Il che, da parte di Ampelio, era un po' come centrare
una piscina con un sasso da dieci metri, visto che negli
ultimi trent'anni gli incendi dolosi da queste parti
sono stati circa una trentina, uno per ogni estate.
Proprio conferm il Bertelloni.
Alla grazia! Tutto dall'artra parte der parco.
S, ma era la zona ideale spieg il direttore, mentre
Alice lo guardava fisso. Qualche anno dopo l'incendio,
l'appezzamento venne piantumato ex novo con
noccioli giovani, e per evitare che i cinghiali ne facessero
strage l'intera zona venne circondata con un recinto
elettrificato. Una zona boschiva recintata perfetta
come habitat per i suini. Non potevamo cercare di
meglio. C' qualcosa che non va, signor vicequestore?.
Presumibilmente, con quella domanda, il direttore
si riferiva allo sguardo pallato di Alice. Sguardo che
la ragazza aveva messo su piano piano, rendendosi conto
con stupore che si trovava di fronte a un funzionario
pubblico onesto, appassionato e apparentemente
competente.
No, no. Solo, pensavo... disse Alice, prendendo
tempo. Cinghiali, mi diceva. Il che, in una struttura
come questa, significa bracconieri, no?.
Il direttore croll il capo, con seriet.
Abbiamo questo problema, s.
Mi hanno detto anche che la precedente gestione
del parco prendeva la cosa molto sottogamba.
Per usare un eufemismo rispose il direttore. Stiamo
tentando di rimettere le cose a posto. Purtroppo il
parco  vasto, gli effettivi sono pochi. Ho riorganizzato
i turni di guardia, introducendo anche le ronde notturne,
che i miei predecessori ritenevano inutili. Facciamo
largo reclutamento di volontari, spesso inesperti
e disarmati, ma comunque presenti. Insomma, con
le risorse che ho, faccio quello che posso. Il direttore
guard Alice. Lei sta pensando a una vendetta.
Non era una domanda, e Alice non fece finta che lo
fosse.
Ne ha tutte le caratteristiche. Non si uccidono dei
maiali per ereditare i loro beni. E pensabile che questo
avvelenamento sia uno sgarro da parte di qualcuno
di questi bracconieri, secondo lei?.
No.
Deciso, e secco.
Come mai cos sicuro?.
De', figurati se un bracconiere si prende la briga
d'ammazza' venti maiali spieg il Bertelloni, sprezzante.
Io lo so, come ragiona un bracconiere.
Me l'immagino, che tu lo sappia sottoline Ampelio.
Ciai ir cinghiale a giugno. E tu sentissi com'
morbido, pare appena nato.
Tutta roba congelata gliss il Bertelloni. E comunque,
gente di questo genere 'un si prende ir disturbo
d'entra' in un parco e avvelena' venti maiali per fatti
uno spregio. Casomai te ne frega un paio, e se li fa in
gratella. In primo luogo, se proprio ti vole fa' un danno,
ti taglia le gomme der fristrada.
Perch, al parco hanno anche i fuoristrada in dotazione?.
Come no conferm il macellaio. Oddio, fristrada...
Son du' trabiccoli indiani, di velli che te li regalan
colle patatine. Verde militare, ma tarmente sudici
che se li lavi capace viene fri che son bianchi, e che
in realt son du' Panda.
Pol'esse. E in secondo luogo?.
In secondo luogo... il direttore prese fiato ... chi
ha fatto questa cosa conosceva bene lo stabulario. Sapeva
dove era il pastone e dove erano le mangiatoie,
tenendo conto che si  introdotto di notte ed ha lavorato
al buio, sotto la pioggia. Condizioni proibitive per
qualcuno che non fosse pi che pratico.
Capisco. Stando cos le cose, devo chiederle se recentemente....
Ho licenziato qualcuno? No, licenziato no. Ma....
Ma?.
Ma non ho rinnovato un contratto. Un contratto
di un lavoratore precario, che stava con noi da quattro
anni.
E cosa faceva, questo precario?.
Era...  un veterinario.
E conosceva bene la zona delle stalle.
Direi.  la stessa persona che ha messo in opera lo
stabulario, che ha individuato la razza ideale per il
procedimento di riqualificazione.
E che ha avuto anche l'idea della riqualificazione
stessa, magari? chiese Alice, in tono apparentemente
sereno.
Esattamente. Il direttore tossicchi. Credo che
lei capisca che la cosa ha delle implicazioni che non possono
essere trascurate.
Entusiasta, certo. Onesto, forse. Competente, ho dei
dubbi. Invece che tu sia un autentico stronzo, caro il mio
dottor Marcello Falaschi, comincio a esserne certa.
Vabb, fai presto a dire stronzo. Questo ha un parco
da gestire. Se non ha i soldi per pagarlo, il precario,
cosa deve fare? Adottarlo?.
Sdraiato sul divano, in divisa da Grande Invalido (pigiama,
vestaglia, coperta, ciabattoni coibentati in fibra
di pile), Massimo inizi una complessa manovra per alzarsi.
Alice, smettendo di mescolare il risotto, lo ferm
alzando il mestolo. Del resto, dai fornelli al salotto c'erano
circa ottantasei centimetri.
Te dove vai? Stai fermo l, che te lo porto a domicilio.
Mangiare sul divano  da malati.
Infatti sei malato not Alice, citando monsieur de
La Palice. Ti piace al dente, il risotto alla parmigiana?.
Veramente, a me il risotto alla parmigiana fa senso
a qualsiasi grado di cottura. E roba da ospedale.
Benissimo. Allora, mettiamola cos: preferisci la
versione dell'ospedale o quella dell'obitorio? Nel
senso, ti fa meno schifo al dente o scotto che pare
morto?.
Detta cos, forse non conveniva rispondere. Mentre
afferrava un pezzone di parmigiano e cominciava a
grattugiare, tentando di conferire una parvenza di sapore
allo stupido e insipido cereale, Alice riprese la domanda
originaria:
Io dico solo che  il classico comportamento da strutturato
nella cosa pubblica. Prendi un giovane, capace, entusiasta,
gli fai buttare gi un progetto, lo fai lavorare come
un negro, e poi alla fine quando  tutto pronto e il
frutto delle sue fatiche sta per cominciare a rendere qualcosa,
guarda caso gli  scaduto il contratto. E fondi per
rinnovarlo non ce ne sono. Per per il mio gigastipendio
da dirigente siderale continuano ad esserci. E tutto sommato
me li merito, guarda l che progettino ho messo su.
Guarda, non sto dicendo che 'sto poveraccio se lo
meriti. Sto dicendo che bisogna anche fare i conti con
la realt. Allora, posto che l'ipotesi che un dirigente pubblico,
o se  per quello anche privato, si autoriduca lo
stipendio per questioni etiche  pi difficile che organizzare
una sagra della porchetta a Gerusalemme, se questo
non ha fondi non ha fondi. Punto.
Alice veleggi dalla cucina al divano con in mano due
piattoni fumanti, che, nonostante quello che pensava
Massimo, dall'aspetto promettevano bene.
Lo so, lo so disse Alice passandogli uno dei due
piatti, gi munito di forchetta.  che ci sei passato
anche te, da tutta questa trafila. Sei giovane e lavori
per entusiasmo. E per due soldi. Poi piano piano l'entusiasmo
ti passa. Magari ti vuoi sposare, avere dei figli,
comprare una casa.
Alice si mise in bocca una forchettata senza troppa
voglia. Massimo, sempre coerente, dopo aver annusato
il piatto senza troppa attenzione all'etichetta prese
una forchettatina e assaggi con curiosa cautela.
Alla forchettatina segu una forchettatona, circa sei
secondi dopo. Dopo altri dieci secondi riapr bocca, stavolta
per parlare:
Insomma, si diceva che sei andata da questo tizio
e l'hai interrogato.
Hm-hm.
E ti  venuto il malessere.
A manetta.
Per come  messo da un punto di vista lavorativo
o perch ti tocca arrestarlo per suinicidio plurimo aggravato?.
Alice, dopo aver smaltito la prima forchettata, ne prese
una seconda lentamente.
Pi che altro, perch ho capito una volta di pi che
sono pi tutelati i maiali, certi maiali almeno, degli esseri
umani. L'unica specie non protetta alla fin fine siamo
noi.
Capisco. Un crimine a sfondo classista, quindi. Eliminazione
dei porci capitalisti da parte del popolo lavoratore.
In fondo  quasi un reato d'opinione.
Io, per certe opinioni, l'arresto lo eseguirei volentieri.
No, a parte gli scherzi, questo tizio in realt mi
sembra uno parecchio positivo. Ciomp. Punto primo,
non ha fatto nessuna recriminazione. Mi ha detto
che il direttore lo aveva avvertito che i fondi del
parco erano pochi e che il parco non poteva pi permettersi
due veterinari stabili pi un precario. Per cui,
quando il contratto non gli  stato rinnovato, non si
 sorpreso per niente. Tanto pi, e questo  il punto
secondo, che gi due settimane dopo la scadenza
del contratto aveva trovato un altro posto, all'ippodromo,
come aiuto veterinario al controllo antidoping.
Un anno di contratto, per carit di Dio, non sia mai
che qualcuno ti assuma in pianta stabile. Per, meglio
che nulla.
Be', bene, no? rispose Massimo, dopo aver deglutito
un aggregato di risotto delle dimensioni di un
mouse. Quindi, si pu escludere che ti girino perch
hai dovuto sorbirti una storia lacrimevole. Ti dispiacerebbe
arrestarlo, allora, se capisco bene?.
Parecchio assent Alice con il capo, lentamente.
Perch sono convinta al mille per mille che questo tizio
non c'entra nulla.
Senti, ormai faccio questo lavoro da qualche anno.
Se c' una cosa che ho imparato,  che i crimini sono
coerenti con le persone che li commettono. Chiunque
di noi pu commettere un reato, di qualsiasi tipo. Anche
l'omicidio. Ma c' modo e modo.
Massimo annus, inser e mastic, sempre annuendo.
Intendi che il ragazzo non sarebbe in grado di uccidere
a sangue freddo, in modo premeditato?.
Alice, ruminando e rimuginando, fece cenno di no
con la testa.
Un uomo, non lo so. Un maiale, no di sicuro disse,
dopo aver buttato gi. Stiamo parlando di un veterinario,
per di pi vegetariano. Questo parlava di 'sti
maiali come se fossero figli suoi. Li chiamava per nome.
Ho capito. Comunque, vegano o mangiatore di carne
cruda che sia, un alibi te l'ha fornito, oppure ti ha
detto che era solo in casa a ingozzarsi di tofu davanti
alla televisione sicuramente sintonizzata su di un documentario
sugli ungulati?.
S, c' anche quello rispose Alice, controvoglia. Pare
che il tipo fosse a cena a casa di amici e dopo a letto
con la sua ragazza. Ho gi fatto un paio di telefonate,
le versioni collimano.
Ah, c' anche quello ridacchi Massimo. Certo,
la tua impressione conta di pi.
Era semplicemente incoerente, tutto l.
A volte le persone sono incoerenti.
Con quello che dicono, non con la loro natura. Alice
indic il piatto di risotto, da cui Massimo stava grattando
via gli ultimi chicchi. Te, per esempio, sei una
pattumiera. Per cui, anche se hai la febbre a quarantasei
e una ti cucina una cosa che, parole tue, ti fa senso,
non lasci prigionieri.
Una a caso, no. Una in particolare, magari, s.
Seguirono tenerezze, su cui ci sembra signorile non
curiosare troppo.
Non vi aspettate nulla di incredibile per, Massimo
ha ancora la febbre alta.
Comunque,  un casino.
Massimo, guardando Alice, non replic. Un po' perch
era d'accordo, un po' perch aveva un termometro
in bocca. Alice, con accanto una concata di panni
appena usciti dall'asciugatrice, ragionava ad alta voce,
piegando e impilando.
Escludendo il veterinario, e dando per scontato
che sia stato un lavoratore del parco, abbiamo circa una
trentina di persone da interrogare.
Massimo mugol in modo affermativo. Alice, tirata
su dalla conca una camicia che sembrava uscita dal frullatore,
cominci a stiracchiarla.
E, soprattutto, abbiamo una domanda piuttosto
spinosa da farci. Chi dei lavoratori interni di un parco
pu avercela cos tanto con il nuovo direttore da fare
una bastardata del genere? Che cosa ti ha fatto, di
cos grave? E a me viene in mente una risposta sola.
A'nhe a 'e.
Stai buono, che se muovi quella lingua ti si alza la
temperatura. Non mi sembra che tu abbia bisogno di
aiuto. Poi di calorie, dopo che ti sei sgovonato tutto il
risotto della pentola, in corpo ne hai a sufficienza.
A'i o'dini.
Ecco, bravo. Ti dicevo, l'unica risposta che mi viene
in mente  che qualcuno dei guardaparco sia in
combutta con qualche bracconiere. Il caro dottor Falaschi
pu dire cosa vuole, ma questo non significa che
abbia ragione.
Nemmeno te disse Massimo, dopo essersi tolto di
bocca il termometro.
In che senso?.
Mi sembra che tu dia per scontato che si tratti di
una vendetta.
Sai, a meno di non voler ipotizzare una azione terroristica
da parte dei macellai del golfo del Tirreno,
capeggiati dal tuo amico Bertelloni, non riesco a vedere
altra spiegazione. E l'ipotesi che sia stato il
Bertelloni non regge, qualcuno lo avrebbe sentito
chiacchierare di sicuro.
Primo, non sono responsabile di chi mi entra nel bar.
Il mio  un pubblico esercizio e ci pu entrare chi vuole,
il nome che hai appena fatto lo dimostra. Secondo,
il fatto che tu non veda una diversa spiegazione non
significa che non ci sia.
No, per carit. A te viene in mente qualcos'altro?.
Mi viene in mente che chi ha ucciso i maiali non
volesse vendicarsi. Semplicemente, voleva davvero uccidere
i maiali.
Dammi un po' quel coso disse Alice, tendendo la
mano verso il termometro. Ah, ecco. Trentotto e nove.
Ora mi torna.
Scusa, prova a pensarci disse Massimo, senza raccogliere
la provocazione. Perch per vendicarti devi
entrare ben all'interno del parco, in un punto difficile
da raggiungere, invece di fare qualcos'altro di pi facile?
Ti sembra plausibile?.
No, lo so,  tirata per i capelli ammise Alice. Te
l'ho detto,  l'unica cosa che mi  venuta in mente. Ma
mi sembra pi probabile dell'alternativa. Perch uccidere
venti maiali, se non per vendetta?.
Bene. Sei sulla strada giusta. Prova a farti questa
domanda seriamente.
Alice guard Massimo, il quale tent di mettere insieme
il suo sguardo pi convincente per far capire alla
ragazza che il suo intento era maieutico, e non provocatorio.
Bene disse Alice, con voce da scolaretta. Tema:
Perch si uccide? Svolgimento: Di solito, quando decidi
razionalmente di togliere i sentimenti a un essere
vivente lo fai per due motivi. O vuoi trarre vantaggio
dalla scomparsa del de cuius, oppure vuoi impedire uno
svantaggio che ti deriverebbe dal fatto che il soggetto
da stempiare resti in vita. Ora, come spiegavo al direttore,
non si pu ereditare da un maiale.
Ergo, resta la seconda possibilit. Impedire che il
gruppo di suini faccia qualcosa che ti reca danno. Allora,
mi chiedo: cosa avrebbe mai potuto fare una ventina
di maiali in uno stabulario, per recare danno a
qualcuno?.
Mentre Massimo parlava, gli occhi di Alice si erano
mossi velocemente. Troppo velocemente per dare l'idea
che stesse guardando all'esterno, ma a rapidit
compatibile con quella che mostriamo quando siamo costretti
ad ammirare le prestazioni del nostro cervello.
No, nello stabulario no. Stavano per essere trasferiti
in una zona precisa. Tu sai cos' il Noccioleto?.
S,  un posto in collina, molto nell'interno.
Esatto. E una zona recintata, lontano dai sentieri
visitabili. Un posto tranquillo e isolato. Un nascondiglio
ideale.
O anche un sito perfetto per una bella coltivazione
clandestina.
Marijuana?.
Questo non lo so. Ma che sia marijuana, oppio, fucili
o cadaveri, qualcosa di interrato in quel posto c',
vai tranquilla.
... le forze dell'ordine, recatesi quindi sul luogo,
hanno scoperto una vera e propria piantagione clandestina
di papaveri da oppio. Pi di mille piante pronte
per la raccolta. Si ignora da quanto tempo la zona, lontana
da sentieri e passaggi turistici, fosse stata destinata
a tale uso criminale....
Ho capito, Rimediotti, ho capito disse Alice, acida.
E con questo?.
Il Rimediotti abbass il giornale, guardando la ragazza
con aria costernata. Non  cos, diceva il volto dell'anzianotto,
che ci si comporta con qualcuno che dimostra
i risultati di una tua brillante intuizione.
Del resto, non era l'unica stranezza che un osservatore
qualsiasi che fosse entrato al BarLume in quel momento
avrebbe potuto notare nella scena. Se l'osservatore,
pur casuale, fosse stato molto attento, avrebbe ad
esempio potuto notare come il Rimediotti stesse leggendo
un quotidiano di due settimane prima, ripescato
con diligenza dal vegliardo stesso dalla cassa in cui
Massimo conservava i giornali vecchi prima di portarlia casa, per metterli nella cesta accanto al camino.
To', signorina, era giusto per dimostrarle che 'un
era un'idea cos bislacca disse il pensionato, battendo
il dorso della mano nodosa sulla pagina aperta. La
stessa cosa che penzava lei  successa ner grossetano un
paio di settimane fa. Vor d che 'un era penzata troppo
male, no?.
S, Gino. La ringrazio del pensiero. Purtroppo, vede,
in questi casi non danno un premio per l'impegno
dimostrato o per la brillantezza e la cogenza della soluzione
proposta. Se ci becchi sei brava, se non ci becchi
devi ricominciare, per nel frattempo hai perso tempo
prezioso.
S, ma  sicura che 'un ci fosse nulla nulla? chiese
Ampelio, in tono premuroso.
La commissaria, con un sorriso di pura educazione,
prese dalle mani di Aldo una seconda tazzona di cappuccino.
La prima, corroborata da una sfoglia mela e
cannella, era stata immessa nella stiva da appena dieci
minuti, ma quella mattina ci voleva il rinforzo.
Ampelio, guardi, ci siamo stati tutta la giornata. Prima
con i cani antidroga....
Scusi, signorina interruppe il Rimediotti ma 
vero che per addestra' i cani antidroga prima li devano
droga', cos diventano dipendenti e la trovan
meglio?.
Ma nemmeno per idea tronc Alice, nervosa. 
tutta una tecnica di addestramento che si basa sul gioco.
Secondo lei i cani antiesplosivo come li addestrano,
gli danno da mangiare i petardi? Insomma, primo,
cani antidroga. E non abbiamo trovato un beneamato.
Poi con un cane addestrato apposta per cercare i cadaveri.
Ah, esistano i cani per cerca' i cadaveri? not Pilade,
ridacchiando. Perlamordiddio, signorina, 'un ci
spieghi come viene addestrato.
Alice, dopo aver guardato male l'isotropo pensionato,
continu:
E anche l, abbiamo perlustrato tutta la zona recintata.
Risultato, nulla. Alla fine, ci siamo messi a cercare
se per caso trovavamo armi o cose del genere.
Perch, esistano anche i cani per cercare i fucili? O
come l'addestrano, gli fanno sniffa' la limatura di ferro?.
Esistono i metal detector chiar Alice, sempre meno
propensa a cogliere il lato umoristico della situazione,
a giudicare dal tono di voce.
E 'un avete trovato nulla chios Ampelio, in tono
malizioso.
Perch, lei sa che avremmo dovuto trovare qualcosa?.
Eh, oddio... disse Aldo, guardando Ampelio con
complicit.
A essere presa per il culo da un maschio Alice, in quanto
femmina e carina, ci si era dovuta abituare. Ma quattro,
di cui uno mezzo rincoglionito, no, eh.
Signori, se non la smettete di fare gli stronzi io vi
porto in questura e vi organizzo un interrogatorio medievale.
Ma via, signorina, 'un se la pigli cos disse Pilade,
con tono dolce. Il fatto  che lei vien dall'Elba,
certe cose come fa a sapelle?.
In che senso?.
Via, signorina. Si sta parlando di qualcosa di nascosto
in un posto che si chiama Noccioleto, dove qualcuno
non vuole che ci vadano dei maiali. Proprio non
le viene nulla in mente?.
In condizioni di maggiore lucidit, se non avesse
passato la notte accanto a un neofidanzato con la febbre
alta che vomitava una betoniera di risotto, probabilmente
ad Alice si sarebbero collegate le sinapsi, e
avrebbe visto la luce. Quella mattina no, disse lo sguardo
della commissaria, spersa.
Vede, signorina, avete usato cani per la droga, cani
per i morti e cani per le spingarde. Bastava usare il
cane giusto, e aveva fatto.
Ad Alice si allargarono gli occhi.
Ma, visto che non ci volevano portare i maiali insist
Ampelio, bonariamente perch gi che c'era 'un
c' andata con un ber maiale ar guinzaglio?.
Stavolta, alla ragazza si allarg anche il sorriso.
E dove lo trovo, io, secondo lei, un maiale da portare
al guinzaglio?.
In quel preciso momento, si apr la porta a vetri.
Si ple? disse una voce allenata.
Vieni, vieni, Bertelloni, ci mancavi solo te.
L'imminente trasferimento dei prestigiosi suini
nella zona del Noccioleto, quindi, avrebbe rovinato il
raccolto previsto per l'autunno e causato ai quattro -
Tommaso Landini, agronomo, Giacomo Pescatore,
guardia forestale, Cosimo Bertinacci e Gianluca Ghelardoni,
guardaparco - una sicura denuncia per sfruttamento
abusivo di risorse pubbliche. Per evitare conseguenze
legali e pecuniarie, il Ghelardoni - che accusa
gli altri di averlo incitato, circostanza che i suoi presunti
complici negano - avrebbe deciso di eliminare gli
animali.
La zona del Noccioleto, infatti, era una tartufaia abusiva
da tempo: da almeno dieci anni, epoca in cui l'appezzamento
era stato piantumato a noccioli in seguito
all'incendio doloso verificatosi anni prima. Gli indagati,
approfittando del fatto che tra le loro mansioni rientrava
la scelta e il ritiro delle piante per la riqualificazione,
dopo aver consigliato per motivi economici l'acquisto
di piante giovani, si procurarono presso un vivaio
specializzato delle particolari piante di nocciolo le cui radici
erano state opportunamente modificate per favorire
la crescita del tartufo, impiantando cos una vera e propria
coltivazione abusiva del pregiato tubero.
Tartufi coltivati?. Ampelio si appoggi sulla seggiolina.
Ma si ple?.
To', guarda, lo spiegano ui nell'intervista. Tartufi
coltivati? Si pu, ma ci vuole pazienza. Parla il professor
Bruno Bertolatto: con il terreno adeguato, si possono
ottenere ottimi risultati. Il Rimediotti, dopo aver
compitato con diligenza titolo e sottotitolo, pass eroicamente
ad affrontare il resto dell'articolo. Il primo
passo per ottenere una tartufaia  ovviamente l'interramento
di piante le cui radici siano state trattate con
un procedimento detto di micorrizzazione, dal greco mico,
fungo, e riza, radice, tramite il quale si d inizio alla
simbiosi tra il tartufo e l'albero: il tartufo infatti, nonostante
il nome latino tuber, non  affatto un tubero,
bens un fungo simbionte, per la precisione un ascomiceta.
Da questa micorrizzazione si produrranno delle ife,
le quali andranno ad assorbire i nutrienti del terreno e
sulle quali cresceranno, nella stagione finale del ciclo biologico,
i corpi fruttiferi. Sicuramente, la scelta della pianta
 importante: in questo caso, il nocciolo  una delle
piante ideali per l'innesto della micorriza. Ma anche la
pazienza  fondamentale: per ottenere i primi frutti occorre
attendere almeno cinque anni. Impiantare una tartufaia
pu essere un ottimo investimento, a patto di avere
tempo a sufficienza.
De', tempo a sufficienza questi ce n'avevano comment
Ampelio. Se 'un ce l'hanno li statali, chi ce lo
deve ave'?.
Ora, Ampelio, avresti anche rotto i coglioni fece
notare Pilade, pi delicatamente che poteva. Anche
te eri uno statale, sai, bello. Facevi ir capostazione, mica
l'architetto.
Io? Io ho sempre fatto ir mio! E 'un ho mai sfruttato
nulla, sai se la prese il vegliardo, puntando il bastone
verso Pilade. 'Un  che mi sono mai portato a
casa un treno! Invece questi usavano la roba dello Stato
per i loro interessi.
Hai ragione approv Pilade, con pretesa seriet.
Avrebbero dovuto proporre l'idea ar direttore der parco.
Cos ir parco ci guadagnava, e loro avrebbero avuto
un bell'aumento. Ma di lavoro, no di stipendio.
Dovrebbero ringrazia' che ce l'hanno, il lavoro ribatt
Ampelio. Vedrai, se ir parco lo mandi in malora,
prima o poi 'un ce l'hai pi. Ma tanto siamo in Italia,
ir fiume  mio e der fosso si fa a mezzo. Poi un giorno
ir fiume si prosciuga, e sei der gatto. Finch c' la
gente che  convinta che la roba pubblica  roba sua,
s'andr sempre cos. Anzi, peggio.
Eccolo, lui rispose Pilade, senza scomporsi. Ascorta,
Savonarola, che ci sian degli statali che sfruttano ir
posto  fuor di dubbio. Per, dimmi un po' una cosa:
questi tartufi ui, i guardaparco li mangiavan tutti loro?.
No, de' disse Ampelio. Che discorzi, li vendevano.
Ce lo raccontava Ardo, che hanno provato a vendili
anche a lui.
Eccoci disse Pilade. Li vendevano. Te, Ardo, l'hai
mai comprati?.
Ma nemmeno per idea neg Aldo, a braccia conserte.
Io la roba di cui non conosco la provenienza non
la tocco nemmeno con la canna da pesca. Io ho il mio
tartufaio, e compro da lui.
Bravo, sette pi rispose Pilade. E se vai in giro
a chiede', tranquillo che oggi non ne trovi nessuno che
li comprava. Per se lo chiedevi ieri, vedrai ne trovavi
parecchi. Anche ristoratori, Aldo?.
Soprattutto ristoratori conferm Aldo.
Pilade tir un filo immaginario fra il pollice e l'indice,
grassocci entrambi.
Tutti bni a lamentassi di quelli che prendono l'iniziativa
riprese, sporgendosi in avanti. Per poi, a
compra' la roba sottobanco, a paga' l'idraulico senza
ricevuta, siamo in tanti. Io lo faccio, e lo ammetto. Per
io son d'un artro secolo. Finch 'un ci si mette in testa
che quarcuno deve smettella, ci son tanti sordi che
lo Stato non li vedr mai.
E chi dovrebbe smette'? chiese Ampelio. I disonesti,
ber mi' Pilade, ci son sempre stati, e ci saranno
sempre.
Lo so rispose Pilade, sbuffando. Io spero ancora
che l'onesti sian di pi.
In quel momento, si apr la porta a vetri.
Si ple? disse la voce del Bertelloni.
Si pole s rispose Ampelio. Visto, Pilade?.
Cambiamo discorzo, vai,  meglio.
Era passata una mezz'oretta, dentro il BarLume. Il
caso era stato eviscerato, disossato e sfilettato in ogni
suo aspetto, con un contributo del Bertelloni non trascurabile.
Fu Pilade, mentre prendeva il mazzo di carte,
a cambiare argomento.
Ascolta, Bertelloni, me la spieghi una cosa?.
Volentieri disse il Bertelloni, con sincerit.
Te dicevi l'altro giorno che il maiale  l'animale che
rende di pi. E va bene. Pilade allarg le mani. Ma
allora, perch c' dei popoli che non lo mangiano? O,
per l'ebrei e i mussulmani il maiale  tab. E dietro i
tab della religione c' sempre de' motivi pratici.
Perch per loro  immondo spieg Aldo. Avevano
paura della diffusione delle malattie, probabilmente.
La bocca del maiale  sudicia come i suoi escrementi,
diceva Mos Maimonide nella Guida dei perplessi.
Sapeva una sega Mos Maimonide, l disse il Bertelloni,
con l'usuale lievit di modi e termini. Dumila
anni fa 'un lo sapevano mica, che il sudicio porta le
malattie. Ci siamo arrivati centocinquant'anni fa.
E allora spiegaci come mai, maestro disse Aldo, con
sarcasmo. Non sapevano pesare il mangime?.
Dipende da che mangime dici rispose il Bertelloni.
I maiali mangiano di tutto,  vero. Ma l'erba no.
Il fieno no. Sono i ruminanti che mangiano l'erba. I
bovini, e gli ovini. E i cammelli. I maiali sono come l'omini.
Pilade, mi sa che guarda te comment Ampelio.
Ner senso che i maiali l'erba non la digeriscano, brodo
rispose Pilade, facendo cigolare la seggiolina.
Bravo approv il Bertelloni. Il maiale mangia
frumento. Mangia granaglie. Mangia legumi. Mangia
roba che mangiano anche l'omini. Perch mai dovrei
dare il mio cibo ar maiale?.
...
.
...
FINE.